Torino non mente. Non insegue modelli o mode che non le appartengono ma è introspettiva, consapevole di sé, asseconda la propria indole e si ascolta. Rispetta il proprio passato e si fa rispettare, ma non sgomita. Non si impone, non ti incalza, non ti colpisce subito con grandi monumenti che ti sopraffanno, ma con una narrazione ricca e stratificata che si scopre lentamente, facendo capire quanto siano profonde le sue radici.

La indossi come quel comodo cappotto che conservi con cura nell’armadio e che ti si modella addosso, perché è una città rassicurante, dove è bello ritornare. Tanto sai che ritroverai i tavolini di legno con il marmo, le specchiere tutte intagli e volute, i portici accoglienti, le insegne dorate, il Pinguino ricoperto di cioccolato di Pepino, il primo gelato al mondo su uno stecco (brevetto n. 58033 del 1939), le paste delle storiche “confetterie”, come Baratti & Milano, celebrate da Guido Gozzano. E i tramezzini saranno sempre fatti partendo dalla tradizione.

Gallerie d'Italia, lo scalone

TORINO SLOW, ELEGANTE, DISCRETA

Torino è una città slow, richiede tempo e regala tempo e premia chi sa prendersi momenti per viverla davvero. Si lascia conquistare a poco a poco e per capirla devi rallentare il passo e il ritmo frenetico del tuo cuore di turista che vuole vedere tutto e subito per farlo battere all’unisono con il suo.

Pur alternando storicamente momenti di immobilismo a slanci innovatori, sa essere solidamente centrata in un presente dove si respira il profumo del passato e si avverte il vento del futuro. Il suo è un racconto di contrasti, sfide e intuizioni.

Capitale del Regno di Sardegna e poi, dal 1861 al 1865, prima capitale d’Italia, di cui conserva ancora molti edifici e simboli come il Palazzo Reale, la Biblioteca Reale e Palazzo Carignano, ha vissuto la storia del nostro Paese da protagonista ma non si è mai lasciata (s)travolgere dalla grandiosità di quel passato e ha saputo evolversi senza perdere la propria identità.

Museo Egizio

LA QUALITA' DELLA VITA VINCE SULL'OVERTOURISM

Sabauda e al tempo stesso multietnica, come è ben evidente a Porta Palazzo, vanta un’identità complessa, che non si definisce, ma si compone ogni giorno, in equilibrio tra ciò che è stato e ciò che sarà.

Proprio come lo skyline cittadino, dove convivono la Mole Antonelliana, che con i suoi 167 metri di stravagante bellezza è ancora l’edificio più alto della città, e il grattacielo di Intesa Sanpaolo, alimentato da energia rinnovabile, il più ecologico d’Europa, che al 35° piano tutto vetro e acciaio sfoggia una serra bioclimatica.

Dal 2006 quando, grazie alle XX Olimpiadi Invernali, cui si deve il Pala Isozaki (oggi Inalpi Arena) che ha portato a Torino concerti ed eventi internazionali, ha rispolverato la sua immagine appannata, il capoluogo piemontese ha sempre lavorato sulla qualità del turismo e, cosa rara oggi, non conosce la parola overtourism.

Non punta a grandi numeri di visitatori mordi e fuggi ma a chi cerca un’esperienza culturale ed enogastronomica più profonda e meno invasiva, coniugando il turismo con il rispetto per l’ambiente e la vivibilità. Sebbene sia un grande centro, frutto di una combinazione di storia, politica, architettura raffinata ed eredità industriale, con una tradizione stilistica barocca e neoclassica molto marcata e una particolare attenzione alla simmetria e alla spazialità grazie a viali ampi e ariosi, piazze eleganti ed armoniose, vaste aree verdi e parchi come quello del Valentino, mantiene un’atmosfera rilassata e non ha paura che la sua eleganza discreta ne offuschi la spettacolarità e rischi di farla sembrare antiquata, ma vanta una cultura del buon vivere. Una qualità di vita che è un punto di forza.

Officine Grandi Riparazioni, snodo - social table

Uno stile che si respira sotto i portici che scandiscono e danno continuità a via Po, nelle piole, le tipiche trattorie lungo il grande fiume, nei brulicanti locali dei Murazzi, nei caffè e nei ristoranti storici come il Porto di Savona, con la boiserie, il carrello dei bolliti e il quartino di vino, dove indulgere in cibo e confidenze.

