Portate una giacca a vento perché il mistral può soffiare forte anche con il sole, e vestitevi a strati visto che le temperature oscillano tra gli otto gradi del mattino presto e i quindici del primo pomeriggio. Le scarpe devono essere comode e chiuse per camminare sui ciottoli del Panier e sui sentieri delle Calanques. Non dimenticate gli occhiali da sole: la luce invernale è abbagliante, riflessa dal mare e dalle facciate chiare dei palazzi.
I vantaggi dell'inverno sono molti: i musei poco affollati dove potete sostare davanti ai quadri senza essere spinti, i ristoranti dove prenotare un tavolo non richiede settimane di anticipo, i prezzi degli hotel che scendono fino al quaranta percento rispetto all'estate. La luce è cristallina, la visibilità eccezionale, e le Calanques sono accessibili senza le restrizioni estive imposte per il rischio incendi. Gli eventi invernali punteggiano il calendario: la Candelora con le navettes benedette, il Carnevale che precede la Quaresima.
Gli svantaggi sono relativi: gli orari ridotti di alcune attrazioni e dei battelli per le isole, la possibilità di qualche giornata di pioggia, il mare troppo freddo per fare il bagno, il mistral che rende difficili le escursioni costiere nei giorni più ventosi. Ma sono piccoli prezzi da pagare per avere Marsiglia tutta per voi, senza l'assedio turistico dell'estate.
Marsiglia d'inverno è la Francia mediterranea nella sua essenza più autentica: senza turisti, con i marsigliesi che si riprendono la loro città, il sole che scalda anche a gennaio e la bouillabaisse che sa davvero di mare.
La rinascita attraverso l'architettura
Quando Norman Foster ha disegnato l'Ombrière-miroir, la gigantesca tettoia specchiante sul Vieux Port, ha mandato un messaggio chiaro: Marsiglia guarda al futuro. Ma è stato il MuCEM, il museo "ricamato" in cemento di Rudy Ricciotti inaugurato nel 2013, a diventare il vero simbolo della metamorfosi. Un edificio che sembra un prezioso gioiello traforato, dove il Mediterraneo entra dalla luce che filtra attraverso il reticolato di cemento bianco.
Il progetto Euroméditerranée, partito nel 1995, ha trasformato chilometri di banchine portuali abbandonate in un quartiere avveniristico. Gli antichi magazzini ottocenteschi dei Docks de la Joliette sono diventati loft e negozi di design, mentre il grattacielo ondulato della Tour CMA CGM di Zaha Hadid si erge come una scultura d'acciaio contro il cielo azzurro. Perfino Le Silo, i vecchi silos per cereali dove arrivava il grano dalle colonie, oggi ospita un auditorium dove risuonano concerti e conferenze.
Ma è forse La Friche La Belle de Mai a raccontare meglio la storia di questa rinascita. L'ex manifattura di tabacco, con le sue ciminiere arrugginite e i capannoni immensi, è diventata il più grande centro culturale indipendente d'Europa. Sul tetto-terrazza, anche a gennaio con un bicchiere di vino in mano e una coperta sulle ginocchia, si gode una vista a trecentosessanta gradi sulla città mentre artisti e creativi animano gli spazi sottostanti con mostre, concerti e performance. Marsiglia non ha nascosto le sue cicatrici: le ha trasformate in arte.
Una volta in città, muoversi è semplice grazie alle due linee di metropolitana e alla moderna rete tranviaria. Ma il vero modo marsigliese di attraversare il porto è il Ferry Boat: cinquanta centesimi per tre minuti di navigazione da una sponda all'altra del Vieux Port, un'esperienza ancora più suggestiva con l'aria frizzante di gennaio che pizzica le guance mentre i gabbiani vi accompagnano volteggiando.
giorno 1 - Mattina al porto e nel Panier
Quando arrivate al Vieux Port alle nove del mattino, i pescatori stanno già allestendo il mercato del pesce sotto l'Ombrière di Foster. Le casse di polistirolo traboccano di dentici, orate e rascasse, il pesce spinoso indispensabile per la vera bouillabaisse. L'inverno è la stagione migliore per questo piatto: i pesci di scoglio sono più saporiti e i ristoranti, meno affollati, permettono prenotazioni last-minute senza l'assedio turistico dell'estate.
Concedetevi un chocolat chaud da La Caravelle o Le Bar de la Marine, il caffè immortalato nei film di Marcel Pagnol, guardando il sole invernale illuminare i palazzi color ocra che si specchiano nell'acqua del porto. Il cioccolato è denso, quasi una crema, e scalda le mani prima ancora di scaldare lo stomaco.
Quando il sole è abbastanza alto, verso le dieci e mezza, salite verso il Quartier du Panier. Le viuzze strette in questa ora si riempiono di una luce radente che esalta i colori della street art: enormi murales coprono intere facciate, trasformando quello che un tempo era il quartiere più malfamato della città in una galleria d'arte a cielo aperto. Tra montée des Accoules e rue du Panier, botteghe artigiane vendono saponi di Marsiglia autentici, ceramiche dipinte a mano e gioielli d'artista.
