Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di sei ragazzi che da maggio 2019 hanno iniziato a percorrere tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti periodici e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero!

Li avevamo lasciati tra Puglia e Basilicata, i ragazzi di Va' Sentiero. Alle spalle i boschi abruzzesi, i colli molisani, i borghi della Daunia, davanti a loro non c'è che una regione e una meta: la punta del tacco, quel Capo di Santa Maria di Leuca che è la destinazione finale di Va' Sentiero 2020. Ma la Puglia è lunga, lunghissima, come ben sa chi vi arriva dal Nord in auto, diretto in Salento, e crede di essere arrivato non appena scorge il cartello che indica l'entrata nella regione. Da Foggia a Leuca sono oltre 350 km su strade e autostrade, almeno quattro ore di viaggio! E figuratevi quante ore di cammino.   

A complicare le cose ci si è messa nuovamente la pandemia. Già i ragazzi - che si trovavano in Puglia ai primi di ottobre - avevano dovuto chiedere a chi avrebbe voluto camminare insieme a loro di non aggregarsi più alla spedizione per evitare gruppi e assembramenti. Poi, a un certo punto, visto che la "seconda ondata" iniziava a essere importante in molte altre regioni, hanno dovuto prendere un'altra decisione difficile: ogni giorno dividersi in due gruppi e fare due tappe contemporaneamente, in modo da ridurre i tempi di arrivo in Salento e poter completare la spedizione prima di un evenuale lockdown. Non una cosa facile, né logisticamente né psicologicamente. Ma ormai li conoscete, i ragazzi, non si fanno certo fermare dagli imprevisti: e il finis terrae di Santa Maria di Leuca, vi rassicuriamo già, i ragazzi sono riusciti a toccarlo senza troppi problemi.  

ALLA SCOPERTA DELLE GRAVINE

Ma andiamo con ordine. Da Venosa, ultima tappa del breve passaggio in terra lucana, Va' Sentiero è arrivato a Spinazzola, nella provincia di Barletta-Andria-Trani (ma un tempo in Lucania: tanto che Innocenzo XII, nato a Spinazzola nel Seicento, è considerato l'unico papa lucano della storia). "Una tappa importante per me" racconta Yuri "visto che era la prima volta che tornavo a camminare dopo l'infortunio al ginocchio. E non poteva esserci giornata migliore: il cielo era stupendo, le colline a perdita d'occhio, i trattori che aravano lentamente i campi... me la sono proprio goduta". 

Tappa Venosa-Spinazzola - foto Sara Furlanetto​

I paesaggi, come avrete già capito, ormai non sono più propriamente "montani". Il Sentiero Italia, però, continua anche in Puglia lungo la dorsale delle Murge, l'altopiano carsico che fa parte di quello che è chiamato da alcuni "Antiappennino apulo-garganico". Una zona molto vasta, dove non scorre acqua, totalmente inghiottita dalle innumerevoli fessure del terreno: come nel Carso, anche le Murge sono "bucate" da migliaia di crepe, fessure, pozzi, grotte che fanno sparire l'acqua piovana nelle falde del sottosuolo. 

I ragazzi hanno potuto apprezzarne la particolare morfologia a Gravina di Puglia, poco lontano da Spinazzola. "La gravina è un canyon tipico di questa zona" racconta Francesco "e quella di Gravina è davvero spettacolare! Fu popolata fin dalla preistoria, quando gli uomini avevano trovato rifugio nelle sue grotte". Il sistema di cavità e caverne carsiche è stato sfruttato da sempre dalle popolazioni locali: "esiste una vera città sotto la città" continua Francesco "che deve essere ancora sfruttata turisticamente in maniera adeguata". La pietra locale è detta carparo: una sorta di tufo calcareo facilmente lavorabile.



Gravina di Puglia - foto Sara Furlanetto​

Da uno spettacolo geologico all'altro. Poco lontano, sulla strada tra Andria e Spinazzola, a poca distanza dal castello medievale del Garagnone, i ragazzi hanno visitato una vecchia cava di bauxite davvero scenografica. "Fu utilizzata tra il 1950 e il 1978" spiega Francesco "il materiale grezzo veniva trasportato al porto di Trani e poi via nave alle fonderie di Porto Marghera". "Non ci sono cartelli che le indicano, abbiamo scoperto per caso della loro esistenza" continua Yuri "e quando siamo arrivati non credevamo ai nostri occhi: sembrava di essere su un altro pianeta! Quelle pareti friabili quasi violacee, quello stagno con il canneto sul fondo della cava... Ci hanno detto che qui nevica spesso, d'inverno, non oso immaginare lo scenario ricoperto di bianco!". Le cave sono state utilizzate come sfondo per riprese cinematografiche anche da Checco Zalone e Achille Lauro.

