Il ritiro calcistico è una delle forme più singolari di turismo sportivo che esista: un viaggio non per assistere a una partita, ma per vedere la squadra prepararsi. Allenamenti, doppie sedute, qualche amichevole. Niente trofei in palio, niente tensione agonistica vera. Eppure i numeri dicono che funziona — e funziona in modo straordinario.
Se c'è un luogo che racconta meglio di tutti questo fenomeno, è proprio Dimaro Folgarida, un paesino di poco più di mille abitanti incastonato nella Val di Sole, in Trentino. Dolomiti di Brenta sullo sfondo, aria pulita, sentieri da percorrere. Un posto bellissimo, anche senza calcio.
Ma dal 2012, ogni luglio, Dimaro diventa qualcosa di diverso: la sede ufficiale del ritiro precampionato del Napoli. Quest'estate 2026 sarà la quindicesima volta consecutiva — un record assoluto nel calcio europeo. E il club partenopeo non mancherà di celebrarlo: il presidente Aurelio De Laurentiis ha già annunciato un'area espositiva con i trofei vinti e un "Village" completamente rinnovato per i tifosi, in quello che si preannuncia come il ritiro del centenario azzurro.
I numeri dell'impatto turistico sono impressionanti. Nei sedici giorni del ritiro 2024, Dimaro registrò quasi 90.000 presenze legate al Napoli — un dato che poi calò sensibilmente nel 2024 per risalire con forza nel 2025, quando la presenza degli azzurri di Antonio Conte riuscì persino a compensare le disdette generate dall'allarme orsi che aveva colpito la zona.
In poche ore, l'arrivo dei tifosi aveva neutralizzato un'emergenza turistica locale. Il Trentino nel suo complesso, sommando tutti i club che scelgono la regione per i propri ritiri, stima un impatto economico complessivo intorno agli 11 milioni di euro a stagione.
Maurizio Rossini, CEO di Trentino Marketing, lo definisce "un legame storico": «Quello tra la SSC Napoli, il Trentino e la Val di Sole è una tradizione che nel 2026 raggiunge un traguardo significativo. A partire dalla metà degli anni Ottanta, il club partenopeo ha unito più riprese la propria storia con il nostro territorio».

Castel di Sangro: il secondo atto sulle montagne d'Abruzzo
Dopo i primi calci e le foto di rito a Dimaro, il club si sposta a Castel di Sangro, in Abruzzo, per la seconda fase della preparazione. E anche lì, il fenomeno si replica con numeri ancora più sorprendenti.
Nel 2025, i sedici giorni di ritiro degli azzurri a Castel di Sangro hanno portato oltre 200.000 presenze complessive, superando il già straordinario dato del 2023 (140.000 presenze, anno del terzo scudetto con Spalletti) e il 2024 (100.000). Un incremento della saturazione turistica del +30,6% rispetto all'estate precedente, il dato più alto tra tutti i comuni montani italiani, secondo un'analisi condotta per Il Sole 24 Ore su dati del Ministero del Turismo.
Il sindaco di Castel di Sangro parla di «circuito economico enorme», e l'accordo con il club è stato rinnovato con prospettive di lunghissimo periodo. Lo stadio Teofilo Patini è stato ampliato fino a 7.500 posti, con assunzioni stagionali cresciute del 10% solo nell'indotto alberghiero e della ristorazione. Un piccolo centro montano dell'Aquilano, ogni agosto, diventa per due settimane la capitale del calcio italiano.
Chi sono queste persone che organizzano le ferie attorno al ritiro della propria squadra? Il profilo del tifoso-turista è cambiato molto nell'ultimo decennio. Non più solo il tifoso sfegatato che dorme in macchina pur di vedere Osimhen in allenamento. Oggi è una famiglia che prenota una settimana in agriturismo in Val di Sole, portando i figli a vedere gli allenamenti la mattina e facendo trekking nel pomeriggio. È il gruppo di amici da Napoli, da Salerno, da qualche città del Nord che pianifica il viaggio con mesi di anticipo, prenotando gli hotel — già esauriti a giugno per il periodo di luglio.

Gli hotel del circondario di Dimaro costruiscono pacchetti ad hoc: soggiorno, navetta per il campo, ingresso agli eventi serali con i giocatori. La Val di Sole vanta il titolo ufficiale di "Napoli Official Summer Training Location". L'economia locale ha imparato a diversificare l'offerta: il calcio è l'aggancio, il territorio il prodotto.
Con i Mondiali 2026 alle porte, e il calcio di nuovo al centro dell'attenzione globale, non sorprende che sempre più operatori turistici guardino a questo modello con interesse.