Il cuore del quartiere è la Vieille Charité, ex ospizio barocco del Seicento con un cortile centrale che d'inverno diventa una sorta di camera di luce: il sole basso entra radente tra i porticati ad arco, creando geometrie d'ombra sui ciottoli. All'interno, il Museo di Archeologia Mediterranea custodisce una collezione egizia seconda solo al Louvre, ma a gennaio avrete le sale praticamente per voi, potendo contemplare sarcofagi e papiri senza turisti che vi gomitano per un selfie.
Fermatevi a place de Lenche, dove secondo la tradizione sorgeva l'agorà dell'antica Massalia greca, e ordinate un pastis al sole di mezzogiorno. Sì, i marsigliesi lo bevono anche d'inverno, ed è un ottimo modo per scaldarsi prima di pranzo.
Pranzo e pomeriggio culturale
È il momento perfetto per la vera bouillabaisse nei ristoranti certificati del porto. Il rituale prevede prima il brodo profumato servito con crostini e rouille, la maionese piccante all'aglio e peperoncino, poi il pesce presentato intero su un piatto da portata. Se preferite qualcosa di meno impegnativo, provate i pieds-paquets, piedi e trippa di agnello in umido, alla Brasserie Les Templiers: un piatto invernale che solo gli stomaci forti apprezzano fino in fondo.
Il pomeriggio è perfetto per i musei, visto che il sole tramonta presto, verso le cinque e mezza a gennaio. Il MuCEM con il sole basso diventa ancora più spettacolare: il reticolato in cemento crea giochi di luce cangianti che cambiano minuto dopo minuto. Le mostre temporanee invernali sono spesso le più interessanti dell'anno, lontane dall'obbligo di piacere alle masse estive. La passerella sospesa che collega il museo al Fort Saint-Jean è ventosa ma emozionante, e i bastioni medievali della fortezza offrono vedute cristalline sul mare dove le onde si infrangono contro gli scogli in spruzzi bianchi.
Poco distante, nella futuristica Villa Méditerranée di Stefano Boeri con la sua struttura a sbalzo sospesa sull'acqua, la Cosquer Méditerranée offre un viaggio nel tempo. Salite sulle navette che simulano un'immersione subacquea e vi ritrovate tra le incisioni rupestri di trentamila anni fa della grotta preistorica scoperta nelle Calanques. Un'esperienza perfetta quando fuori fa fresco e il vento soffia dal mare.
Il Musée Regards de Provence, nell'ex stazione sanitaria del porto, è piccolo ma prezioso. La sua collezione sulla luce provenzale assume un significato particolare quando attraverso le finestre vedete quella stessa luce brillare sulle facciate della città, dorata e calda anche a gennaio.
Il tramonto sulla Bonne Mère
Calcolate di arrivare a Notre-Dame-de-la-Garde verso le quattro e quarantacinque per il tramonto. Il bus 60 dalla Canebière vi porta in quindici minuti sulla collina che domina Marsiglia da centosessantadue metri d'altezza. La basilica romanico-bizantina, con la sua statua dorata della Vergine alta quasi dieci metri, è il faro spirituale della città da più di un secolo.
L'inverno regala tramonti spettacolari: la luce radente accende d'oro la statua e tinge di rosa le facciate della città sottostante, mentre a occidente il sole affonda nel Mediterraneo in un'esplosione di arancio e viola. Dalla terrazza, meno affollata che in estate, la visibilità è eccezionale. Nelle giornate più limpide si vedono nitidamente le Alpi innevate all'orizzonte, oltre la Provenza che si distende ai vostri piedi come una carta geografica tridimensionale.
Per cena, scendete verso il Cours Julien, il quartiere bohémien degli artisti dove i ristoranti etnici si alternano alle osterie tradizionali. Oppure dirigetevi verso Saint-Victor, dove le trattorie provenzali servono la daube, lo stufato di manzo con vino rosso e olive che d'inverno è il piatto perfetto per concludere la giornata. Le sale sono calde, i tavoli di legno massiccio, e i marsigliesi cenano tardi chiacchierando ad alta voce sopra le bottiglie di Côtes de Provence.
Giorno 2: il mare d'inverno
La Corniche e il Vallon des Auffes
L'inverno è il momento migliore per percorrere la Corniche Kennedy: niente folla di bagnanti, aria tersissima, mare color cobalto che si infrange sugli scogli in spruzzi che il vento porta fino alla strada. I cinque chilometri di strada panoramica scavata nella scogliera, fiancheggiata da ville Liberty e palazzine anni Trenta, sono un museo di architettura a cielo aperto.
Il Vallon des Auffes, il porticciolo minuscolo incastonato tra le rocce, è ancora più fotogenico d'inverno. Le barche dei pescatori ondeggiano ormeggiate, i gabbiani volteggiano urlando, e sui tavolini dei ristorantini le tovaglie di carta a quadri svolazzano al vento. È il posto perfetto per un brunch tardivo a base di ostriche e vino bianco di Cassis. I mitili sono più saporiti nei mesi con la "r", dicono i marsigliesi, e le plateaux de fruits de mer che arrivano fumanti al tavolo sono una celebrazione dell'inverno mediterraneo.