Yuri è stato anche protagonista di un momento "thrilling", quando si è accorto di aver dimenticato alla cava lo zaino con il suo computer. "Me ne sono reso conto una volta arrivati all'agriturismo Torre Sansanello, così insieme al Giova sono corso indietro con il furgone per recuperarlo... per fortuna, mentre arrivavamo nuovamente alla cava abbiamo incontrato due ragazzi in macchina che molto gentilmente l'avevano trovato e preso in consegna per poi scriverci e riconsegnarcelo... un sospiro di sollievo per tutti!". 



La cava di bauxite tra Andria e Spinazzola - foto Sara Furlanetto​

A Gravina e dintorni il team è stato accompagnato da Michele Capone, proprietario dell'Azienda agricola e fattoria didattica "Agri biologica delle Murge". "Un personaggio vulcanico" racconta Yuri "davvero l'emblema dell'imprenditorialità pugliese: trovo sempre i pugliesi con una marcia in più, ovvero più proattivi, pratici, sul pezzo rispetto agli abitanti di altre regioni del Meridione. E Michele incarna perfettamente questo spirito". Michele ha preparato ai ragazzi un'ottima pasta con i ceci, ha fatto loro assaggiare il tipico formaggio detto "Pallone di Gravina" e ha raccontato loro tantissime storie sul territorio. "Tra cui quelle legate al vino" continua Francesco. "Lui produce il Dolcecanto, un vino ricavato da un blend di uve chiamato localmente Verdeca, con grande passione. Tanto da dirci: "Se volete fare una cosa sola nella vita, fate il vino!". 

Michele ha aperto gli occhi ai ragazzi su molte particolarità delle Murge, tra cui la presenza diffusa della ferula, una specie di arbusto molto comune in Puglia. "Sono piante erbacee, ma sembrano alberelli spogli" spiega Francesco "non vengono mangiate dal bestiame e quindi prosperano senza problemi. Il loro legno è leggero ma resistente. I rami di ferula venivano detti anche bastoni di Sant'Antonio, visto che li si usava per portare il fuoco: brucia infatti molto lentamente".   

Michele Capone e i suoi prodotti - foto Sara Furlanetto​
Michele Capone e i suoi prodotti - foto Sara Furlanetto​

ULIVI, CASTELLI E ACQUEDOTTI

Parte dell'altopiano delle Murge è tutelato dal 2004 dal parco nazionale Alta Murgia, al cui interno è anche il suo simbolo più famoso: Castel del Monte. La grande e misteriosa fortezza ottagonale si erge tra le colline fin dal Duecento, quando fu fatta costruire dall'imperatore del Sacro Romano Impero Federico II. "L'avvicinamento mi è piaciuto moltissimo" racconta Giacomo "sembrava di andare alla conquista del fortino nemico! È veramente una cattedrale nel deserto, lascia a bocca aperta pensare che fosse stata costruita per fungere da bivacco tra una battuta di caccia e l'altra. O almeno, così dicono alcune delle tante ipotesi sulla sua reale funzione...". 

Durante la tappa fino a Castel del Monte sono iniziati a comparire gli jazzi, capanne di pietra con annessi recinti per le greggi, e i pagliai, ricoveri dei pastori. "A spiegarci la loro funzione è stato Michele De Pasquale, un professore incontrato casualmente lungo il sentiero che sta camminando a piccole tranche sul Sentiero Italia. Michele ci ha raccontato che un tempo l'area era un enorme pascolo popolato da milioni di pecore, tanto che a Foggia, tra Quattrocento e Ottocento, esisteva la "Regia dogana della mena delle pecore di Puglia". E che i pastori utilizzavano le pietre calcaree per costruirsi ricoveri e ripari, realizzati in maniera straordinaria: i sassi erano incastrati tra loro senza collante, spesso in un edificio a forma conica con l'apertura al centro per il camino. I pastori si fermavano con i greggi per tutta la settimana, facendo quasi una vita da eremiti, e i figli li andavano a trovare portando ricambi e provviste". 


Castel del Monte - foto Sara Furlanetto​


L'agriturismo Torre Sansanello - foto Sara Furlanetto​

Da Castel del Monte la tappa successiva ha portato i ragazzi fino a Ruvo di Puglia, o meglio, alla Contrada Lama d'Ape nei pressi del paese. E lungo questo tratto il team ha incontrato per la prima volta l'Acquedotto pugliese, una gigantesca struttura avviata nel 1906 con l'intento di risolvere il millenario problema della penuria d'acqua nella regione. "È lungo 400 chilometri" spiega Francesco "e porta l'acqua dai monti di Campania e Basilicata, in particolare da Caposele, in provincia di Avellino, fino al Salento". Lungo l'acquedotto si può oggi camminare e pedalare: un grande percorso di turismo slow che attraversa buona parte della regione. 

