Nel 1357 c’erano interi continenti di cui noi qui in Europa non si immaginava l’esistenza. Il terribile Tamerlano impazzava nelle steppe dell’Asia Centrale, l’Italia non era neanche un’idea, sul soglio Pontificio sedeva Benedetto XII, quel che restava dell’Impero Romano era in mano a Ludovico di Baviera, Dante era morto da oltre 50 anni e Boccaccio scriveva il Decameron.
In quell’anno in Sudtirolo, sulla strada del passo Resia che dalla conca di Merano sale verso la Val Venosta, all’altezza di Parcines (Partschins in tedesco), sul lato destro dell’Adige, i viandanti potevano trovare una locanda aperta non si sa bene da quanto tempo. Era una stazione di posta sull’antica via Claudia Augusta, l’arteria di epoca romana che univa la valle del Po con la Baviera, passando dal Trentino e dal Tirolo. Qui commercianti e pellegrini si fermavano per il cambio di cavalli, riposavano, si rifocillavano e si scambiavano informazioni. La locanda all’epoca si chiamava Stainer, come attesta il primo documento ufficiale che ne attesta l’esistenza. 
Negli anni ha cambiato nome e proprietà, ma quella locanda esiste ancora: si chiama Hanswirt ed è di proprietà della famiglia Laimer dal XVI secolo. A pensarci quel che è davvero incredibile è che da oltre sette secoli in quel posto si offra ospitalità. Eppure basta calcare gli antichi pavimenti in legno, alcune possenti travi del soffitto, le volte a botte vicino all’ingresso, la pietra miliare del 46 d.C che racconta dell’esistenza in quel punto esatto di una strada di grande transito, o ancora l’affresco nella stube per capire che sì, è tutto vero.
Allora viene da chiedersi come siano stati alloggiati nei secoli i viandanti che qui si fermavano, che cosa gli veniva dato da mangiare – crauti, salsicce, pane nero? – dove si ritempravano – ci saranno state delle tinozze d’acqua scaldata sul fuoco o un mastello di acqua fredda per tutti ? E poi come passavano le serate che uno si immagina buie e fumose per via delle candele e dei camini, scambiandosi informazioni sulle tappe del viaggio, raccontandosi storie fantastiche, pregando? E dove dormivano, su pagliericci posati per terra, in stanze sopra le stalle?
Tutte domande che suonano assai strane se si tiene conto di quel che è diventato oggi Hanswirt, ovvero un hotel a quattro stelle di quelli che sembrano una grande casa, quasi un castello ma senza torri. Con le persiane in legno bianco rosse, una cascata di gerani sulle finestre, un blasone dipento sulla parete d'ingresso in caratteri gotici come si entrasse in un'altra era. Ma anche una grande piscina, sia coperta che scoperta, una sauna apparta, ventidue stanze grandi e lussuose, un ristorante di cucina altoatesina tradizionale ma rivisitata in chiave moderna, pur rimanendo fedele al territorio. Perché come probabilmente avveniva qualche secolo fa, ancor oggi molti dei prodotti arrivano dal maso di proprietà della famiglia Laimer: il chilometro zero in certi posti non è una mossa di marketing per seguire le mode, ma un abitudine legata all’appartenenza al territorio.
PARCINES, LUOGO IDEALE PER CAMMINARE
Già, il territorio. Perché Hanswirt si trova in un pezzetto di Alto Adige non troppo battuto, in una mezza montagna – siamo oltre i 600 metri – che non è certo vetta ma non è nemmeno più fondovalle. E infatti basta fare un giro per le tre frazioni che compongono Parcines – Parcines, Tel e Rablà – per farsi un’idea di un paese che è lambito dai fitti boschi del parco naturale del gruppo Tessa, ma è anche pieno di ordinati meleti, tutti ritti e in fila come gendarmi in attesa di essere ispezionati dal proprio superiore. Sul versante orientale della valle si può camminare seguendo il Waalweg, il sentiero che segue la roggia costruita nel XV secolo dai conti von Stachelburg per portare acqua ai frutteti che costituivano una delle ricchezze della zona. Le rogge sono ancora in uso e il sentiero che le costeggia, che parte dal centro storico di Parcines ed è lungo poco meno di 5 chilometri, la domenica mattina è particolarmente frequentato dalle famiglie del paese, questi fosse una ricognizione sui propri possedimenti. Ma chissà se poi è vero.
