Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di sei ragazzi che da maggio 2019 hanno iniziato a percorrere tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti periodici e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero!

Avevamo lasciato i ragazzi ai piedi dell'Etna, dopo aver percorso le prime tappe della loro spedizione siciliana. Ecco allora che il racconto riprende sempre in direzione ovest: i protagonisti delle prossime tappe sono infatti i Nebrodi e le Madonie, le due catene che percorrono la parte settentrionale della Sicilia. 

"Ci siamo lasciati Randazzo alle spalle e siamo entrati nella Valle dell'Alcantara" racconta Martina. "Il nome del fiume deriva dall'arabo "tanti ponti", perché quando gli arabi arrivarono in zona trovarono moltissimi ponti romani". La tappa è proseguita lungo l'Alcantara fino a Floresta, che con i suoi 1250 metri di quota è il comune più alto della Sicilia. "Sembrava di essere in Val Gardena, per via dei prati verdi, delle rocce, delle mucche al pascolo!". A Floresta non sono mancate le degustazioni tipiche: come quelle di provola florestana, presidio Slow Food, assaggiata alla salumeria del Casale; e poi i salumi realizzati con il suino nero dei Nebrodi. 


Tappa Randazzo > Floresta. Foto Sara Furlanetto​


Tappa Randazzo > Floresta -Uno dei salumifici di Floresta in cui assaggiare e comprare i famosi salumi dei Nebrodi. Foto Sara Furlanetto​


Tappa Randazzo > Floresta. Vista su Floresta. Foto Sara Furlanetto​

Alla sera escursione all'Argimusco, un altopiano rivolto verso il Tirreno nei dintorni di Floresta. "Un luogo bellissimo" continua Martina "da cui si vedono anche tutte le Eolie... l'altopiano è sovrastato da rocce gigantesche (la più alta arriva a 30 metri!), che lasciano grande spazio all'immaginazione: prendono le forme di un'aquila, un sacerdote, una monaca... Le rocce ovviamente hanno un'origine naturale ma ci sono tracce di presenza umana, probabilmente l'Argimusco era un luogo sacro dove si svolgevano rituali: qualcuno ha ipotizzato che potessero fungere da calendario solare". 

La sera i ragazzi sono stati ospiti da Nicola e Patrizia, nel loro "casolare pazzesco" come lo definisce Martina. "Ci hanno preparato una cena super... e il tramonto è stato bellissimo, tra chi ballava e chi godeva il momento in silenzio". Nicola e Patrizia "hanno lavorato una vita nella ristorazione e nel turismo, anche come fotografi" spiega Sara "il sogno di Nicola era proprio sistemare la casa sotto l'Argimusco in cui ora vivono metà dell'anno".


Argimusco. Foto Sara Furlanetto​


Argimusco, a casa di Nicola e Patrizia. Foto Sara Furlanetto​


Argimusco. Foto Sara Furlanetto​

Ad attendere i ragazzi il giorno dopo una nuova esperienza: quella della mountain bike elettrica. "Abbiamo deciso di percorrere le quattro tappe tra Floresta e Contrada Rainò in sella a una bicicletta" spiega Sara. "L'idea è venuta a Emiliano, che ha scoperto Va' Sentiero sui social e ha proposto di aiutarci a organizzare qualche tappa in mountain bike, visto che è un ingegnere meccanico super appassionato di biciclette - e sta anche cercando di farlo diventare un lavoro". Così l'idea ha preso forma in Sicilia, tra le ultime tappe sui Nebrodi e l'avvicinamento alle Madonie. "Eravamo tutti eccitati" continua Sara "e la prima tappa, fino a Villa Miraglia, è stata davvero bella: paesaggi aperti alternati a faggete, saliscendi, scorci dei Nebrodi che mi hanno ricordato Campo Imperatore con il Gran Sasso... anche la stessa Floresta, da dove siamo partiti, ricorda un po' l'Alto Adige, con quelle mandrie di mucche su pascoli verdi!". Ad accompagnare i ragazzi, oltre a Emiliano, anche Marco, guida di Aigae, l'associazione Guide ambientali ed escursionistiche che accompagna Va' Sentiero per tutto il 2021. 

A Villa Miraglia ottima accoglienza al rifugio, davanti a cui i ragazzi hanno montato la loro tenda - con la compagnia di Homer, un affettuoso San Bernardo che ha conquistato tutti. 