"Abbiamo a mano a mano visto Castel del Monte che si allontanava, in una bella giornata dalla luce calda" racconta Andrea "poi ci siamo persi cercando una scorciatoia per reimmetterci sul Sentiero Italia, visto che come spesso succede, purtroppo, il tracciato vero e proprio non passa dai punti storico-turistici come Castel del Monte. E ci siamo ritrovati tra sterpaglie, rovi, muretti a secco ed erba gialla... Poi finalmente abbiamo ritrovato la nostra cometa: l'acquedotto!". La zona è estesamente coltivata, ma non solo a ulivi. "Eravamo circondati da mandorli, ciliegi e altri alberi da frutto, chissà che meraviglia fare questa parte di percorso nel periodo della fioritura. E poi i frutteti hanno lasciato posto ai vigneti: ci siamo imbattuti in una cooperativa al lavoro, una vera e propria catena di montaggio, con i ruoli ben distribuiti dalla raccolta dei grappoli fino alla potatura e all'accatastamento dei rami. Ci hanno fatto assaggiare gli ultimi chicchi lasciati sulle viti: non ti dico che uva dolcissima! Si sentiva proprio che aveva assorbito tutto il sole estivo". 

Ultimi scampoli di giornata - "lunga e faticosa, camminare in piano ti distrugge, non sai quanti lamenti!" - con vista sul grande ponte dell'acquedotto, in mezzo al verde, simile a quelli romani che ancora campeggiano a Roma, a Pont du Gard o a Segovia. 

La partenza da Castel del Monte - foto Andrea Buonopane


Il ponte lungo l'acquedotto pugliese - foto Andrea Buonopane

Ancora acquedotto, ancora ulivi, ancora jazzi nelle tappe successive, quella fino a Quasano (nel Comune di Toritto) e poi quella fino a Cassano delle Murge. "Nella prima con noi c'era Gianfranco Marinelli del Gruppo Speleologico Ruvese, che ci ha introdotto alle meraviglie del sottosuolo della zona" ricorda Giacomo. "Per esempio la Grave del Demonio, profonda ben 35 metri! E poi la Grotta del Brigante, che invece si estende in direzione orizzontale: al suo interno, visitabile solo dagli speleologi, si trovano numerose stalattiti e stalagmiti". Insieme a Gianfranco, il gruppo è passato anche per piccoli boschetti (tra cui il Bosco Scoparella, che prende il suo nome dalla ginestrella, che serviva agli spazzini per fabbricare le scope) e dalle cave dismesse del Barile, dove si estraeva il marmo. "È una cava nota anche per i fossili" continua Giacomo "qui hanno trovato anche impronte di un dinosauro, oltre a varie rudiste, antichi molluschi bivalvi oggi estinti". 

Tappa Contrada Lama d'Ape > Quasano. Il sentiero segue la via dell'aquedotto pugliese - foto Sara Furlanetto​
Tappa Contrada Lama d'Ape > Quasano. Il sentiero segue la via dell'aquedotto pugliese - foto Sara Furlanetto​


Tappa Contrada Lama d'Ape > Quasano. Cava di Ruvo - foto Sara Furlanetto​​

Lungo la tappa anche l'incontro con Fedele Grieco, "un simpaticissimo sessantenne con le mani grandi e gli occhi da bambino" ricorda Sara. "Fedele, proprietario di una azienda agricola e di una masseria, ci ha raccontato come porta al pascolo le pecore ma visto che si affatica troppo a camminare "va a passeggio in trattore", secondo le sue stesse parole. "Se non c'hai la terra che c'hai?" ci ha detto, mentre si è fatto ritrarre sul suo Lamborghini. E rispetto alla sua salute: "non sono mai stato a letto in vita mia!". 

Tappa Contrada Lama d'Ape > Quasano. L'incontro con Fedele - foto Sara Furlanetto​​
Tappa Contrada Lama d'Ape > Quasano. L'incontro con Fedele - foto Sara Furlanetto​​

"Quando è tutto dritto il percorso diventa quasi noioso" sorride Martina, ripensando alle tappe lungo l'Acquedotto. "Meno male che i racconti di Yuri su Ian Fleming e 007 ci hanno fatto passare il tempo!". "Ma dai, non ricordi l'incontro con padre e figlio negli uliveti" la interrompe Andrea. "Per me è stato davvero interessante. Ci hanno raccontato che tutti i weekend ripulivano le loro piante per poi vendere le olive al quintale. E ci hanno pure fatto provare a raccoglierle. Il papà, che aveva almeno 80 anni, era davvero una forza della natura...". A fine tappa, arrivando a Cassano delle Murge, i ragazzi hanno fatto una deviazione per la Foresta Mercadante, parte integrale del Parco dell’Alta Murgia. "Un bosco vero e proprio, incredibile! Davvero un bel posto, con un percorso natura, aree picnic e alcuni punti ristoro, purtroppo chiusi al momento. Finalmente abbiamo cambiato paesaggio... c'era anche qualche saliscendi! Lo consiglio vivamente per chi percorrerà il Sentiero Italia dopo di noi". La foresta, "polmone verde di Bari", fu realizzata artificialmente nella prima metà del Novecento per difendere il capoluogo dai ricorrenti disastri alluvionali.