Quel che è certo è che se si vuole camminare intorno a Parcines le possibilità non mancano: ci sono 240 chilometri di sentieri escursionistici tracciati e manutenuti con quella cura che uno si chiede come sia possibile che sia sempre tutto così perfetto da queste parti. Ma è inutile chiederselo, meglio camminare perché ci sono possibilità per tutte le gambe: dal Waalweg che è oggettivamente una sgambata panoramica tra le betulle ai sentieri di alta quota per raggiungere le 13 vette che superano i tremila metri. Per arrivare lassù si possono sfruttare le due funivie del paese: la funivia Texel che porta sul monte Sole, a 1.544 metri d’altezza, nei fatto la porta del Parco Naturale del Tessa che qui si può scoprire seguendo l’Alta Via di Merano. Sul versante opposto la funivia Aschbach/Rio Lagundo che parte nei pressi della stazione e raggiunge il Monte Tramontana, a 1.300 d’altitudine.
I TRE MUSEI DI PARCINES
Ma se uno non avesse poi tanta voglia di camminare neanche per andare a vedere la cascata più alta di tutto l’Alto Adige – quasi centro metri – che specie in primavera è sempre uno spettacolo potente, poco male. In paese ci sono almeno tre musei assai particolari che possono soddisfare i curiosi.
Uno è il Museo delle macchine da scrivere, dedicato al suo misconosciuto inventore, Peter Mitterhofer, figlio di falegnami con una spiccata capacità di creare macchine moderne, se è vero che prima di costruire il suo prototipo di macchina da scrivere in legno, ideato nel 1864, si era dedicato a costruire strumenti musicali e una specie di xilofono di legno facilmente trasportabile. Strumento che con i suoi martelletti e corte, dovrebbe avergli dato l’idea per la sua creazione più importante: uno strumento che facilitasse il processo di scrittura. Una invenzione cui, dopo aver fatto rientro in paese dopo aver battuto l’Europa in lungo e in largo, lavorò per anni, trasformandola in una ossessione, fino a quando non riuscì a costruire un prototipo funzionante che ha tutte le caratteristiche delle macchine che conosciamo, con tanto di maiuscolo e minuscolo.
Peccato che Mitterhofer fosse un genio incompreso: pur essendo riuscito a farsi finanziare con duecento fiorini il suo lavoro, nessuno dei suoi cinque prototipi in legno sarebbe mai andato in produzione. Nel 1869 si recò a Vienna per presentare la sua invenzione ai consiglieri dell’imperatore, i quali la bocciarono in quanto ritennnero “che non sia prevedibile che l’apparecchio trovi una sua applicazione pratica”. Cinque anni dopo l’azienda statunitense Remington iniziò a produrre in serie la Sholes & Glidden, la macchina da scrivere che rivoluzionerà il mondo della scrittura. Con buona pace di Mitterhorfer che morì solo e senza fama nel 1893, non prima però di aver costruito una lavatrice in legno per alleviare le fatiche di sua moglie.
Altrettanto curioso è il Museo reale e imperiale di Bad Egart, allestito presso quelle che sono state per secoli le terme più antiche del Tirolo. Un museo per gli amanti della monarchia asburgica che si concentra nel raccontare gli anni “imperiali e reali” dei sovrani di Vienna, ovvero quelli dell’Impero austro-ungarico, tra il 1867 e il 1918. E lo fa con una ricca collezione di memorabilia, tra cui diversi oggetti personali dell’imperatrice Sissi e di Francesco Giuseppe.
C’è poi un altro museo, che si trova proprio nel granaio di Hauswirt, come a chiudere un cerchio: Mondotreno. Oltre mille metri quadrati disposti su tre piani di modellini ferroviari con 400 metri di rotaie, 40 treni circolanti e perfino una ricostruzione dell’Alto Adige in miniatura. Non poco per una collezione privata. E a quel punto, non resta che fermarsi da Hanswirt e provare l’effetto che fa soggiornare in una locanda con sette secoli di storia.
INFORMAZIONI
- Hanswirt, hanswirt.com
- Ufficio del Turismo di Parcines, qui