Tappa Floresta > Villa Miraglia in mtb elettrica. Foto Sara Furlanetto​


Tappa Floresta > Villa Miraglia in mtb elettrica. Foto Sara Furlanetto​


Tappa Floresta > Villa Miraglia in mtb elettrica. Foto Sara Furlanetto​

La giornata successiva in sella alle mountain bike elettriche è stata ben più impegnativa: i ragazzi hanno inanellato tre tappe del Sentiero Italia, per un totale di 65 chilometri totali con grandi dislivelli e sentieri sconnessi. "Abbiamo faticato tutti, anche perché non potevamo utilizzare le batterie per tutta la durata del percorso" racconta Yuri "e ci sono stati purtroppo sia incidenti sia problemi tecnici. Il primo ad abbandonare è stato Andrea, che aveva un problema alla bicicletta ed è dovuto farsi venire a riprendere dal furgone. Ma successivamente anche Martina ha dovuto lasciare e Sara si è catapultata per terra, provocandosi parecchie escoriazioni... anche loro sono state recuperate dal furgone". 

Non sono però mancati i panorami e i tratti suggestivi. "In particolare i boschi di tassi, tra i pochissimi in Sicilia, un relitto glaciale" continua Yuri: "abbiamo ammirato anche un albero vecchio di 800 anni. E poi, le faggete dal sapore appenninico (o meglio, dell'Appennino centrale, visto che anche i Nebrodi sono considerati Appennini) che si sono alternate a spazi aperti, rocciosi. L'ultima tappa, quella tra Sella Contrasto e Contrada Rainò, è stata forse la più bella: in gran parte in discesa, tra campi coltivati e pale eoliche, mi ha ricordato un po' il Cammino di Santiago". Arrivo a Contrada Rainò, ospiti di Aldo, assessore del Comune di Gangi, dopo una giornata intensa e spettacolare. 

"Nelle vicinanze, verso la costa, è da ricordare anche il progetto di Fiumara d'Arte" conclude Francesco "un'operazione artistica iniziata negli anni Ottanta a opera di Antonio Presti: si tratta di un museo all'aperto costituito da una serie di undici opere di artisti contemporanei ubicate lungo gli argini del fiume Tusa. Io e Andrea siamo andati a cercare la Stanza di barca d'oro dell'artista giapponese Hidetoshi Nagasawa, ubicata sul greto del torrente Romei, in territorio di Mistretta. Ne avevo sentito parlare quando facevo l'Università e da allora mi sono molto incuriosito. Pensa, è un'opera concettuale: la stanza è nata per essere chiusa per 100 anni, ed è stata sigillata con una porta per far sì che essa potesse vivere “solo attraverso l’energia mentale della memoria”".


Tappa Villa Miraglia (Femminamorta) > Contrada Rainò (Gangi). Foto Giacomo Riccobono


Tappa Villa Miraglia (Femminamorta) > Contrada Rainò (Gangi). Foto Sara Furlanetto

Lasciate le biciclette, il gruppo ha ripreso il cammino a piedi verso le Madonie. "Era una giornata bellissima" ricorda Andrea "di quelle senza una nuvola in cielo, con l'Etna nitido alle nostre spalle... abbiamo scollinato vari pizzi, tra campi di frumento e prati fioriti, si respirava davvero un'aria di primavera, tutto era verde e rigoglioso". Una tranquilla passeggiata senza fretta ha portato i ragazzi alle due Petralie: dapprima Petralia Soprana, dove qualcuno ha provato lo sfuogghiu, un dolce di pastafrolla con ripieno di ricotta, gocce di cioccolato e un pizzico di cannella ("deliziosi quelli al Bar pasticceria Aspromonte!"); poi Petralia Sottana, l'unico borgo siciliano certificato dal Touring con la Bandiera arancione. 

"Petralia Sottana mi ha davvero colpito" racconta Andrea "con il belvedere sulle Madonie e le vie strette, che di sera si sono animate con tanti giovani... peccato soltanto per la birra tiepida che ci ha accolti nell'unico bar aperto quando siamo arrivati!". Scherzi a parte, l'esplorazione di Petralia ha portato a diverse sorprese, come "i fossili nei colonnati all'interno della Chiesa Madre" spiega Francesco "e la cosiddetta Casa du Currivu (ovvero Casa del Dispetto), una delle case più strette del mondo, larga solo 1 metro dalla facciata principale a quella posteriore: fu costruita da un abitante che voleva fare un dispetto al suo vicino oscurandogli la vista dalle sue finestre - il vicino era colpevole di non avergli concesso di alzare la sua abitazione di un piano". A Petralia lavorano anche diversi artigiani, tra cui un liutaio e un fabbricante di coppole.

