Veronese di nascita, lo scrittore Emilio Salgari viaggiò molto in Italia, spostandosi da bambino in Valpolicella, da giovane sposo a Genova e nel 1900, a 28 anni, a Torino, fino alla morte nel 1911. Giornalista, divenne popolarissimo grazie alle due serie di romanzi d’avventura di ambientazione esotica: il ciclo dei pirati della Malesia, con Sandokan, e dei corsari delle Antille con il Corsaro Nero. Lui, che non aveva mai oltrepassato i confini nazionali, ha fatto viaggiare e sognare tre generazioni di ragazzi raccontando paesi esotici e terre lontane. Aveva però studiato con cura su libri e atlanti, di cui si definiva un divoratore, e la sua popolarità si rialimentò quando nel 1976 uscì la serie televisiva Sandokan con l’attore indiano Kabir Bedi.

A più di cent’anni dalla morte – Salgari si uccise proprio come aveva fatto il padre – Torino gli rende omaggio con un itinerario attraverso i luoghi della vita, da corso Casale, ai piedi della collina di Superga, dove visse in due diverse case per oltre 10 anni, fino a Villa Rey, nel cui parco fu ritrovato il suo cadavere, e al parco del Valentino, dove si svolsero i funerali.

Questi luoghi sono anche protagonisti di un trekking urbano organizzato dall’associazione Camminare lentamente per domenica 22 febbbraio, lungo un itinerario ad anello di circa 8 km.

Apre invece il 7 marzo alla Reggia di Monza la mostra “Sandokan. La Tigre ruggisce ancora” che propone un’immersione nel Sudest asiatico ottocentesco, reale e leggendario insieme. Per la prima volta verrà esposta la collezione etnografica originale dei Dayak, i leggendari cacciatori di teste del Borneo, donata da Sir Charles Brooke al Re d’Italia. E accanto a questo nucleo straordinario, ci saranno oggetti e abiti dell’epoca provenienti da alcune delle più prestigiose collezioni museali e private italiane, insieme ai costumi originali della serie tv, e poi lance dayak, kriss malesi, scudi tribali, ma anche libri, illustrazioni, fumetti, locandine e materiali d’archivio per raccontare lo straordinario impatto di Sandokan nell’immaginario collettivo. La mostra proseguirà fino al 28 giugno.

Nonostante avesse scritto e pubblicato 80 libri di successo e centinaia di racconti, Salgari non divenne mai ricco. «La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno e alcune della notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi” scriveva a un amico nel 1909.

Il ricovero in manicomio della moglie fu il colpo di grazia al suo già provato sistema nervoso. Tentò il suicidio una prima volta, senza riuscirci. Il 25 aprile del 1911 uscì per l’ultima volta di casa, lasciando scritto dove avrebbero potuto trovarlo e il disprezzo per chi lo aveva sfruttato: «A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna.»

La prima storia delle tigri di Mompracem era uscita a puntate sul quotidiano veronese “La Nuova Arena” fra il 1883 e il 1884: 142 anni dopo, la Tigre della Malesia ruggisce ancora.