In termini burocratici si chiama investimento 3.3 M2C4 del Pnrr, semplificato per i non addetti ai lavori: Rinaturazione dell'area del Po. Ma, anche così, non è facile capire che cosa sia un progetto di rinaturazione. Sul terreno, invece, si capisce meglio. Non solo per il fango che un inverno piovoso come l'ultimo ha lasciato ovunque: si capisce perché si vede come alcuni interventi ingegneristici abbiano ridisegnato il paesaggio, rendendolo in potenza un po' più naturale di quel che appare oggi.

Anche se al momento tutto si riduce a ettari di terra smossa, file di esili alberelli che aspettano la bella stagione per crescere, scavi, pietre rimosse, pozze acquitrinose e fanghiglia. La riconfigurazione di un ambiente che attende di riprendere vita, con un maggior equilibrio ecologico e un aumento della biodiversità.

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Un paesaggio artificiale che sembra naturale

L'equivoco in cui tutti incorriamo, specie se si passeggia per le terre basse della pianura padana, è pensare che questi paesaggi senza veri punti di riferimento — fatti di immensi campi di grano e mais, filari di pioppi, acquitrini, radure e argini — siano naturali, quando naturali non sono: è tutto artificiale e addomesticato, ettari di terreni agricoli di agroindustria.

Specie dal secondo dopoguerra, quando si è intervenuti per ridefinire a vantaggio dell'uomo sia l'uso del suolo circostante il più grande fiume italiano, sia quello delle sue acque, imbrigliate in arginature sempre più alte e massicce. Se queste hanno difeso le persone e le cose dalle piene distruttive, hanno anche limitato il fluire delle acque, costringendole in un alveo ampio — tra i due argini maestri del Po in alcuni tratti corrono anche sei chilometri — ma pur sempre definito e artificiale.

Un'area rinaturata è un tratto di fiume dove si è intervenuti per ridare spazio alla corrente fluviale che così, a seconda delle piene stagionali, può di nuovo fluire nelle lanche — i meandri abbandonati che diventano stagni — e creare ambienti umidi fondamentali per la biodiversità.

Mirella Vergnani, ingegnere dirigente, direzione "Transizione ecologica" — AIPo
Prima della "rinaturazione"

Come funziona la rinaturazione

L'Agenzia interregionale per il fiume Po (AIPo) ha di che essere soddisfatta. Il primo obiettivo — 13 km di riduzione dell'artificialità dell'alveo entro il dicembre 2024 — è stato raggiunto. Il secondo, 37 km entro marzo di quest'anno, è stato addirittura superato: 38,49 km, a cui si affiancano 447 ettari di rimboschimento con specie autoctone come salici, frassini e ontani.

Gli interventi hanno previsto il recupero morfologico del fiume riducendo i cosiddetti «pennelli di navigazione», ovvero le strutture sommerse costruite per rendere il Po più navigabile nei periodi di magra. Abbassandoli, si consente al fiume di riappropriarsi, durante le piene anche non eccezionali, degli spazi in cui naturalmente divagava: le lanche, gli ambienti umidi, la fauna ittica e non solo — oggi scomparsa insieme al proprio habitat. Operazioni che non compromettono gli argini maestri, ma sono fondamentali per ripristinare l'antico equilibrio variabile tra uomo e fiume.

Dopo la Rinaturazione

Non un ritorno al passato, ma un passo verso il futuro

La rinaturazione del Po non è — e non può essere — un ritorno al Po idillico e brulicante di vita cantato da Riccardo Bacchelli. «L'antropizzazione degli ultimi 50 anni ha bloccato il meccanismo di naturale cambiamento», spiega Vergnani. «Con questi interventi si reinnesca il processo di movimento del fiume, che è un elemento naturale dinamico e necessita di recuperare i suoi spazi.»

Un'affermazione che a chi ha vissuto con lo spettro dell'alluvione può far venire i brividi, ma che non mette a repentaglio i territori abitati: tutti i lavori avvengono nelle parti più prossime all'alveo attivo, ben distanti dagli argini maestri. Al massimo, qualche ettaro di granturco o di pioppeti in meno, a favore di dinamiche ambientali di recupero dell'ambito fluviale.

È un grande progetto anche perché, per una volta, non si è lavorato sull'emergenza, ma si è investito guardando al domani, per migliorare l'equilibrio tra l'ambiente naturale e l'utilizzo del suolo.

Mirella Vergnani — AIPo

Ed è stato ultimato entro i termini previsti. Che — almeno in Italia — non è poco.

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