Petralia Soprana. Foto Sara Furlanetto


Petralia Soprana, lo Sfuogghiu. Foto Sara Furlanetto.


Petralia Sottana, borgo Bandiera Arancione. Foto Sara Furlanetto

In una giornata di pausa i ragazzi hanno anche esplorato la vicina Gangi, un altro borgo ben conservato del territorio. "Prima di arrivarci, però, è successo un imprevisto..." sorride Sara. "Dovevamo lasciare Contrada Rainò per raggiungere appunto Gangi, ma il nostro furgone Santos si è bloccato su una ripidissima salita: non ripartiva più! Eravamo preoccupatissimi... Abbiamo capito che il problema derivava dal fatto che il serbatoio non era abbastanza pieno e con la pendenza il motore non pescava abbastanza carburante... Mentre abbiamo chiesto soccorso, e il figlio di Aldo è andato a recuperare una tanica di benzina, Aldo ha ingannato il tempo raccontandoci la storia recente di Gangi, specialmente quella relativa al periodo fascista. In quei tempi Mussolini aveva fatto costruire instrastrutture e scuole nella zona e aveva inviato in loco un prefetto per cercare di debellare la mafia, radicata sul territorio e legata alle figure dei podestà, che gestivano le terre. Fu assoldato Cesare Mori, passato alla storia col soprannome di Prefetto di ferro proprio per i metodi utilizzati nel periodo in cui scese in Sicilia, dal 1924 al 1929: nel 1926 organizzò un vero e proprio assedio a Gangi, terminato soltanto per l'esasperazione delle donne che convinsero i loro uomini a costituirsi". 

Alla fine Gangi è stata raggiunta. "Davvero un borgo molto ben tenuto" conclude Sara "abbiamo avuto anche la fortuna di incontrare il sindaco, una persona concreta che ci ha spiegato gli obiettivi della sua amministrazione e ci ha aperto le porte della Sala Consiliare, bellissima, interamente affrescata".  


Gangi. Foto Sara Furlanetto


Gangi, scritte fasciste sui muri del paese. Foto Sara Furlanetto

Dopo aver apprezzato i borghi delle Madonie era arrivato il momento di scoprirne la natura. "Non immaginavo questa vegetazione fitta, questo verde, soprattutto questa roccia quasi dolomitica" racconta Giacomo. "E non mi sarei mai aspettato di vedere pareti verticali come quelle incontrate nella tappa da Petralia Sottana a Piano Battaglia. È davvero un continuo stupirsi". Ad accompagnare e istruire i ragazzi hanno pensato Giuseppe ed Erica, che sotto la guida di Francesco lavorano per Madonie Travel Service, un tour operator che opera nel territorio delle Madonie e che ha aiutato Va' Sentiero nella logistica di queste tappe. "Questa, in particolare, è stata lunga e con parecchio dislivello" continua Giacomo "ma davvero panoramica. Siamo passati anche dal santuario della Madonna dell'Alto, sulla sommità del Monte Alto, a 1819 metri di quota: qui ogni Ferragosto gli abitanti di Petralia Sottana e dei paesi circostanti vengono in processione per un sentitissimo pellegrinaggio". 

Francesco ci racconta le peculiarità naturalistiche delle Madonie e di Piano Battaglia, uno dei suoi luoghi più emblematici. "Il parco protegge tra l'altro i rari abeti dei Nebrodi, una piccola torbiera (tra le pochissime presenti in Sicilia) e una fauna variegata, tra cui tantissimi daini, che abbiamo ammirato spesso aggirarsi per questi crinali". L'abete dei Nebrodi (o delle Madonie) racconta una storia davvero particolare: fu riscoperto, nel 1957, nel Vallone Madonna degli Angeli (Comune di Polizzi Generosa) sulle Madonie, dove ne sono rimasti circa una trentina di esemplari; è stato poi fatto riprodurre nei giardini botanici dell'isola e di vari altri luoghi. Davvero un piccolo tesoro di questa terra. "Piano Battaglia, invece, a 1500 metri sul livello del mare" continua Francesco, "è un ampio polje, un fenomeno tipico dei territori carsici, una conca chiusa delimitata da montagne; ci sono varie ipotesi legate al suo nome, tra cui quella più accreditata racconta di un luogo dove i boscaioli facevano a gara per la raccolta della legna. C'è chi sostiene che qui fu combattuta una battaglia tra normanni e saraceni, ma è davvero una leggenda...". Francesco si sofferma anche sulle specialità gastronomiche, tra cui la pasta con la frittella, specialità palermitana a base di fave, carciofi e finocchietti selvatici. 


