Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di cinque ragazzi che da maggio 2019 hanno iniziato a percorrere tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti periodici e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero, partecipate a una tappa e condividete i contenuti!

L'estate, si sa, finisce il 23 settembre. Ma in montagna l'autunno arriva sempre un po' prima. E i racconti dei ragazzi di Va' Sentiero lo confermano in pieno: le loro parole sono piene di nuvole basse, di giornate più corte, di colori più accesi. "Luce nuova nel bosco, la luce dell'autunno che avanza..." ci scrive Sara in una didascalia delle sue fotografie. E basta scorrere le immagini qui sotto, una selezione dei tanti scatti suoi e di Andrea effettuati lungo il percorso, per rendersi conto del mutamento del paesaggio nel corso del mese. Ci troviamo in Piemonte: nella prima metà di settembre, quella che ci apprestiamo a raccontare, il gruppo ha camminato tra valli e crinali del Torinese, fino a sconfinare in provincia di Cuneo al cospetto del Monviso. Riprendiamo dunque il racconto da Ceresole Reale, all'interno del parco nazionale del Gran Paradiso, disteso su un grande lago artificiale. 


Il lago di Ceresole Reale - foto di Sara Furlanetto

Tra i tanti obiettivi di Va' Sentiero c'è quello di far avvicinare i più giovani alla montagna. "E a Ceresole Reale abbiamo avuto una bella sorpresa" spiega Yuri. "Studenti e insegnanti dell'Istituto di Istruzione Superiore 25 Aprile - Faccio di Cuorgnè, in provincia di Torino, hanno simbolicamente adottato una tappa e sono venuti a camminare insieme a noi". Dapprima la discesa dal colle del Nivolet a Ceresole Reale, poi una giornata di pausa nel paese e infine una bella camminata fino a Balme: c'è stato dunque tempo per conoscere i ragazzi e far capire loro i valori e gli obiettivi del progetto. "Tutt'a un tratto ci siamo sentiti vecchi" ride Yuri "visto che tra noi e loro c'è una differenza di 10-15 anni... che a quell'età sono un'eternità! Ma ci siamo trovati benissimo, li abbiamo trovati interessati e attenti. E anche quando ci siamo messi a camminare tra la nebbia e poi in mezzo al nevischio, in una giornata da incubo, si sono dimostrati prudenti. Pensare che si doveva vedere il Gran Paradiso...". 


Ceresole Reale - Pialpetta - Balme con gli studenti dell'Istituto 25 Aprile-Faccio di Cuorgnè.​ Foto di Sara Furlanetto.

DALLE VALLI DI LANZO ALLA VAL DI SUSA

Facendo una tappa a Pialpetta, dove alcuni si sono staccati dal gruppo, Va' Sentiero è arrivato a Balme, borgo in val d'Ala a quota 1400 metri, 111 abitanti e tante storie da raccontare. "Ci ha accolto il gentilissimo sindaco" racconta Yuri "che ci ha aperto le porte dell'Ecomuseo delle guide alpine, piccolo e molto interessante. Gli abitanti di Balme erano montanari e contrabbandieri abituati a scalare gli alti passi circostanti: così, quando iniziò la moda delle scalate, divennero in breve rinomate guide alpine, la più famosa delle quali fu Antonio Castagneri". "Sempre a Balme lo svizzero Adolfo Kind, negli ultimi anni dell'Ottocento, portò per la prima volta in Italia lo sci" aggiunge Francesco: "il piccolo centro diventò in breve la meta di chi desiderava provare questo strano sport allora sconosciuto". Non è finita: se da Balme si prosegue per altri 5 chilometri si arriva al vasto Pian della Mussa. "Si dice che qui nel 1927 Toni Ortelli, affascinato dal pianoro, compose il celebre canto La Montanara, uno dei più celebri canti di montagna, tradotto oggi in 148 lingue" conclude Yuri. 

Balme - Ecomuseo delle guide alpine.​ Foto di Sara Furlanetto.
Balme - Ecomuseo delle guide alpine.​ Foto di Sara Furlanetto.

A Balme i ragazzi hanno dormito a "Les Montagnards", posto tappa della Grande Traversata Alpina (il percorso escursionistico piemontese seguito anche dal Sentiero Italia Cai): "dopo una vita passata a gestire rifugi d'alta quota, una decina di anni fa i gestori hanno rilevato una vecchia casa nobiliare a Balme e l'hanno trasformata in una bellissima pensione, frequentata prevalentemente da escursionisti svizzeri e tedeschi" spiega Sara. "Ma non dimentichiamo i prodotti tipici" interrompe Francesco "ci hanno fatto assaggiare gli squisiti torcetti di Lanzo, e poi la toma di Lanzo, i grissini di Lanzo... di che leccarsi i baffi. Un altro orgoglio del piccolo paese è l'acqua minerale Pian della Mussa. E con l'acqua si fa anche una buona birra, la Briga".


Antonella e Guido, gestori del rifugio/post tappa gta di Balme "Les Montagnards". Foto di Sara Furlanetto

Gambe in spalla. Prima la Balme - lago Malciaussia, una tappa lunga con dislivello costante, che ha avvicinato i ragazzi al Rocciamelone attraverso la Val di Viù; poi la Malciaussia - colle Croce di Ferro - Susa, che ha portato il gruppo in Val di Susa. "Bellissima e intensa soprattutto la prima, tra creste aguzze come fiamme di roccia, colori intensi di erbe e arbusti e un lago, il Falin, paludoso e bellissimo per il contrasto tra le tinte autunnali e le severe pareti del Grand'Uia che incombevano su di lui" spiega Yuri, che ricorda anche il memorabile risveglio sotto al Rocciamelone, la montagna alta 3538 metri che separa la Valle di Susa e la Valle di Viù.

