Sotto la superficie, le città parlano. Ma non a tutti. Servono tempo, attenzione, uno sguardo disposto a rallentare. E serve qualcuno capace di ascoltare, comprendere e restituire su carta ciò che altrimenti resterebbe invisibile. Qualcuno come Gianrico Carofiglio, che in Viaggio in Italia – nuovo volume della collana Andante del Touring Club Italiano – attraversa le città italiane con passo lento e sguardo vigile.
Il titolo è un omaggio dichiarato al Viaggio in Italia di Guido Piovene, pubblicato nel 1957: un’opera monumentale, oltre ottocento pagine che raccontavano un Paese in piena trasformazione, con precisione quasi documentaria. Il libro di Carofiglio, invece, sceglie un’altra strada. Non il censimento, ma la costellazione. Non la mappa, ma il percorso interiore.
Viaggiare non è celebrare, ma interrogare
Come scrive l’autore, ciò che accomuna Piovene e questo nuovo Viaggio in Italia è “l’attenzione al dettaglio e la convinzione che viaggiare significhi interrogare i luoghi, non celebrarli”.
Carofiglio si muove nelle crepe delle città, convinto che più dei luoghi conti lo sguardo. Non la distanza, non la fama, non l’essere “instagrammabili”, ma il modo in cui ci si dispone verso ciò che si attraversa e verso le persone che lo abitano.
Viaggiare, sembra dirci, è prima di tutto un’azione elementare: guardarsi attorno. E soprattutto accettare di farsi cambiare da ciò che si guarda, anche quando questo genera inquietudine.

Undici città, undici flânerie tra mistero e quotidiano
In Viaggio in Italia il viaggio è una questione di attitudine, ma anche di equilibrio tra forze opposte: irrequietezza e pazienza. La prima spinge a muoversi, la seconda invita a rallentare, osservare, ascoltare. È solo così che diventa possibile perdersi davvero.
Perdersi non come errore, ma come metodo. Lo stesso dei flâneur dell’Ottocento, osservatori urbani capaci di cogliere l’invisibile nel quotidiano. Persone allenate a vedere, dove tutti guardano, qualcosa che agli altri sfugge.

Nelle undici flânerie che compongono il libro, Carofiglio cerca “i margini di ignoto, i territori del mistero che vivono accanto all’ordinario”. Anche una strada percorsa cento volte può rivelare qualcosa di inatteso, se si accetta l’idea – pacificamente eversiva – di non sapere dove si sta andando.
Alcune città sembrano resistere a ogni tentativo di comprensione. Come Palermo, magnifica e decadente, dove di notte il caos diventa ipnotico e colorato. Altre, come Bari, città dell’autore, raccontano trasformazioni profonde: da luogo di passaggio a meta turistica, con il rischio di perdere memoria e complessità dietro la cartolina folkloristica.
Per questo Carofiglio invita a spingersi oltre i percorsi consueti, fino al quartiere San Paolo, oggi periferia simbolica di ciò che Bari Vecchia è stata in passato.

Cinema, ricordi, suggestioni
Il viaggio segue anche traiettorie personali: le piccole sale cinematografiche di Roma, i ricordi di Firenze negli anni da magistrato, le suggestioni di una Genova scura e magnetica, carica di storie e di un’energia impalpabile.
Ogni città diventa un pretesto per raccontare non solo uno spazio, ma un modo di stare nel mondo.

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