C’è un filo resistente, quasi sotterraneo, che attraversa la storia culturale italiana del Novecento e arriva fino a oggi. È il filo del racconto del Paese attraverso il viaggio, uno sguardo lento, curioso, mai indulgente. Un filo che passa da Guido Piovene a Gianrico Carofiglio e che trova nel Touring Club Italiano il suo naturale tessitore.
Quando nel 1957 Guido Piovene pubblica Viaggio in Italia, il Paese è nel pieno di una trasformazione epocale. L’industrializzazione accelera, le città cambiano volto, le fratture sociali diventano evidenti. Piovene attraversa l’Italia con metodo e disciplina, costruendo un’opera monumentale: oltre ottocento pagine che restituiscono un ritratto lucido, spesso impietoso, dell’Italia che si modernizza. Non un libro di celebrazione, ma un’indagine. Non una guida, ma una presa di coscienza collettiva.
Settant’anni dopo, Gianrico Carofiglio torna a intitolare Viaggio in Italia il suo nuovo libro, pubblicato dal Touring Club Italiano nella collana Andante. Il riferimento a Piovene è esplicito e dichiarato, ma ciò che più colpisce è la continuità profonda di sguardo e di metodo. Cambiano i tempi, cambiano le città, cambia la forma del racconto, ma resta intatta l’idea che viaggiare significhi interrogare i luoghi, non celebrarli.
Il metodo Piovene: un’Italia osservata senza indulgenze
Il Viaggio in Italia di Guido Piovene non fu soltanto un libro, ma un’impresa culturale senza precedenti. Nato come serie di reportage per la radio e poi diventato volume nel 1957, il lavoro di Piovene rappresentò uno dei tentativi più rigorosi di comprendere l’identità italiana nel momento in cui il Paese stava cambiando volto. Piovene attraversò l’Italia con uno sguardo insieme giornalistico e letterario, animato da un’etica dell’osservazione che rifuggiva sia l’enfasi celebrativa sia il bozzettismo folkloristico.
Il suo era uno sguardo analitico, spesso severo, capace di mettere in luce contraddizioni, ritardi, ipocrisie, ma anche energie profonde e inattese. Regione dopo regione, città dopo città, Piovene costruì un ritratto corale dell’Italia della modernizzazione, restituendo un Paese frammentato, diseguale, complesso, colto nel suo farsi. Un libro che ancora oggi colpisce per la precisione dello sguardo e per quella convinzione, condivisa da Carofiglio, che viaggiare significhi prima di tutto interrogare la realtà, non accontentarsi delle sue apparenze.

Dal censimento al frammento: due epoche, un unico sguardo
Se quello di Piovene era un viaggio sistematico, quasi enciclopedico, quello di Carofiglio è una costellazione di flânerie urbane. Undici esplorazioni che non pretendono di esaurire l’Italia, ma di suggerirne la complessità attraverso dettagli, deviazioni, margini. Dove Piovene cercava una mappa complessiva del Paese, Carofiglio lavora per frammenti, convinto che «più dei luoghi conti lo sguardo».
Eppure, al di là delle differenze stilistiche, i due libri condividono un’etica comune: l’attenzione al dettaglio, il rifiuto della retorica, la volontà di andare sotto la superficie. Piovene osservava l’Italia come un corpo attraversato da tensioni irrisolte; Carofiglio entra nelle crepe delle città contemporanee, cercando ciò che sfugge allo sguardo frettoloso del turismo.
Palermo, Genova, Torino, Bologna, Bari non sono mai semplici scenari, ma organismi vivi, attraversati da contrasti, memorie, energie invisibili. Città che parlano solo a chi è disposto a rallentare, ascoltare, perdersi.

Il Touring Club Italiano come casa naturale del racconto
Che Viaggio in Italia di Carofiglio sia edito dal Touring Club Italiano non è solo una scelta editoriale, ma una dichiarazione di appartenenza. Fin dalla sua nascita, il Touring ha raccontato l’Italia in tutte le sue sfaccettature: paesaggistiche, culturali, sociali, umane. Lo ha fatto non solo attraverso le guide, ma affidandosi alle parole e allo sguardo degli scrittori.
Nel secondo dopoguerra, con la rivista Le Vie d’Italia, il Touring Club Italiano ha dato forma a una stagione straordinaria del reportage letterario, invitando autori come Sciascia, Ortese, Buzzati, Bianciardi a raccontare un Paese che cambiava rapidamente. Piovene è una figura centrale di quella stagione. Carofiglio ne è, oggi, un erede consapevole.
La collana Andante si inserisce proprio in questa tradizione: un invito a camminare, osservare, ascoltare. A considerare il viaggio non come consumo di luoghi, ma come esperienza conoscitiva e trasformativa.

Viaggiare è un atto culturale
In un’epoca dominata dalla velocità, dalle immagini e dalle classifiche delle destinazioni “imperdibili”, Viaggio in Italia di Carofiglio riporta il viaggio alla sua dimensione più profonda: quella di un atto culturale. Un gesto che richiede pazienza e irrequietezza insieme, capacità di perdersi e disponibilità a farsi cambiare.
È lo stesso insegnamento che arriva, ancora oggi, dalle pagine di Guido Piovene. Ed è lo stesso racconto che il Touring Club Italiano porta avanti da oltre un secolo: un’Italia da attraversare lentamente, con tutti i sensi all’erta, sapendo che sotto la superficie – se sappiamo ascoltare – le città continuano a parlare.
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