L’Istituto autonomo Musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa custodisce un patrimonio culturale che traccia la storia del Vulture dall’età paleolitica alle civiltà preromane, dalla Venusia romana fino ai castelli medievali.

Il Museo Archeologico Nazionale “Massimo Pallottino”

Ospitato nel suggestivo Castello di Melfi, il museo conserva e valorizza l’importante documentazione archeologica del territorio del Vulture-Melfese. Il percorso espositivo, suddiviso nelle sezioni classica, medievale e post-medievale, comprende manufatti ceramici delle popolazioni italiche, tra cui Nord-Lucani e Dauni, oltre alle ceramiche greche e magnogreche e alle particolari produzioni provenienti da Canosa, riconoscibili per le forme e i decori originali.

Museo “Massimo Pallottino”. Sarcofago di Rapolla. Dettaglio del coperchio / Pedicini Fotografi

Di grande rilievo è la collezione dei reperti preromani in bronzo e ferro, armi e strumenti di guerra come elmi, armature e carri da parata, molti provenienti dal mondo greco ed etrusco. Opera identitaria del museo è il Sarcofago di Rapolla, capolavoro in marmo di età imperiale romana.

Castello di Melfi. Panoramica da Est / foto Vincenzo Fundone

Il Museo Archeologico Nazionale “Mario Torelli” di Venosa

Il Museo è situato nei camminamenti seminterrati del Castello di Pirro del Balzo, vanta un allestimento multimediale e immersivo rinnovato nel 2021, con touch-screen, animazioni virtuali e tre suggestivi videomapping.

Museo Archeologico Nazionale “Mario Torelli” di Venosa. Testa marmorea di Diadumeno da Venosa (fine I sec. d.C.) / foto Daniele Biffino

Il percorso espositivo si articola in sei sezioni, dedicate alla storia di Venosa, patria del poeta Orazio, e del suo territorio, ricostruendone le vicende dalla fase preromana fino al Rinascimento. Il nucleo principale dell'esposizione è dedicato all'età romana, dalla fondazione della colonia latina nel 291 a.C. all'età tardoantica, e comprende reperti di straordinario rilievo, tra cui i cippi dell'Auguraculum di Banzi, la Tabula Osca Bantina e la testa marmorea del Diadumeno, databile alla fine del I secolo d.C.

Museo Archeologico Nazionale “Mario Torelli” di Venosa. Auguraculum da Banzi (inizi I sec. a.C.) / foto Pedicini

Il Parco Archeologico di Venosa

Il Parco Archeologico di Venosa conserva le testimonianze di un'occupazione ininterrotta dall'età repubblicana al Medioevo. A dominare il complesso è la maestosa Chiesa Incompiuta, monumentale ampliamento dell'Abbazia della Santissima Trinità, avviato dai Benedettini nell'XI secolo e rimasto incompiuto, oggi uno dei simboli più riconoscibili della città e del suo straordinario patrimonio storico-archeologico.

Parco Archeologico di Venosa, Chiesa Incompiuta e c.d. Battistero Paleocristiano (fine V-inizio VI sec. d.C.) / foto Antonio Bruscella

Nel Parco Archeologico sono conservati i resti dell'antica città romana, con botteghe e domus ad atrio. Di particolare pregio è il complesso termale (I-II secolo d.C.), il cui frigidarium conserva uno splendido pavimento musivo in bianco e nero decorato con figure di creature marine. Completano il percorso di visita i resti dell'Anfiteatro romano e il Battistero paleocristiano del VI secolo d.C., caratterizzato dalla presenza di due vasche battesimali, preziosa testimonianza della diffusione del cristianesimo nella città.

Parco Archeologico di Venosa, Anfiteatro romano (I sec.d.C.) / foto Antonio Bruscella

Il Castello di Lagopesole

Il castello risale alla metà del XIII secolo per volere di Federico II di Svevia e poi del figlio Manfredi e di Carlo I d’Angiò. È tra gli edifici medievali più grandi dell'Italia meridionale. Menzionato nelle fonti come domus, era una residenza utilizzata dai sovrani per lunghi soggiorni estivi dedicati alla caccia e allo svago.

Castello di Lagopesole. Facciata Ovest e ingresso / foto Erminia Lapadula

La struttura, a pianta rettangolare con torri quadrangolari, si articola intorno a due cortili: quello minore ospita un’imponente torre isolata, mentre il maggiore accoglie la splendida Cappella Palatina. Questo straordinario passato rivive anche attraverso l’esposizione dei reperti archeologici medievali rinvenuti nel castello.