Appartiene a Genova, di cui è l’ultimo scampolo, ma sa giocare per se stessa. Nervi, il “borgo senza inverno”, come lo battezzò la letteratura di viaggio dell’Ottocento, si presenta come una sinfonia di elementi che vanno ben oltre la semplice somma delle sue parti.

Non è solo un elegante quartiere affacciato sul mare, dove la Superba si assottiglia nella Riviera, né unicamente un tesoro di giardini storici o una raccolta di musei di rilievo nazionale.

È un raro esempio di paesaggio culturale integrato, un laboratorio perfetto di turismo culturale lento, raffinato e consapevole. Un luogo dove, sotto una luce quasi teatrale, mare, natura e arte si intrecciano in un dialogo continuo, dando vita a un’esperienza estetica profonda e coerente.

Il punto di partenza di questa storia è la Passeggiata Anita Garibaldi, nata nella seconda metà dell’Ottocento dal gesto visionario ma lungimirante del marchese Gaetano Gropallo: trasformare due chilometri di una scogliera aspra sospesa fra onde e orizzonte in una delle promenade più suggestive d’Italia.

Nervi divenne così un luogo di villeggiatura internazionale, meta privilegiata della Belle Époque, rifugio invernale frequentato da artisti, scrittori, aristocratici, attratti da un paesaggio che sembrava predisposto alla riflessione e alla creazione. Intellettuali come Marina Cvetaeva, che tra Otto e Novecento cercavano qui non solo il clima ma un certo stile di vita, fatto di salotti culturali, ville affacciate sul mare, hotel eleganti come la Pension Russe o Beau-Rivage; pittori che trovarono in questo lembo di costa un luogo di sperimentazione.

Nati dall’unione dei parchi di ville aristocratiche – Gropallo, Saluzzo Serra, Grimaldi Fassio e Luxoro – questi nove ettari rappresentano uno degli esempi più affascinanti di giardino romantico ottocentesco in Italia.

A differenza dei giardini rinascimentali, ordinati e geometrici, qui il paesaggio è costruito per sorprendere. Qui il modello inglese del landscape garden si fonde con la luce mediterranea, mentre le grandi distese erbose degradano dolcemente verso il mare, protagonista e misura del paesaggio, incorniciate da lecci, cipressi, pini domestici. Fu ancora il marchese Gropallo a dare origine a tutto questo quando, a partire dal 1823, trasformò terreni coltivati a ulivi in un giardino esotico, introducendo palme delle Canarie, cedri del Libano, eucalipti, araucarie.

Oltre a questa continuità fra natura e orizzonte, ciò che rende davvero speciale Nervi è l’intreccio organico tra mare, giardini, ville e musei che oggi costituisce uno dei poli culturali più coerenti e intelligenti d’Italia.

Nato dalle collezioni ospitate nelle residenze che insistono sui parchi, frutto di una integrazione originale fra paesaggio e cultura, fra privato e pubblico, questo progetto ha saputo valorizzare le ville non come semplici contenitori, ma come elementi attivi di un racconto culturale unitario.

Il merito di tutto ciò va al Comune di Genova che tra il 1927 e il 1979, così come acquisì e unificò progressivamente in un unico grande parco pubblico giardini originariamente concepiti come spazi aristocratici, espressione di gusto, prestigio e vanto internazionale, allo stesso modo decise di trasformare in musei le ville cui appartenevano.

Villa Saluzzo Serra ospita la Galleria d’Arte Moderna. È una dimora che conserva memoria e la cui collezione, nata dal nucleo donato dal principe Odone di Savoia nel 1866, arricchita con lasciti e acquisti, documenta il passaggio dal Naturalismo al linguaggio moderno. Se la GAM dimostra che la Liguria non è stata periferia, ma laboratorio attivo di trasformazione stilistica, le Raccolte Frugone di Villa Grimaldi Fassio sono il ritratto di un Paese che dialoga con Parigi e di una Nervi inserita in un contesto internazionale di gusto e di cultura che si raccontano attraverso l’eleganza. Accanto a Boldini, che domina la scena, Segantini, Fattori, Lega, De Nittis restituiscono il fervore artistico di un’epoca irripetibile.

Gam / foto Isabella Brega

La Wolfsoniana, donata da Mitchell Wolfson Jr., con la sua collezione che si concentra nel periodo 1880-1945, amplia ulteriormente la prospettiva, raccontando la modernità attraverso arti decorative, design, grafica, mentre il Museo Luxoro, con i suoi dipinti e oggetti d’arte applicata, integra ulteriormente la narrazione di musei che riflettono visioni, gusto e storie personali. Quattro anime diverse, un’unica narrazione: la costruzione dell’identità moderna, raccontata attraverso un’esperienza di visita multisensoriale, mai affollata, mai gridata. Perché Nervi non cerca di stupire. Seduce. Forse è per questo che la chiamano il borgo senza inverno. Perché qui la bellezza non va mai in letargo.