Mangiare quel che passa il convento all’origine significava accontentarsi un pasto caldo e frugale. Eppure è stato tra le mura di conventi e monasteri che sono nati prodotti e ricettari segreti che si sono tramandati nei secoli e salvati dall’oblio.
In qualche caso quel che passa il convento è molto più che sussistenza ma sono pietanze succulente di storia, spiritualità e gola. A scoprirlo negli ultimi anni sono sempre più viaggiatori mossi dall’interesse per la gastronomia e partiti per destinazioni che esprimano un valore di autenticità e sacralità, così come di esperienze che creino una connessione emotiva e spirituale.
Per giungere a queste tavole silenziose e assaporare l’identità del luogo, spesso il cammino è il miglior preambolo. Camminare oggi non è più solo pellegrinaggio religioso, ma risponde alla voglia di un turismo attivo ed esperienziale, che parte alla scoperta di piccoli borghi e delle loro specialità enogastronomiche.
Oggi, tra i cento cammini certificati della nostra Penisola - una varietà incredibile in cui orientarsi anche grazie alla guida L'Italia in cammino - molti sono quelli in cui è naturale trovare nel silenzio delle abbazie un luogo in cui fermarsi per un pasto e un bicchiere di vino. Elementi della liturgia, ma anche di nutrimento quotidiano, frutto del lavoro che nei secoli ha scandito le giornate dei monaci secondo la regola dell’ora et labora.
A pranzo nel monastero
Ovunque ci sia un monastero o un convento non è difficile immaginare una cucina. Con un pasto caldo per i pellegrini, ma spesso anche con una tavola aperta al pubblico di visitatori che vogliano assaporare la spiritualità anche a bocconi.
Roma
Così a Roma, sotto le volte a botte e circondati dagli affreschi del palazzo Lante vicino al Pantheon, la musica classica si mescola alla cena. Qui, il ristorante Eau Vive, gestito dalle missionarie laiche dell’Immacolata, basa la sua proposta sulla cucina classica francese contaminata da pietanze internazionali dal Vietnam e dalle Hawaii. Sempre a Roma, lasciando fuori il traffico della città, ci si immerge nel silenzio dell’abbazia trappista dove il Caffè Tre Fontane offre ristoro con la degustazione dell’unica birra trappista prodotta in Italia.
Genova
Tra i carrugi di Genova, in seno all’Associazione Comunità di San Benedetto al Porto, la trattoria A’ Lanterna di Don Gallo serve un menu di pesce fresco, di terra e vegetariano cucinato secondo la tradizione ligure a 15 euro.
Milano
All’abbazia di Chiaravalle, raggiungibile con la ciclabile dal centro di Milano, ci si può calare in un luogo idilliaco dove regna un silenzio inaspettato come racconta Tino Mantarro nel magazine Touring (leggine un estratto da touringclub.it)
Al Ristoro fin dal mattino si viene accolti con i biscotti monastici, ma è nel pasto principale del pranzo che si apprezza tutta la genuinità dei sapori e del luogo. Taglieri di salumi e formaggi accompagnati da pane realizzato con farine da grani antichi dei campi di Chiaravalle, oltre a grano Padano Dop, vini dell’abbazia, sidro e una collezione di birre trappiste.
Avellino
Vicino ad Avellino, nel santuario di Monte Vergine a Mercogliano l’accoglienza Benedettina regala la gioia della condivisione nel ristorante Parthenos, con piatti al centro del tavolo, come zuppe, pasta fatta in casa e carne alla brace.
Pesaro e Urbino
Il Monastero di Fonte Avellana fondato alla fine del X secolo a Serra Sant'Abbondio, (Pesaro e Urbino), citato da Dante in Paradiso (Paradiso XXI, 106-111) è abitato da sette monaci, la cui ospitalità passa anche attraverso la ristorazione.
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