Il tessuto gastronomico torinese continua a essere fatto soprattutto da caffetterie e pasticcerie, che oggi combinano il laboratorio artigianale con l’accoglienza tipica del caffè di quartiere. Un esempio notevole è Scaiola, in Crocetta, una "gastropasticceria" che fonde sapientemente tradizione familiare, bistrot creativo e pasticceria d’autore. Un altro nome storico torinese è il caffè Mulassano, una bomboniera in stile liberty in piazza Castello 15, dove esattamente cento anni fa Angela Demichelis Nebiolo inventa un paninetto ripieno che Gabriele D’Annunzio battezzò col nome di tramezzino.

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Fra queste, puntiamo i riflettori sul Quadrilatero romano, un dedalo di vie costellato di angoli e piazzette suggestive, offre infiniti spunti per gli amanti del cibo e del vino, tra ristoranti della tradizione e locali di nuova concezione, vinerie e cocktail bar, botteghe di spezie e gastronomie, senza dimenticare Porta Palazzo, il più vasto mercato all’aperto d’Europa, a pochi minuti da piazza Castello, ospitato nello spazio ottagonale ideato da Juvarra, e il Mercato Centrale, nell’edificio progettato dall’architetto Massimiliano Fuksas, al cui interno si trovano artigiani del cibo con progetti di ristorazione italiana ed etnica, come Akira Yoshida con i suoi ramen e i gyoza della tradizione giapponese.

I tavoli del Caffè Al Bicerin, locale storico d’Italia dal 1763, ci accolgono in piazza della Consolata con la sua aria parigina, tra il vintage e il bohémien: qui è d’obbligo assaggiare la bevanda torinese che ne prende il nome, a base di caffè, cioccolata e crema di latte. La “merenda regale” dell’Ottocento, ancora oggi accompagnata dai biscotti da intingere, come i savoiardi e i torcetti. Di fronte al Bicerin si può ammirare il santuario barocco della Consolata, molto amato dai torinesi.

Adiacente alla piazza troviamo Tastuma, il primo cheese bar di Torino: ampia offerta di formaggi selezionati accompagnati da una buona scelta di vini anche al calice.
Percorrendo la stretta via S. Agostino dove troviamo l’osteria Casa Martin, informale ma curata, con i classici piemontesi, come il biscotto di battuta di Fassona con pesche e maionese alla senape o gli agnolotti del plin, riproposti dallo chef Diego Vigilante.

Lasciamo via S. Agostino per arrivare in piazza Emanuele Filiberto, dove si affaccia l’ingresso di Pastis, in cui sorseggiare il famoso miscelato dalle note di anice, ma anche assaggiare un piatto di polpette della nonna o un ottimo cous cous alla trapanese.
Sempre nel Quadrilatero, in via S. Domenico, L’Acino è un piccolo ristorante familiare dai saldi dettami culinari piemontesi: nel menu, la cipolla ripiena di salsiccia e formaggio plaisentif, gli agnolotti ripieni di brasato e verdure, lo stracotto di manzo al Roero.
Atmosfera che ricorda le antiche vinerie, con la caratteristica struttura a botte per la sala principale, in via Botero Le vigne propone una cucina piemontese dallo sguardo creativo e con incursioni di pesce. In via Carlo Alberto, alle spalle di piazza S. Carlo e della centralissima via Roma, il G.H. Sitea è uno dei simboli della più raffinata ospitalità torinese: al suo interno si trova anche il ristorante Carignano, guidato dallo chef stellato Davide Scabin.

Infine due suggerimenti fuori del Quadrilatero ma sempre nel centro cittadino: il primo riguarda il Turin Palace Hotel, hotel storico con una meravigliosa terrazza, al cui interno si trova il ristorante gourmet Les Petites Madeleines, aperto anche agli ospiti esterni. Il secondo è il ristorante Il Circolo dei Lettori, dove lo chef Stefano Fanti guida un team di giovanissimi professionisti reinterpretando la tradizione piemontese con vivacità ed estro.

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