La “Vigàta” di Andrea Camilleri, quella del celebre commissario Salvo Montalbano, può contenere tutta la Sicilia: la Sicilia e i suoi miti, le
sue storie, le sue leggende, la sua cronaca, a volte poetica, a volte comica, a volte terribile. Basta girarsi intorno e scrutare certi volti che somigliano ai suoi personaggi.
E cos’è, Vigàta, se non un grande palcoscenico dove tutti questi personaggi vivono? Un sogno? Sì, un sogno fatto in Sicilia. In
fondo era proprio questo l’intento di un cantastorie moderno come Andrea Camilleri. consegnare ai lettori una mappa dell’isola fantastica.
Cos’è, perciò, la letteraria Vigata? E dov’è? Lo stesso scrittore, parlandone tante volte, ha spiegato che si diverti molto a inventare un luogo dove potessero convivere tutti i suoi personaggi: “Decisi – scrisse – che in questo luogo ideale avrei trasferito alcuni aspetti caratteristici del mio paese natale, Porto Empedocle. quali appunto la bella spiaggia, il porto, la torre Carlo V, la Scala dei Turchi, la collina alle spalle del paese con in cima il cimitero, la campagna retrostante”.
Se il sogno, anzi, il viaggio sentimentale di Andrea Camilleri parte e gira intorno alla sua Porto Empedocle, c’è una mappa reale della Sicilia che si può creare sfogliando le pagine o fermando le inquadrature che hanno reso memorabili le inchieste del commissario Montalbano.

Punta Secca
La bella località marinara del Ragusano, dove vive il Montalbano televisivo che ha il volto di Luca Zingaretti. Nei libri, questa zona della Sicilia non è nemmeno sfiorata. Eppure si parte proprio da qui per avvicinarsi alle pagine di Camilleri che invece ci portano nella provincia agrigentina. Si può cominciare dalla casa grigia con le persiane verdi scelta dal regista Alberto Sironi nel 1998, diventata per tutti la terrazza sul mare del celebre commissario. Una passeggiata dentro un sogno televisivo che muove da questo mare e si snoda per antichi palazzi, scalinate e piazze. Come ad esempio, Ragusa Ibla.

Ragusa Ibla
Molto di Vigàta è proprio a Ragusa Ibla. Per visitarla, sosteneva un altro grande scrittore siciliano, Gesualdo Bufalino, “ci vuole una certa qualità d’animo”. È la parte più antica della città, ricostruita dopo il terremoto del 1693, con il duomo di San Giorgio e la piazza dove si affaccia il Circolo di conversazione del 1850. Bisogna passeggiare e ammirare il panorama da Santa Maria delle Scale, godersi lo spettacolo del delizioso teatro inserito in uno dei contesti più belli del luogo, il Palazzo Arezzo De Spuches. E a pochi chilometri il Castello di Donnafugata, con il suo piano nobile, i saloni di rappresentanza, le sale da pranzo. Poi c’è Scicli.

Scicli
Con le sue figure mostruose e grottesche, le teste di mori e di saraceni del Palazzo Beneventano e di altre residenze nobiliari, i balconi panciuti di pietra e di ferro caratteristici della Sicilia del Settecento. In via Francesco Mormino Penna c’è il commissariato di Vigàta. Nella realtà è il Palazzo municipale dei primi del Novecento: al piano terra gli uffici di Montalbano e dei suoi collaboratori.

Agrigento
Girgenti, cioè Agrigento, con Camilleri diventa Montelusa. Nella città della Valle dei Templi, Andrea Camilleri ha trascorso gli anni liceali, tra il 1938 e il 1943. E ora è seduto al tavolo di un bar, nel cuore della città, in via Atenea. Come Pessoa a Lisbona. Così, dal 2020, lo ha pensato l’artista, lo stesso scultore che ha firmato il monumento a Montalbano.
La vicina piazza San Francesco è stata per il giovane studente che veniva da Porto Empedocle contenitore di tante storie che arrivavano da ogni parte della provincia. Qui, si può dire, nasce in embrione l’idea di Vigàta. Un tempo era la piazza dove si ritrovavano gli studenti: “Proprio lì, al centro di quella piazza – sottolineò Camilleri – ognuno raccontava le storie del suo paese”.

Da Capo Rossello alla Scala dei Turchi
Ad Andrea Camilleri (e a Salvo Montalbano) piace anche un’altra Sicilia, lontana dal mare, quella “fatta di terra arsa e riarsa, gialla e marrò”. E poi gli olivi saraceni, la campagna e il mare. Una linea d’orizzonte dentro cui perdersi. Montalbano spesso si gode di uno splendido paesaggio: chilometri di spiaggia e di mare interrotti dalla sagoma frastagliata di Capo Rossello.
Infine c’è la Scala dei Turchi. Una lingua bianca in territorio di Realmonte che affonda nel mare azzurro. Per arrivarvi a piedi dal centro di Porto Empedocle basta poco più di una mezz’oretta. In bici o in moto, un pugno di minuti. Secoli di pioggia e vento hanno scavato una gradinata naturale. Ne Il cane di terracotta ne parla come un paradiso incontaminato. Forse è qui che Montalbano, nella sua ultima avventura, Riccardino, decide di andarsene, cancellandosi nella luce di un paesaggio straordinario.

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