Tappa Petralia Sottana > Piano Battaglia - foto Andrea Buonopane​


Le creste della Quacella. Foto Sara Furlanetto

Dopo la tappa i ragazzi hanno fatto visita alla comunità di Porto di Terra a Polizzi Generosa, un "polo culturale di formazione e produzione" (come loro stessi si definiscono) basato sui principi di sostenibilità, permacultura, ecologia e transizione. "Una realtà interessante" continua Giacomo, "composta da tanti giovani uniti dalla passione per la terra: partiti da Scopello, si sono spostati nelle Madonie, dove intendono perseguire uno stile di vita sostenibile a contatto con la natura. Nel loro agriturismo accolgono anche i turisti, che portano a scoprire il territorio a piedi o con gli asinelli". "Ci ha accolti Carlotta" prosegue Sara, "che oltre a lavorare per diversi progetti legati a formazione e divulgazione rispetto a tematiche agroalimentari, lavora per un ente europeo". Ne è seguita una bella serata in compagnia, tra brindisi e schitarrate. 


Porto di Terra. Foto Sara Furlanetto

Il giorno dopo, Francesco e Sara hanno visitato nella vicina Castelbuono un produttore di una specialità davvero locale. "Dopo aver viaggiato per il mondo come cuoco, Mario Cicero è tornato nella sua Castelbuono per dedicarsi alla coltivazione di manna" racconta Sara. "Insieme a Laetitia, francese di Parigi, hanno voluto riscoprire questo dolcificante naturale di cui si stava perdendo la tradizione: lo si ricava dalla linfa estratta dalla corteccia di alcune specie di piante del genere Fraxinus (frassini), in particolare l'orniello, detto anche frassino da manna". In che modo praticare le incisioni sulla corteccia del frassino con un particolare coltello chiamato mannaruolo è ormai abilità sempre più rara... 

La manna - che ha anche alcune proprietà mediche - è un prodotto di nicchia, il cui costo può andare dai 200 euro al chilo (per la manna estratta dai rami) fino ad addirittura 2000 euro al chilo, per quella più pregiata. "L'obiettivo di Mario è comunque soprattutto quello di valorizzare la tradizione e le terre madonite: come Laetitia, è diventato guida ambientale escursionistica, associata all'Aigae, ed è un convinto sostenitore delle potenzialità del territorio".


Castelbuono, Mario e Laetitia, produttori di manna. Foto Sara Furlanetto


Castelbuono, la manna di Mario e Laetitia. Foto Sara Furlanetto

Tempo di riprendere il cammino. A raccontare la tappa da Piano Battaglia a Scillato è Diego. "Il paesaggio delle Madonie è davvero bellissimo, in questa stagione poi ancor di più, con i prati verdi ovunque... certo, il caldo a maggio è già prepotente, non oso immaginare in agosto!". Il sentiero ha portato i ragazzi ad attraversare il piano e a lambire Gal Hassin, ovvero l'Osservatorio Astronomico di Isnello, realizzato negli ultimi anni da un gruppo di appassionati: una bella storia di volontà e di resilienza, che ha portato all'apertura di uno dei più importanti osservatori del Meridione. "Boschi, piccoli rifugi, poi una roccia dolomitica chiara e gialla, strapiombante, da cui si vede benissimo tutta la piana: qui io e Giacomo ci siamo talmente distratti ammirando il panorama che abbiamo pure sbagliato strada e siamo dovuti ritornare sui nostri passi...". Fine tappa a Scillato, località nota per l'arancia "Biondo di Scillato", una varietà antica che matura da marzo a maggio, dalla forma sferica o leggermente piriforme. 


Tappa Piano Battaglia > Scillato - Foto Andrea Buonopane


Tappa Piano Battaglia > Scillato - Foto Andrea Buonopane

È successo spesso, ai ragazzi di Va' Sentiero, di scoprire luoghi che magari sarebbero rimasti dietro le quinte (perché il Sentiero Italia non vi fa tappa, per esempio) e che invece diventano protagonisti grazie all'accoglienza e all'ospitalità dei loro abitanti. È capitato anche in Sicilia: qui il luogo si chiama Caltavuturo e il "genius loci" è stato Tommaso. "Tommaso ha contattato Giacomo proponendo di ospitarci" racconta Yuri "e ci ha aperto le porte di casa sua, oltre a raccontarci la sua vita e il significato del suo lavoro attuale. Un incontro speciale, di quelli che ci ricorderemo a lungo". 

