Che cosa significa davvero viaggiare? Non spostarsi, non collezionare distanze, non inseguire mode turistiche. Viaggiare, nella sua forma più autentica, è un esercizio dello sguardo: guardarsi attorno, sostare nello spazio incerto tra ciò che appare e ciò che potrebbe essere, accettare l’inquietudine che nasce da quello scarto.

È da questa idea – semplice e insieme difficilissima – che prende forma Viaggio in Italia, il progetto del Touring Club Italiano raccontato da Gianrico Carofiglio nel video che presentiamo. Un viaggio che può avvenire ovunque, perché più dei luoghi conta la disponibilità a lasciarsi cambiare da ciò che si guarda.

Quando il viaggio non accade

Non sempre accade. Si può attraversare il mondo senza vedere nulla.
Lo racconta bene Turista per caso, con il personaggio di Macon Leary: uno scrittore di guide pensate per chi si muove senza voler davvero viaggiare, per chi cerca ovunque lo stesso letto, la stessa colazione, la stessa lingua.

Sono manuali che insegnano a restare indenni, a non farsi toccare dai luoghi.

Raccontare l’ovvio senza essere ovvi

Carofiglio parte da una domanda tanto semplice quanto radicale: è ancora possibile parlare di città come Roma, Firenze, Venezia o Napoli senza ripetere ciò che è già stato detto mille volte?

La scommessa è tutta qui: trovare scorci che non sono soltanto fisici, ma soprattutto mentali. Angolazioni narrative inattese, storie poco raccontate, talvolta sconosciute persino a chi quelle città le abita.

Perdersi come metodo

È una scommessa dello sguardo che passa, paradossalmente, dalla non-ricerca. Muoversi senza scopo, senza intenzione – una pratica che richiama suggestioni zen – e lasciare che le cose accadano. Perdersi, rallentare, accettare deviazioni ed errori. Perché spesso è proprio perdendosi che si scopre davvero.

Dell'irrequietezza e della pazienza

Il viaggio urbano, ricorda Carofiglio, vive di due forze opposte e complementari. Da una parte l’irrequietezza, che spinge a muoversi e a cercare. Dall’altra la pazienza – e persino una certa indolenza – che invita a osservare, ad ascoltare, a restare. Kafka lo aveva scritto con lucidità.

Chi cerca non trova, ma chi non cerca viene trovato.

L’inconscio delle città

Da qui nasce anche l’attenzione per le leggende metropolitane, i racconti marginali, le storie di fantasmi. Non importa crederci o meno: queste narrazioni parlano dell’inconscio dei luoghi, delle colpe rimosse, dei desideri collettivi. Spesso sono proprio queste storie sotterranee a offrire una chiave per comprendere la storia ufficiale, quella più visibile e, a volte, banalizzata.

Alla fine, il senso del viaggio torna sempre lì: allo sguardo. Non è un caso che venga naturale citare Proust, anche se la sua frase è stata ripetuta infinite volte. È stata ripetuta perché resta vera:

Il vero viaggio di scoperta non è vedere posti nuovi, ma avere occhi nuovi

Scopri Viaggio in Italia di Gianrico Carofiglio

Un libro da leggere con lentezza, da portare con sé, da usare come invito a guardare meglio ciò che crediamo di conoscere già.

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