Le montagne italiane cambiano volto sotto i nostri occhi, e il cambiamento non è mai stato così rapido. I ghiacciai appenninici sono già un ricordo, quelli alpini seguiranno la stessa sorte nel giro di poche generazioni. Le frane che un tempo erano eccezioni oggi sono la norma sulle Dolomiti. Ne abbiamo parlato con Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico e autore per Touring Club Italiano del libro Prove tecniche di estinzione, un viaggio lucido e scomodo dentro le trasformazioni del pianeta che viviamo ogni giorno senza volerle vedere.

Che cosa sta succedendo alle nostre montagne? Si parla di agonia, di ghiacciai che si sciolgono, di frane…

Le catene montuose come riserve di ghiacci soffrono più delle altre zone del mondo della crisi climatica. Fondono più rapidamente.

In Italia parliamo dei ghiacciai alpini perché quelli appenninici sono praticamente spariti, quello più meridionale d’Europa, sul Gran Sasso non c’è più. Altri 50. 80 anni e addio ghiacciai

Un fenomeno che si può fermare o rallentare?

Non è facilmente reversibile soprattutto se non bocchi le cause. E qui nessuno interviene su l’eccesso di gas serra nell’atmosfera che dà un contributo importante al riscaldamento climatico. Mitigazione ne puoi fare poca. Per quanto ci mettiamo a piantare alberi, e l’Italia è già molto rimboschita, negli ultimi decenni, questo non è sufficiente a riassorbire l’anidride carbonica in eccesso.

Si tenta di risolvere con l’innevamento artificiale o di coprire i ghiacciai con i teli

Sono misure che non hanno molto senso. La neve artificiale snatura i posti, è una neve diversa più pesante e ha un effetto diverso sul suolo, consuma un sacco di energia e anche di acqua che spesso deve essere portata da lontano con ulteriori consumi. I teli possono servire solo localmente, ma con tutto il lavoro che devi fare, metterli in opera e spesso abbandonarli creano solo altra anidride e inquinamento.

Quale destino per gli sport  di alta montagna?

Certo non quello di costruire ancora infrastrutture e impianti di risalita che diventeranno archeologia industriale. Sono operazioni dal fiato cortissimo. Quello che era un mondo soffice, bianco, silenzioso delle nevi, diventerà un mondo grigio, rumoroso per i torrenti fluvio-glaciali  e delle frane.

Quando viene via il ghiaccio viene meno la coesione delle montagne. Se il ghiaccio non fa più opera di coesione tutto frana. I crolli sulle Dolomiti ci funestano da un paio di decenni. Prima non li conoscevamo.

C’è un futuro per il turismo di montagna?

Bisognerà rimodularlo almeno d’inverno. Io non ci metterei un centesimo se dovessi finanziare una infrastruttura per lo sci.

Aggiungi a tutto questo l’aggressività dell’overtourism.

È un fenomeno mordace che costringe ai tornelli, al numero chiuso.

Il fatto grave è che non abbiamo guardato la montagna con il rispetto che le si doveva. Si continua a incentivare l’uso dell’auto anche fino ai passi più alti. La montagna oggi è un mondo di paradossi.

Su questi fenomeni c’è coscienza o ignoranza?

C’è più incoscienza. Non ci si fa caso. O si fa finta di niente sperando che si tratti di fenomeni passeggeri, temporanei. Pensi alla siccità. Noi per esempio non pensiamo a raccogliere l’acqua di un’alluvione. Che è comunque uno spreco. In India si fanno delle dighe temporanee che raccolgono l’acqua. Sono già nell’ottica del risparmio, del riciclaggio, del riuso. A noi invece che ci sentiamo più ricchi sembrano logiche da poveracci. Oddio che faccio, mi metto a risparmiare l’acqua? Beh mi sa che ci toccherà farlo

Vuoi approfondire questi temi?

Nel suo libro Prove tecniche di estinzione (Touring Club Italiano), Mario Tozzi racconta con la stessa schiettezza di questa intervista come la crisi climatica stia già ridisegnando paesaggi, equilibri ed ecosistemi del nostro pianeta — e cosa possiamo ancora fare per non arrivare impreparati al punto di non ritorno.

Mario Tozzi - Prove tecniche di estinzione
Mario Tozzi - Prove tecniche di estinzione