Caltavuturo, 3800 abitanti, sorge ai piedi di una ripida montagna, la Rocca di Sciara. "Una parete incombente, quasi dolomitica, verticale" racconta Yuri "che mi ha ricordato Balme, nelle valli di Lanzo, in Piemonte. Giri per il paese, guardi in alto e vedi le vie chiuse da una parete rossa... davvero spettacolare". Un tempo la cittadina era situata più in alto, ove oggi sono presenti i resti di un castello e di una chiesa. "Con il suo mitico Defender del 1972 - acquistato per 1500 euro e poi rimesso certosinamente a posto - Tommaso ci ha portati a vedere il tramonto dall'alto, percorrendo con destrezza ripidissime mulattiere: sembrava di essere in un film di Indiana Jones... la serata è stata spettacolare, la roccia si è colorata di sfumature incredibili". Mancavano soltanto gli avvoltoi, da cui Caltavuturo forse prende il nome - secondo alcuni pareri, il toponimo potrebbe derivare dalla parola araba "qal‘at" (rocca) e da quella siciliana "vuturu/vuturuni" (avvoltoio/grifone, a sua volta dal latino vultur).

"Tommaso è il simbolo di tutti coloro che vogliono cambiar vita e non hanno paura a farlo" racconta Yuri. "Aveva tre piccoli supermercati, dove ha lavorato per trent'anni. Un giorno si è reso conto di non essere felice, ha lasciato le quote ai soci e ha annunciato alla famiglia di voler riaprire i cassetti dei suoi sogni. Così la sua vita è cambiata: è diventato guida ambientale escursionistica e ha creato l'associazione Identità Madonità attraverso la quale crea e promuove esperienze nelle Madonie, a contatto con la natura e con le persone del posto. E si dedica anche all'acquarello, una delle sue tante passioni: dovresti vedere le sue opere!". Il racconto della vita di Tommaso (e di quella del figlio Marco) è avvenuto mangiando una pasta in brodo con finocchietti e fave, nel cortile della casa di famgilia, con una vista memorabile verso ovest. Un momento di semplice, pura ospitalità siciliana.


Caltavuturo. Il defender di Tommaso, salendo sulla rocca. Foto Sara Furlanetto


Caltavuturo. Foto Sara Furlanetto

Ultima tappa di questo capitolo quella che ha portato i ragazzi da Scillato fino a Montemaggiore Belsito. "Un percorso parecchio lungo" ricorda Giacomo "con una salita iniziale ripidissima per arrivare a Caltavuturo... che ti confermo essere davvero spettacolare, come ti avranno già raccontato!". Il percorso del Sentiero Italia attraversa poi Sclafani Bagni ("un piccolo borgo arroccato anch'esso su un pizzo: davvero bello, antico, tutto in pietra, sono salito fin sul punto più alto") per poi proseguire verso una zona d'acque termali, dove i ragazzi hanno fatto una breve pausa.

Il tratto finale della tappa si svolge invece nel bosco del Cardellino, dove sono presenti numerosi sentieri: i ragazzi hanno deciso di mapparne due, con Diego che ha seguito il percorso ufficiale del Sentiero Italia, mentre Giacomo ha preso la Via Francigena del Sud. Si sono poi ritrovati a Montemaggiore Belsito, Comune di oltre tremila abitanti il cui toponimo venne formato dopo l'Unità d'Italia, quando all'originario nome di Montemaggiore viene aggiunto il termine Belsito. 


Tappa Scillato > Montemaggiore Belsito. Foto Sara Furlanetto


Tappa Scillato > Montemaggiore Belsito. Foto Andrea Buonopane


Risalendo a Piano Battaglia da Montemaggiore Belsito. Foto Sara Furlanetto

La punta occidentale della Sicilia ormai non è così lontana: ma mancano ancora una decina di tappe prima di arrivare a Trapani, punto di conclusione della tranche siciliana del Sentiero Italia e di Va' Sentiero. I profumi della macchia dello Zingaro e dei pasticcini di Erice si avvicinano... continuate a seguirci per scoprire avventure, incontri ed esperienze dei nostri camminatori!