La raccolta delle olive nella tappa per Cassano delle Murge - foto Andrea Buonopane

La Foresta Mercadante, presso Cassano delle Murge - foto Andrea Buonopane
La Foresta Mercadante, presso Cassano delle Murge - foto Andrea Buonopane

MESTIERI ANTICHI E UNA CANTINA DOC

"La tappa non era partita benissimo" racconta Sara, parlando del percorso tra Cassano delle Murge e Gioia del Colle. "Una mattina grigia, con luce bianca e fastidiosa... poi però abbiamo capito subito che sarebbe stata una tappa molto interessante, grazie ai tanti incontri: sull'acquedotto pugliese c'era parecchio movimento, anche perché era un giorno di weekend. Dapprima abbiamo incrociato un ragazzo che spulciava tra la vegetazione: stava raccogliendo funghi, ha insistito pure per darcene un paio, ce li siamo infilati in tasca ringraziandolo. Poi ecco alcune persone intente nella costruzione di muretti a secco: originarie dell'est Europa, si applicavano con tanta pazienza e solerzia. Eravamo forse più entusiasti noi di loro, di fronte a un mestiere così antico: ma alla fine, dopo aver fatto loro video e foto, siamo riusciti un po' a gasarli... Pensa: con un martello spaccavano a una a una le pietre per andarle a incastrare e farle combaciare con le altre, utilizzando due fili di ferro orizzontali, tesi tra due paletti, per tenere sotto controllo la larghezza del muro. Davvero affascinante". 

Poi nuovamente raccolta delle olive, qualità coratina. "Ancora un padre e un figlio, come il giorno prima, che facevano cadere le olive a mano, con bastoni e anche con uno speciale macchinario con una mano in cima a un palo" prosegue Sara. "Poi Giacomo ha incontrato di nuovo il ragazzo dei funghi, che questa volta gli ha regalato tutto il suo raccolto, un sacchetto intero! Davvero grande la generosità pugliese".


Costruzione di muretti a secco nella tappa da Cassano delle Murge a Gioia del Colle - foto Sara Furlanetto

L'arrivo a Gioia del Colle è segnato da altre interessanti esperienze. La visita al castello federiciano nel centro cittadino, innanzitutto: "molto bello e tenuto molto bene", spiega Francesco. "Una competentissima ragazza ci ha condotto tra le stanze e le storie del maniero, parlandoci anche delle tante amanti dell'imperatore...". Poi l'assaggio delle specialità locali, dalle mozzarelle alle tante specialità di carne: "qui viene gustata direttamente nelle macellerie, che la sera si trasformano in ristoranti". E ancora, la visita alla cantina Polvanera, poco fuori dalla cittadina. "L'impatto è di quelli stranianti, sembra quasi un contesto industriale" prosegue Sara. "Invece poi si scopre una masseria con un dehors molto curato, arredato con gusto. E poi una cantina stupenda, uno spazio interrato davvero grande, che lascia a bocca aperta: scendi le scale ed è come entrare in una grotta gigantesca, dove vengono conservate le bottiglie e fatte invecchiare". Alessia, figlia dei proprietari, ha spiegato ai ragazzi che Polvanera è una cantina piccola che ci tiene a fare poco e bene, credendo da sempre in una produzione biologica. "Abbiamo concluso la visita con una degustazione di svariati vini... dal primitivo alla verdeca erano uno più buono dell'altro!". "A me ha sorpreso la loro scelta di non cedere alla tentazione del barrique" conclude Francesco "e questa storia familiare che ha portato al successo, fin da quando il Polvanera 17 - chiamato così perché i gradi sono ben 17! - ottenne il primo riconoscimento di Veronelli".

Per smaltire la sbornia, ecco un'ultima e graditissima sorpresa: un hotel quattro stelle offerto dall'amministrazione locale. "Davvero un'eccezione per Va' Sentiero!" ride Sara.   



La cantina Polvanera - foto Sara Furlanetto

Il racconto numero 25 è finito, ma per riassumere il tutto guardatevi il video di Andrea su queste prime giornate in Puglia. Dove capirete ancora meglio la spettacolare posizione di Castel del Monte, sentirete il suono degli scalpelli di chi costruisce muretti a secco, sorriderete di fronte ai sorrisi di chi lavora ogni giorno la sua terra con passione e orgoglio... Ci rivediamo presto per l'ultimo capitolo di Va' Sentiero 2020!