Le città sono un destino, alle volte riassumono un Paese, più spesso vivono di vita propria. Organismi vivi, per qualcuno sarebbero addirittura esseri pensanti. Quel che è certo invece è che ogni viaggiatore ha le sue preferite, a ognuna associa un’idea, un’impressione, un ricordo che spesso esula dalla cartolina turistica. Per anni inviato de La Stampa, oggi editorialista de La Repubblica, Gabriele Romagnoli nella sua vita ha «conosciuto 93 Paesi», di città ne ha visitate (e vissute) tante, perché le preferisce al resto. Dunque è normale che nel costruire il suo portolano di viaggio, scegliesse di scrivere di città: da Calcutta a L’Avana, da Gerusalemme a Hong Kong. 

Panoramica di Beirut, la città del cuore di Romagnoli.

In Tenerci al mondo, nuovo volume della collana Andante TCI in libreria dal 15 settembre (pag. 222, 24 €, iscritti TCI 19,20 €, acquistabile su touringclubstore.it), Romagnoli costruisce 52 testi brevi, dal ritmo rapido e la scrittura avvolgente, 52 illuminazioni repentine in cui parla di trasformazioni e sorprese, delusioni e avventure. “Pezzi” in cui le parti spiegano il tutto e spiegandolo consegnano riflessioni sul mondo e sulla vita. Bolognese orgoglioso («perché conta il tempo che si è vissuto, ma altrettanto il luogo dove si è nati»), si è mosso spesso «per cercare un senso altrove», decidendo di vivere in luoghi opposti, da New York a Il Cairo, da Roma a Beirut, la città che gli ha rubato il cuore. Quando viaggia non lo fa per collezionare timbri sul passaporto, neanche per inseguire visioni altrui, anche se ormai il nostro immaginario dei luoghi si nutre di fin troppe immagini. Così tante che si rischia di muoversi solo per rivederle e replicarle in innumerevoli scatti da condividere. «Tra conoscere e riconoscere c’è la differenza di una sillaba che vale un mondo e un modo», riflette Romagnoli. 

La capitale dello Yemen, Sana'a

Ed è vero. Il nostro reale sempre più si nutre di qualcosa di già visto, il viaggio allora più che scoperta diventa conferma. Succede per esempio a Porto, la città portoghese in cui una visita alla libreria Lello e Irmão – considerata la più bella del mondo e fonte di ispirazione per la libreria dei maghi in Harry Potter – diventa uno spunto per riflettere sugli eccessi del turismo di oggi. Romagnoli si muove in modo diverso dai turisti d'oggi: lui viaggia per crearsi un’immagine dei luoghi, visto che la sensazione più esaltante – sostiene – è il non riconoscere un luogo, stupirsi di fronte all’inedito. E «farlo resta ancora la miglior fonte di felicità, almeno per alcuni esseri umani. Di sicuro è l’unica speranza di capire».

Gabriele Romagnoli

Allora che sia Abu Dabhi o Alessandria d’Egitto, la capitale yemenita Sana’a o la movimentata Caracas, va al cinema anche se non capisce la lingua, ascolta una santa messa per vedere che gente la frequenta, prende un tram da capolinea a capolinea, senza scendere, solo guardando e ascoltando. Non è un modo pianificato di muoversi, piuttosto una strategia di disorientamento da cui parte per raccapezzarsi in un luogo e dagli un senso, parziale e personale, ma anche una profondità, visiva, storica e, alla fine, piacevolmente letteraria.