Cioccolato e “bicerin”, vitello tonnato e agnolotti, grissini e bagna cauda, ma anche vermouth o barolo chinato: non è un caso che Torino abbia avuto un ruolo fondamentale nell’invenzione e diffusione dell’aperitivo, nato intorno al 1786, quando il farmacista Antonio Carpano inventò il vermouth, un vino con erbe e spezie divenuto presto popolare tra i torinesi che si incontravano per quattro chiacchiere al Caffè Mulassano o al Caffè San Carlo.

Per la presenza della Sacra Sindone, la reliquia cristiana più discussa e misteriosa, non meno che per i suoi legami con l’esoterismo e l’occultismo e con l’enigma del sensitivo Gustavo Rol, anche questa Torino così nitida e lineare ha però un lato più oscuro, sfuggente e misterioso, meta di tour guidati.

Secondo la tradizione infatti la città, l’unica al mondo attraversata da due triangoli magici, avrebbe nell’ariosa piazza Castello il centro della magia bianca, nel monumento del Fréjus in piazza Statuto quella nera, mentre alla Gran Madre sarebbe addirittura nascosto il Sacro Graal.

Capitale italiana dell’auto grazie alla presenza della Fiat, che ne ha forgiato la vocazione imprenditoriale e modellato non solo l’economia ma anche la cultura grazie a realtà che celebrano la storia dell’industria e dell’innovazione, come il Museo dell’Automobile o il Museo del Cinema (campo nel quale dal 1903 è stata una pioniera con l’Ambrosio Film e Itala Film) ospitato nella già citata Mole Antonelliana, Torino non si è accontentata di rimanere nella nostalgia del “tempo che fu”. Ha saputo rinnovarsi, non si è fatta schiacciare dal peso del suo passato industriale, ma lo ha trasformato in un motore di sviluppo e cambiamento. Oggi è un crogiuolo di idee e innovazione tecnologica, soprattutto nel campo delle telecomunicazioni, dell’energia e dell’intelligenza artificiale.

La Pinacoteca Agnelli

La città operaia ha dovuto e saputo emanciparsi dalla dipendenza dalla Fiat. Ha investito su se stessa, diventando inclusiva, accessibile, sostenibile. È ripartita da quelle fabbriche svuotate e dismesse che si sono riempite di colore e alla serialità hanno preferito unicità e creatività, trasformandosi in spazi culturali.

Primo fra tutti il Lingotto, un tempo simbolo del potere industriale ora polo multifunzionale. Oltre alla Pinacoteca Agnelli, sull’iconica Pista 500 utilizzata per il collaudo delle auto sul tetto del complesso è infatti fiorito un parco d’arte accessibile e inclusivo dove il retaggio industriale dialoga in modo armonioso con un giardino pensile ornato da installazioni site-specific che cambiano ciclicamente.

Analoga riconversione di sedi industriali anche per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, ospitata in un rigoroso parallelepipedo in pietra leccese sull’area dell’ex Fergat, che produceva cerchioni per automobili, il Museo Ettore Fico, ricavato negli immensi spazi della ex SICME, Società Industriale Costruzioni Meccaniche ed Elettriche, mentre in quelle che erano le Officine Grandi Riparazioni, dove si faceva la manutenzione ai treni, è nato un hub culturale di 35mila metri quadrati, sede di mostre e manifestazioni.

Officine Grandi Riparazioni, installazione Metronome di Sarah Sze presso Binario 2

Città creativa del design Unesco, alla ricerca di una propria identità postindustriale il capoluogo piemontese, patria del marchio di calzature sportive Superga, ha fatto dello sport uno dei suoi motori. Primo fra tutti il calcio, con il business legato alle sue due squadre in serie A, ma soprattutto al centro commerciale dell’Allianz Stadium, ai pacchetti turistici partita-visita alla città e ai musei dei due club, come pure le finali di Coppa Davis, le quattro Atp Finals di tennis dove è esploso il fenomeno Sinner, il passaggio del Giro d’Italia e del Tour de France e ancora le Final Eight di basket o le Super Finals Champions League di pallavolo.

Eventi come il Salone del Libro, il Salone Auto Torino o il Salone del Gusto, ma anche la sua ricca offerta culturale, con autorevoli istituzioni come il Museo Egizio, con i suoi due secoli di vita, le Gallerie d’Italia e la Gam, che ospita dipinti, sculture, disegni e una tra le più importanti collezioni di video d’artista, fanno oggi di Torino una destinazione entrata nell’immaginario del pubblico, anche di quello giovane.