Pomeriggio alle Calanques, tra sole e mistral
Se c'è sole, e spesso c'è anche a gennaio, le Calanques d'inverno sono uno spettacolo selvaggio. Niente restrizioni d'accesso come in estate, quando bisogna prenotare online per via del rischio incendi. I sentieri sono deserti, la vegetazione verde brillante dopo le piogge autunnali, e l'acqua del mare ha quella trasparenza vitrea che si vede solo nei mesi freddi.
La calanque de Sormiou è raggiungibile in un'ora di cammino dal parcheggio, e il ristorante sulla spiaggia è aperto tutto l'anno per chi vuole concedersi un piatto di pesce con vista sulle falesie. La calanque de Callelongue è ancora più semplice da raggiungere, praticamente in auto fino al borgo di pescatori, per chi non se la sente di camminare troppo. Attenzione però: portate giacca a vento e scarpe chiuse, perché il mistral può soffiare forte anche con ventiquattro gradi al sole.
Ma se piove e tira vento...
Se invece piove o soffia un vento da lupi, è il momento perfetto per rifugiarsi nei musei della zona sud. Il Musée Cantini, in un palazzo seicentesco del quartiere alla moda, custodisce capolavori del surrealismo. Picasso, Miró, Ernst vi aspettano in sale piccole e raccolte, dove d'inverno potete sostare quanto volete davanti ai quadri senza essere spinti dalla folla.
Il Palais Longchamp, monumentale palazzo ottocentesco con fontana scenografica, è ancora più suggestivo sotto il cielo grigio. Il Musée des Beaux-Arts nelle sue sale riscaldate espone Tiepolo, David, Courbet e un'intera sezione dedicata ai pittori provenzali dell'Ottocento. Oppure scegliete l'Abbaye Saint-Victor, la basilica-fortezza medievale dove la cripta è un rifugio millenario. A febbraio, il 2 per la Candelora, qui si celebra la benedizione delle navettes, i biscotti a forma di barchetta che sono una tradizione antica quanto la città stessa.
Nel tardo pomeriggio, i Docks Village con i loro magazzini portuali ristrutturati sono perfetti per lo shopping di qualità al riparo dal vento. Boutique, concept store e ristoranti si susseguono negli spazi industriali convertiti, dove d'inverno si organizzano anche installazioni artistiche e mercatini creativi.
I sapori che scaldano l'inverno
La bouillabaisse d'inverno è tutta un'altra cosa rispetto a quella estiva. I pesci di scoglio, la rascasse in testa, sono più saporiti, e nei ristoranti certificati dalla Charte de la Bouillabaisse come Chez Fonfon al Vallon des Auffes prenotare un tavolo è molto più facile che in agosto.
I pieds-paquets, piedi e trippa di agnello cucinati per ore in un umido di vino bianco e pomodoro, sono un piatto che solo l'inverno giustifica. Non per stomaci delicati, ma chi li apprezza li considera il vero soul food marsigliese, quello che le nonne cucinavano la domenica e che oggi sopravvive solo in poche trattorie tradizionali.
La daube provençale, lo stufato di manzo con vino rosso, olive nere, carote e aromi, è il piatto che trovate in tutte le osterie quando fa freddo. Si serve bollente in ciotole di ceramica, con il sugo denso che chiede a gran voce una fetta di pane casereccio per fare la scarpetta.
E poi ci sono gli oursins, i ricci di mare che da ottobre ad aprile invadono i mercati del pesce. Si mangiano crudi, aperti con le forbici, con solo una spruzzata di limone. Il sapore è intenso, iodato, divisivo: o li amate o li detestate, non ci sono vie di mezzo.
Il pastis lo bevono tutto l'anno, ma d'inverno alcuni bar tradizionali lo servono chaud, caldo con miele e spezie, una versione che scalda lo stomaco meglio di qualsiasi liquore. Alla Maison du Pastis sul quai du Port trovate decine di varianti artigianali e la storia di questa bevanda nata all'inizio del Novecento quando l'assenzio, che aveva creato una vera piaga sociale, fu proibito dalla legge.
Per i dolci, le navettes del Four des Navettes seguono la stessa ricetta dal 1781: biscotti a forma di barchetta profumati di fiori d'arancio, che il 2 febbraio vengono benedetti per la Candelora in una cerimonia che riempie l'Abbazia di Saint-Victor.
Come arrivare e muoversi
L'Aeroporto Marsiglia-Provenza dista venticinque chilometri dal centro, collegato dalla navetta bus che in venticinque minuti vi porta alla Gare Saint-Charles, la stazione ferroviaria che sembra un tempio neoclassico arroccato sulla collina. In alternativa c'è il treno regionale che parte dalla stazione aeroportuale di Vitrolles. Per chi arriva in treno, la Saint-Charles accoglie i TGV da Parigi in tre ore, oltre ai collegamenti da Lione, Nizza e le principali città europee.