Passerelle fino alla battigia, sedie Job, bagni accessibili, personale formato e informazioni chiare: l’accessibilità delle spiagge non è più soltanto una buona pratica, ma un requisito sempre più centrale nella qualità dell’offerta turistica. Ecco come orientarsi tra regole, certificazioni ed esempi virtuosi, con una selezione di località italiane dove il mare è davvero più vicino a tutti.

Andare al mare dovrebbe essere un diritto semplice. Per milioni di persone con disabilità motoria, sensoriale o con altre esigenze specifiche, però, non lo è ancora del tutto. La scelta di una spiaggia o di uno stabilimento, prima ancora della vacanza, spesso comincia con una serie di verifiche: la passerella arriva davvero fino alla battigia? Il bagno è accessibile? Ci sono ausili per entrare in acqua? Il personale è formato per assistere chi ne ha bisogno?

Negli ultimi anni qualcosa si è mosso. Non solo sul piano della sensibilità, ma anche su quello, più concreto, delle regole, delle certificazioni e delle buone pratiche. L’accessibilità balneare non è più soltanto una questione di buona volontà locale: sta diventando, lentamente, un requisito di qualità dell’offerta turistica.

Guardando fuori dall’Italia, alcuni Paesi mostrano modelli interessanti. In Grecia il sistema SEATRAC permette alle persone con disabilità motoria di entrare in acqua in autonomia grazie a una sedia su binario alimentata a energia solare. In Francia il marchio Handiplage classifica le spiagge accessibili per livelli, rendendo più chiaro al turista quali servizi aspettarsi. In Spagna, soprattutto nelle grandi spiagge urbane, l’accessibilità è spesso integrata nella gestione ordinaria del litorale, con passerelle, sedie anfibie, docce e servizi igienici adattati, assistenza alla balneazione e percorsi continui.

In Emilia-Romagna "Spiaggia Libera Tutti"

Non esiste oggi un censimento nazionale unico, aggiornato e omogeneo di tutte le spiagge pienamente accessibili. Esistono però esperienze consolidate, destinazioni strutturate e progetti che rappresentano punti di riferimento utili per chi cerca un mare più inclusivo.

A Rimini, l’arenile di Piazzale Boscovich ospita il progetto Spiaggia Libera Tutti, una spiaggia inclusiva pensata per rendere più semplice l’accesso al mare a persone con disabilità e famiglie con esigenze specifiche.

Il progetto ha trasformato una spiaggia libera in uno spazio attrezzato, con servizi dedicati, prenotazione degli ombrelloni e attenzione alla continuità tra lungomare, arenile e balneazione. La prima stagione, nel 2025, si è chiusa con oltre 5.500 presenze, segno di una domanda concreta e di un bisogno ancora molto forte.

Riccione è stata tra le località che per prime hanno lavorato in modo organico sull’accessibilità balneare. Il progetto Spiaggia LiberAtutti, nato nel 2007, è stato indicato per anni come una delle esperienze più avanzate in Italia, grazie alla presenza di passerelle, ausili per l’ingresso in acqua e servizi dedicati.

Oggi l’accessibilità è parte più ampia dell’offerta turistica della città, con stabilimenti attrezzati, percorsi senza barriere e servizi rivolti a persone con diverse esigenze.

San Foca, Gallipoli, Porto Cesareo e Torre Lapillo, Puglia: il modello Io Posso

Nel Salento, il progetto Io Posso è uno degli esempi più importanti in Italia. Nato nel 2015 a San Foca, si è esteso negli anni anche a Gallipoli, Porto Cesareo e Torre Lapillo. Le spiagge Io Posso sono gratuite e pensate per persone con disabilità motorie o patologie altamente invalidanti, comprese malattie come la SLA.

Il progetto mette a disposizione postazioni dedicate, ausili specializzati e personale qualificato. Il suo valore principale è quello di garantire l’accesso al mare anche a persone con bisogni complessi, per le quali una semplice passerella non sarebbe sufficiente.

Bibione e Jesolo, in Veneto accessibilità lungo tutto il litorale

Bibione è uno degli esempi più interessanti perché lavora sull’accessibilità come destinazione, non come singolo servizio isolato. Il litorale ospita stabilimenti accessibili lungo tutta la spiaggia e Bibione Spiaggia aderisce al progetto Destination4All realizzato con Village for All.

La logica è quella di rendere il soggiorno più semplice nell’intero percorso di vacanza: spiaggia, strutture ricettive, servizi, attività sportive e ricreative. Non una piccola “zona accessibile”, ma una destinazione che prova a rendere l’accessibilità parte dell’esperienza ordinaria.

Anche Jesolo è tra le destinazioni segnalate nel circuito dell’ospitalità accessibile e lavora da anni sull’inclusione turistica. L’ampiezza dell’offerta balneare, la presenza di servizi urbani e la vocazione turistica della città la rendono una meta interessante per chi cerca stabilimenti attrezzati e una destinazione con molte soluzioni ricettive.

Come per tutte le località con molti stabilimenti, è importante verificare prima della partenza il livello di accessibilità della singola struttura scelta: passerelle, sedie per l’ingresso in acqua, bagni accessibili e assistenza possono variare da stabilimento a stabilimento.

Liguria: Comuni Bandiera Lilla e stabilimenti “Approved”

La Liguria ha un ruolo importante nella storia dell’accessibilità turistica italiana: proprio qui è nata Bandiera Lilla, il riconoscimento che valorizza i Comuni impegnati nel turismo accessibile. La regione conta diverse località costiere premiate e un numero crescente di attività Bandiera Lilla Approved, compresi operatori privati e stabilimenti balneari.

In Riviera, il tema dell’accessibilità è particolarmente delicato perché molti tratti di costa sono stretti, urbanizzati o caratterizzati da dislivelli. Proprio per questo, la presenza di Comuni e operatori che investono su percorsi, servizi e accoglienza inclusiva è un segnale importante.

Alba Adriatica, Tortoreto e Roseto degli Abruzzi, Abruzzo: l’accessibilità come qualità di destinazione

In Abruzzo diverse località costiere hanno intrapreso percorsi legati all’accessibilità turistica. Alba Adriatica e Tortoreto figurano tra i Comuni associati alla Bandiera Lilla, mentre Roseto degli Abruzzi è entrata più di recente nella rete dei Comuni Lilla.

In questi casi il valore non riguarda soltanto la singola spiaggia, ma la volontà di qualificare il territorio nel suo insieme: lungomare, servizi, percorsi urbani, accoglienza e accesso al mare.

Il mare accessibile? Una questione di qualità

Una spiaggia accessibile non serve solo alle persone con disabilità. Serve agli anziani, alle famiglie con bambini piccoli, a chi ha difficoltà temporanee di movimento, a chi viaggia con esigenze particolari. In altre parole, rende il mare più semplice, più sicuro e più accogliente per tutti.

Gli esempi italiani più virtuosi mostrano che l’accessibilità funziona quando non si limita a un singolo ausilio, ma diventa sistema: informazioni chiare, percorsi continui, personale formato, servizi prenotabili, manutenzione, attenzione alle diverse disabilità.

Il mare per tutti, oggi, non è ancora una realtà uniforme lungo l’intero litorale italiano. Ma non è più nemmeno soltanto uno slogan. È un percorso fatto di norme, investimenti, certificazioni, progetti locali e nuove aspettative da parte dei viaggiatori. La sfida decisiva è trasformare le esperienze migliori in uno standard ordinario dell’offerta turistica balneare italiana.

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