Sono oltre quattro milioni le forme di Parmigiano Reggiano da 40 chili ciascuna che stagionano nei caseifici del Consorzio: periodicamente, un tecnico – in gergo il battitore – le controlla una a una con un martelletto per verificare la corretta stagionatura. Ha un orecchio esperto, e sa riconoscere il suono che rivela l0eventuale presenza di bolle d’aria. Un procedimento che si ripete immutato da secoli; l’unica cosa che è cambiata sono i macchinari che aiutano a spostare le forme. Una volta era tutto a forza di braccia, oggi c'è l'aiuto meccanico. E immutato dal X secolo è il procedimento con cui si fa il Parmigiano Reggiano: solo tre ingredienti, latte, caglio e sale, per un prodotto rimasto artigianale. La stagionatura prevede un minimo di 12 mesi: un procedimento lento, lunghissimo, che ha come quarto ingrediente la pazienza.

Il delicato momento della battitura delle forme

«I magazzini di stagionatura sono le nostre cattedrali, dove il formaggio stagiona fino a oltre 100 mesi, un processo unico nel panorama alimentare mondiale, quasi anacronistico» racconta Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano. «Ecco, la visita in caseificio rende consapevoli di qualcosa che non si pensava potesse esistere più, oggi: una artigianalità antica. “Vado a vedere come si fa il Parmigiano Reggiano” è solo l’inizio di un viaggio straordinario perché questo prodotto non è solo un formaggio, è il racconto vivo del nostro territorio e della nostra storia». 

APPUNTAMENTO IL 23 E 24 MAGGIO

Una storia affascinante, che due volte l’anno si può scoprire da vicino grazie a Caseifici Aperti. L’edizione principale in primavera (quest’anno fine settimana del 23 e 24 maggio) una cinquantina di caseifici aderenti all’iniziativa (elenco e dettagli sul sito del consorzio) aprono le porte per visite guidate seguite da degustazioni, anche con iniziative collaterali come visite nelle stalle, showcooking e attività per bambini. 

Le visite di Caseifici Aperti sono l'occasione per scoprire come si produce il formaggio

Caseifici Aperti diventa quindi l’opportunità per scoprire un’area che comprende le province di Parma, Reggio Emilia e Modena, quella di Bologna alla sinistra del fiume Reno e quella di Mantova alla destra del Po (sì, il Parmigiano Reggiano è anche lombardo). Tra le novità di questa edizione primaverile 2026, la marchiatura. In alcuni caseifici il personale del Consorzio mostrerà ai visitatori la marchiatura a fuoco che viene fatta sulla forma dopo i 12 mesi, per certificare in modo ufficiale che quella forma è perfetta e dunque degna del marchio DOP. 

Laboratori per i più piccoli

E poi, ovviamente, degustazioni in purezza delle varie stagionature con il personale di APR – Assaggiatori Parmigiano Reggiano – , che lo farà assaggiare spesso abbinato con prodotti del territorio, per comprenderne gli aromi e le specificità di ogni stagionatura. E momenti per i più piccoli, grandi amanti del Parmigiano Reggiano che spesso è il primo formaggio che assaggiano. Per loro previsti laboratori esperienziali e vere e proprie Cacce al tesoro, ma anche visite nelle aziende tra vitelli, trattori e animazione. Caseifici Aperti è dunque l’occasione perfetta per tutte le famiglie per una gustosa visita fuori porta durante il week-end.

Magari fermandosi a mangiare direttamente nei vari caseifici, che nei due giorni della manifestazione metteranno a disposizione degli ospiti servizi di ristorazione per fare pranzi e non solo: in alcuni caseifici – grazie alla collaborazione con le Cesarine – sono previsti show cooking con l'assaggio di prodotti del territorio.

Per i più piccoli pensati laboratori, cacce al tesoro e visite nelle fattorie