Ottocento anni fa, la sera del 3 ottobre 1226 alla Porziuncola, moriva Francesco d’Assisi. Quest’anno ricorre dunque un anniversario che riporta il 4 ottobre a essere festa nazionale in Italia (era stata abolita nel 1977) e che sta già mobilitando migliaia di pellegrini. Perché se c’è un modo per avvicinarsi al Poverello, è camminare dove lui ha camminato e visitare i luoghi che ha abitato: i crinali dell’Appennino, i boschi del Casentino, eremi sperduti e borghi medievali. Un invito al viaggio che viene colto anche da iniziative dedicate alla valorizzazione territoriale.
A questo grande evento di fede e cultura, si legano infatti i percorsi tematici ideati da Touring Club Italiano nell’ambito del progetto “Wonders. Scopri l’Italia delle meraviglie” di Autostrade per l’Italia, promossi sul sito wonders.it e, in occasione di questo importante anniversario, anche su autostrade.it. Sono itinerari studiati per guidare anche il viaggiatore meno esperto alla scoperta dei luoghi francescani più carichi di suggestione.

Francesco d'Assisi: storia di una conversione
Giovanni di Bernardone, poi Francesco, nasce ad Assisi il 1181 (altre fonti dicono l’anno dopo), figlio di un ricco mercante di stoffe. La sua gioventù è segnata da sogni di gloria cavalleresca, ambizioni bruscamente interrotte dalla guerra contro Perugia e dalla prigionia tra il 1202 e il 1203. Questo periodo di crisi fisica e spirituale è il catalizzatore di una rottura radicale che culmina nel 1206, quando, davanti al Vescovo di Assisi e al padre furibondo, si spoglia pubblicamente di ogni bene e vestito per abbracciare la povertà. Con questo gesto Francesco non si contrappone a Roma, ma chiede a Papa Innocenzo III di riconoscere il suo stile di vita. Nel 1209 ottiene l’approvazione: nasce l’Ordine dei Frati Minori. La sua non è una fuga dal mondo ma un abitarlo diversamente. Cammina scalzo o in sandali su strade fangose o sconnesse, cerca rifugio in luoghi marginali - lebbrosari, grotte, foreste. Parla agli uccelli, chiama fratello il lupo di Gubbio che terrorizza la città e lo convince a un patto di pace con gli abitanti. Nel 1223, a Greccio, organizza la prima rappresentazione della natività, dando vita alla tradizione del presepe. Nel 1224, ritirato alla Verna per quaranta giorni di digiuno e preghiera, riceve le stimmate ed è qui che compone il Cantico delle Creature, un inno che esprime il suo amore universale per il creato. Muore due anni dopo, la sera del 3 ottobre 1226, alla Porziuncola. Ha 45 anni. Nel 1228 è già santo.
Il suo messaggio, spogliato della retorica, resta attuale: la pienezza non sta nell’accumulo ma nell’essenziale, non nel possesso ma nella relazione con il creato e con l’altro.
Sulle tracce del Santo: la Via di Francesco
Ci sono cammini nati dalla necessità: rotte commerciali, strade militari, vie di fuga. E poi c’è la Via di Francesco, tracciato più recente che risponde a un’urgenza diversa: ricucire sull’Italia centrale i luoghi di un uomo che oltre ottocento anni fa ha scelto la povertà come strada verso l’essenziale. Non un percorso storico nel senso stretto, ma una mappa spirituale che unisce eremi, santuari e borghi dove Francesco ha vissuto, pregato, predicato. Poco meno di 500 chilometri, divisi in due direttrici che convergono su Assisi. La Via del Nord parte dal Santuario della Verna, in Toscana, dove nel 1224 Francesco avrebbe ricevuto le stimmate. La Via del Sud risale invece da Roma, attraversando valli e piccoli centri. Due percorsi, una meta comune: la città che custodisce le spoglie del santo, epicentro del movimento francescano.
In alternativa all’intero cammino si possono visitare eremi, santuari e boschi francescani di Toscana, Umbria e Lazio un passo per volta.

Le rotte toscane di San Francesco: da Cortona al misticismo della Verna
Il messaggio di Francesco giunse presto nella ricca e stratificata Cortona, dove gli ori etruschi convivono con la spiritualità francescana. Sulle pendici del monte Sant’Egidio, appena fuori le antiche mura, Francesco fondò l'eremo Le Celle (per tradizione il primo convento voluto dal Santo) e con l'edificazione della chiesa dedicata a lui per volontà di frate Elia, la città divenne un luogo del silenzio e della riflessione.
La geografia francescana si estende poi verso Montecasale, nascosto tra lecci e querce della Riserva dell'Alpe della Luna. Francesco amava la rude bellezza di queste caverne, ferite della montagna che lo avvicinavano alle sofferenze di Cristo. Qui curò i lebbrosi, qui convertì tre ladroni. I quattro frati cappuccini che ancora abitano il convento custodiscono ancora quelle memorie. Il percorso culmina al Santuario della Verna, costruito su una vetta calcarea avvolta dalla vegetazione e dove Francesco trascorreva lunghi ritiri in compagnia degli uccelli. È qui che il Santo ricevette le stimmate, nel 1224.

Assisi, culla del francescanesimo
La città natale di Francesco, fatta di pietra rosata e della sua memoria, che si fa più viva all’interno della basilica: il “film dipinto” degli affreschi giotteschi racconta, immediato e realistico, la vicenda umana del santo. All'altro capo della città, Santa Chiara risponde in geometrie romaniche e gotiche, cittadella di fede dedicata alla prima fervente discepola francescana. Dal picco della Rocca Maggiore, fortezza trecentesca scenograficamente saldata alla Rocca Minore, si dispiega il mosaico policromo della Valle Umbra.
Infine, il Bosco di San Francesco, esteso dai piedi della basilica fino al fondovalle. Carpini, ginestre, aceri, querce cantano l'armonia tra uomo e ambiente, ardente messaggio francescano che trova eco contemporanea nel Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto: decine di ulivi riconfigurano a tre cerchi il segno matematico dell'infinito, installazione di land art che celebra l'unione tra cielo e terra.

Lazio. La Valle Santa di Francesco
Un paesaggio solitario dove le foreste sono diventate cattedrali. Quattro conventi francescani segnano il territorio della Valle Reatina come pietre miliari di una storia che iniziò qui, tra boschi di faggi e dirupi calcarei lungo il corso del Velino. A Fonte Colombo, immerso nel verde scuro della foresta, Francesco mise nero su bianco la Regola definitiva dell'ordine. Pochi chilometri più in là, arroccato tra le rocce di Greccio, sorge il santuario dove nel 1223 nacque il primo presepe vivente: pastori, animali e una grotta per raccontare la nascita di Cristo. Ai piedi dei dirupi del Terminillo, ultimo avamposto prima della montagna, c’è il romitorio di Poggio Bustone. Il cerchio si chiude al Santuario della Foresta, poco fuori Rieti.
