Il 28 febbraio un’offensiva coordinata di Stati Uniti e Israele ha portato all’attacco dell’Iran. Nel giro di poche ore il conflitto è diventato regionale, con attacchi alle basi americane nei Paesi del Golfo Persico e su Israele che hanno bloccato per una settimana il traffico aereo in tutta la zona mediorientale. Zona che negli ultimi anni rappresenta uno dei punti nevralgici del traffico aereo mondiale, specie per quel che riguarda i voli tra Europa ed Estremo Oriente, ma anche Australia e Nuova Zelanda.

Dagli aeroporti di Dubai – il più trafficato del mondo –, Doha e Abu Dhabi passa un quarto del traffico a lungo raggio internazionale. Traffico che è parzialmente ripreso, ma con una operatività limitata. Traffico aereo internazionale che ovviamente aggira l’area e cambia le rotte, come dimostrano gli aggiornamenti in tempo reale di siti come Flightaware.

Dubai, Doha e Abu Dhabi sono indispensabili per il traffico aereo internazionale / Flightaware

Ma qualcosa si sta muovendo. Ethiad, la compagnia emiratina con base ad Abu Dhabi, ha annunciato che fino al 19 marzo farà volare i suoi arei su un numero limitato di destinazioni, tra cui Milano Malpensa e Roma. Voli su cui riproteggerà i passeggeri rimasti bloccati per le cancellazioni di questi giorni, ovverosia i passeggeri otterranno un volo alternativo o un altro mezzo di trasporto per il rientro.

Anche Emirates ha ripreso il 5 marzo a far volare i suoi aeromobili con la livrea rossa, ma con un operativo ridotto a 82 destinazioni, tra cui Milano Malpensa e Roma. E, comunicano sul loro sito: “I passeggeri in transito a Dubai saranno accettati per il viaggio solo se il volo in coincidenza è operativo”. Rimane invece totalmente chiuso l’aeroporto di Doha, in Qatar, che è geograficamente il più vicino all’Iran rispetto agli Emirati Arabi Uniti.

L'aeroporto di Dubai / foto Shutterstock

LE NAVI CROCIERA

Il Golfo Persico negli ultimi anni è diventano una destinazione ambita anche per le navi da crociera. Sei imbarcazioni sono ancora bloccate nella zona, dopo la chiusura del fondamentale Stretto di Hormuz.

A bordo circa 15mila persone, bloccate a bordo nei porti di Abu Dhabi, Doha e Dubai, in attesa di sapere quando potranno scendere a terra e ripartire verso casa. «Si tratta – spiega la rivista di settore Travel Quotidiano – della MSC Euribia ancorata a Dubai, della Mein Schiff 4 e della Mein Schiff 5 (entrambe della TUI), di una nave da crociera della Aroya Cruises e di un’altra della Celestyal».

La situazione evolve rapidamente, alcuni gruppi di passeggeri  – tra cui circa 200 italiani – sono stati fatti ripartire dopo aver raggiunto via terra Muscat, capitale dell’Oman, che nelle scorse settimane stava mediando tra Stati Uniti e la Repubblica Islamica d’Iran.

Doha vista dall'alto / foto Shutterstock

LE CONSEGUENZE SUL TURISMO

Per il futuro del settore – voli a parte –, si vive alla giornata. «La percezione di sicurezza di un Paese o un’area va molto al di là dei fatti che realmente accadono», come spiegava il professor Dino Gavinelli in questa riflessione su turismo e geopolitica uscita sul numero di Marzo di Touring.

L'effetto "domino"

Ad ogni modo, quale che sia l’evoluzione del conflitto, l’effetto domino è probabile. In Medioriente ogni anno vanno in media 600mila turisti italiani, e c’è da giurare che quest’anno saranno molti meno, con ripercussioni importanti per i tour operator italiani che avevano i Paese del Golfo nel loro catalogo.

Secondo Tourism Economics sono a rischio i 100 milioni di visitatori che nel 2025 hanno visitato gli Emirati Arabi Uniti: a oggi la contrazione prevista è del 25% degli arrivi, ma sono stime; tutto dipende da quanto durerà il conflitto.

L'effetto "distorsione geografica"

C’è poi l’effetto “distorsione geografica”, ovvero: su quali altri Paesi, oltre a quelli effettivamente coinvolti, impatterà la guerra? Egitto, Turchia, Armenia? E che ne sarà dei viaggi verso l’Italia e l’Europa dai Paesi del Golfo, e anche quelli di tutti quei viaggiatori indiani o orientali che utilizzavano le compagnie degli Emirati e del Qatar per muoversi? «In questi giorni – ha dichiarato la Fiavet – sono stati cancellati più di 3mila pacchetti turistici diretti ai Paesi dell’area interessata». Ma fioccano anche le cancellazioni verso l’Italia di turisti che arrivano dai Paesi asiatici. Solo a Roma oltre 3.500 cancellazioni, secondo la Federalberghi della capitale.

E mentre nell'area la situazione evolve giorno per giorno, i flussi del turismo internazionale si rimoduleranno velocemente verso destinazioni che al momento sembrano più sicure. In Spagna fanno già i conti con il boom di arrivi previsto per questa primavera, ma secondo il tour operator TUI, uno dei più grandi del mondo, a beneficiarne saranno anche Italia e Portogallo. E potrebbe vedere aumentare i turisti anche altre destinazioni mediterranee, come Marocco e Tunisia, lontane – non solo nella percezione – dai teatri di guerra.

Per chi aveva in programma di partire a breve l’unico consiglio è usare il buon senso, e magari evitare la zona per un po', seguendo le informazioni su fonti affidabili e comunque, prima di una eventuale partenza, consultare per gli aggiornamenti sulla sicurezza il sito del Ministero degli Esteri, Viaggiare Sicuri che ha un focus sul Golfo.

L'aeroporto di Palma de Maiorca / foto Shutterstock