Che il padre della Radio sia Guglielmo Marconi lo sanno anche i bambini. Ma poi, dopo i suoi primi esperimenti e successi, come si è evoluta la storia della radio? Ovvero del primo mezzo di comunicazione di massa, un’esperienza che oggi giudica antiquata ma in realtà è più che mai viva, vegeta, e parla insieme a noi. A rilento per quasi vent’anni, e poi con un’accelerata sostanziale alla fine della prima guerra mondiale, ovvero quando a Rotterdam, in Olanda, inizia uno dei primi servizi regolari di trasmissione radiofonica grazie a PCGG, che trasmetteva un paio di programmi di intrattenimento musicale a settimana. Era il 9 novembre 1919. Da allora iniziò l’epoca della radio.  

Epoca densa e ricca, così ricca che in Italia esistono ben 14 musei dedicati in vario modo alla Radio: radio intesa come oggetto, radio intesa come prodigio della scienza e della tecnica, come strumento sociale e culturale. Musei grandi e piccoli, realizzati da professionisti o, più spesso, da amatori, collezioni di famiglia, di gruppi di amici, di appassionati della radio come oggetto tecnologico, ma anche come mezzo di comunicazione con la sua magia, apparentemente semplice, ma incredibilmente complessa.

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RACCOLTE RADIOFONICHE

Alcuni sono raccolte di affascinanti radio rivestite di legno, quelle che una volta si trovano nelle case delle nonne e oggi appunto dentro le vetrine dei museo. Come quello di Montanaso Lombardo (Lo), Tutta un’altra radio, aperto da quattro amici appassionati di quelle vecchie scatole di legno che hanno accompagnato le giornate di generazioni di italiani che hanno raccolto oltre 600 apparecchi di ogni tipo: dalla Radio Rurale (un ricevitore che ai tempi del fascismo veniva venduto a prezzo “imposto” di 600 lire destinato a essere collocato nei luoghi di riunione collettiva per indottrinare le masse) alla Radio Balilla, che non era un modello ma un progetto di far arrivare in più abitazioni possibili un ricevitore a prezzo contenuto, fino alle Radio a Galena, ricevitori passivi che non necessitano di batterie o corrente perché non hanno amplificatori.

Una raccolta di vecchie radio (foto Shutterstock)

O come il Museo permanente della radio di Castelnuovo Garfagnana (Lu) costruisce un itinerario nella storia della radio tra gli anni Venti e Sessanta. Anche se forse il più strutturato tra i musei che raccontano l’evoluzione tecnologica ed estetica dell’apparecchio radiofonico c’è il Museo della radio d’Epoca di Cison di Valmarino (Tv), che mette in mostra pezzi rari come radiofonografo Safar Mod 2940 progettato nel 1938 proprio da un cisonese, Virgilio Floriani. Ma musei di questo tipo ci sono anche a Bellaria- Igea Marina (Rn) e a Poppi (Ar).

LA RADIO E LA STORIA D’ITALIA

Ben più complessi e a loro modo unici sono i musei di Torino e di Verona. La sede Rai di Torino di via Verdi ospita il Museo della radio e della televisione, una collezione unica perché parte dal patrimonio archivistico dell’azienda, e dunque racconta non la storia tecnologica del mezzo radiofonico, quanto una storia sociale della radio. E lo fa in uno spazio interattivo dove condividere suoni (e immagini) che appartengono alla storia del nostro Paese, con uno sviluppo cronologico che va dall’epoca del telegrafo di fine Ottocento all’attuale rivoluzione digitale.

Una delle sale del Museo della radio e della televisione di Torino (foto Shutterstock).

A Verona c’è invece l’unico Museo della Radio al mondo riconosciuto dalla famiglia Marconi, anche perché conserva l’antenna radio che si trovava sul panfilo Elettra quando nel 1896 partì il primo segnale radio della storia. Una collezione di pezzi unici, nata dalla passione della famiglia Chiantera, che comprende apparecchi radiofonici, ma anche stazioni telegrafiche, cuffie, microfoni d’epoca e alimentatori. 

UN MUSEO DELLA RADIO ANCHE IN TICINO

C’è un museo dedicato alla radio anche in Ticino, si trova sul Monte Ceneri, il valico prealpino che divide in due il Canton Ticino. Creato grazie allo sforzo do una manciata di volontari, è ospitato nel palazzo dove nel 1933 venne inaugurata la “Stazione radio nazionale onde medie del Monte Ceneri”, progenitore della Radio della Svizzera Italiana. Racconta la storia delle radiocomunicazioni dalla prima emissione di Marconi ai progressi tecnologici degli ultimi anni.