Una vetta che nel medioevo era addirittura considerata la più alta delle Alpi: i pellegrini che arrivavano dal Moncenisio - in tempi in cui molte altre valli rimanevano inesplorate - la vedevano stagliarsi tremila metri sopra Susa, in una progressione di rocce che ai loro occhi sarà sembrata eterna. "Nella seconda tappa, invece, abbiamo attraversato numerosi boschi che sono andati in fiamme nell'ottobre 2017: uno scenario triste e insolito" spiega Yuri. "Siamo poi arrivati a Susa, ospiti di una casa per ferie delle Suore Giuseppine davvero confortevole, dove saremmo rimasti a lungo...". 


Tappa Balme - Malciaussia. Foto Sara Furlanetto


Tappa lago di Malciaussia - Susa. Foto Andrea Buonopane

"Ho trovato Susa sorprendente, ricca di storie interessanti" racconta Francesco. "Grazie al vicesindaco (e assessore allo sport e al turismo), che ci ha portato in giro per la cittadina, abbiamo scoperto i suoi bellissimi monumenti. Come l'arco d'Augusto, tra gli archi romani meglio conservati del Nord Italia: fu costruito nel 9-8 a.C. per celebrare l'alleanza tra Marco Giulio Cozio, re della tribù gallica che abitava in queste valli, e Ottaviano Augusto. Tanto che Cozio diventò praefectus della provincia e assunse la cittadinanza romana, segno della volontà romana di voler creare un saldo legame con le popolazioni stanziate vicino al Monginevro, allora l'unica via praticata per accedere nelle Gallie". A Susa si possono visitare anche un acquedotto e un anfiteatro romano (ancora oggi usato per spettacoli), oltre a un altare celtico rivolto verso il Rocciamelone. "Ma anche la parte medievale di Susa è interessante, a partire dal castello della contessa Adelaide, la dama che nell'XI secolo portò l'antica Segusio e i territori circostanti nell'orbita della Casa Savoia". 


Susa, Arco romano con scorcio del Rocciamelone. Foto Sara Furlanetto​

LA VAL CHISONE E LA VAL PELLICE

Tempo di ripartire. "Un lungo traverso da Susa ci ha portato a Salbertrand, tra piccoli borghi e castagneti" racconta Francesco. "Tra i luoghi da ricordare, il forte di Exilles, eretto a protezione della valle e oggi un museo". La sera ecco l'arrivo di vari amici di Francesco: alcuni dal Molise, altri dalla Toscana, altri ancora dal Piemonte e dal Veneto... "Eravamo un gruppo davvero eterogeneo" ride Francesco "e pensa che c'erano anche quattro ragazze che festeggiavano l'addio al nubilato di Denise, una di loro... è scattato subito il soprannome "ragazze Gucci", visto che lavorano tutte da Gucci". Francesco ci confida che era discretamente preoccupato, prima di intraprendere la tappa Salbeltrand-Usseaux con persone non proprio frequentatrici della montagna, anche perché la prima salita prevedeva 1500 metri di dislivello... "Ma è andato tutto bene, grazie ai miei sproni" sorride "tranne che per la futura sposa, che a un certo punto deciso di tornare indietro insieme a un'amica: troppo grande lo sforzo per lei". 

Durante la tappa, il gruppo è passato dal colle e dalla testa dell'Assietta, dove svetta un monumento a ricordo della battaglia del 1744: "combattuta nel luglio 1747, fu un significativo episodio della guerra di successione austriaca: i francesi subirono una sonora sconfitta, perdendo circa 5000 uomini. Poi, un po' tra la nebbia, abbiamo percorso il sentiero del formaggio delle viole, una tipicità riscoperta negli ultimi tempi" conclude Francesco.


Tappa Salbertand-Usseaux. In cima al colle dell'Assietta. Foto Andrea Buonopane​


Panorama dal colle dell'Assetta. Foto Andrea Buonopane​

Il posto tappa era stabilito a Usseaux, 185 abitanti, in val Chisone: un piccolo e incantevole borgo, ricco di murales, dove dal 2011 sventola la Bandiera arancione del Touring Club Italiano, il nostro riconoscimento per i Comuni dell'entroterra che sanno offrire accoglienza, rispetto dell'ambiente e servizi per i turisti. "Qui si è tenuto un evento molto partecipato, dove abbiamo spiegato che cos'è Va' Sentiero" spiega Francesco. "Ci hanno poi mostrato e raccontato il borgo: a me ha colpito soprattutto la storia della Repubblica degli Escartons, un'area tra Francia e Italia che dal Trecento al Settecento ha goduto di una speciale carta delle libertà: gli abitanti erano esenti di alcune tassazioni. E incredibilmente erano più istruiti di quelli a valle, grazie alla presenza di insegnanti che si recavano a domicilio: un vero e proprio paradosso alpino, laddove di solito che vive più in alto riceve meno istruzione di chi abita in pianura". A Usseaux i ragazzi hanno incontrato anche i gestori dell'agriturismo Pzit Rey, una bellissima struttura recuperata dell'alta valle. 


Usseaux, borgo occitano della val Chisone. Bandiera arancione del TCI. Foto Sara Furlanetto

Giornata di pausa a Bardonecchia, dove con tanti amici Va' Sentiero ha incontrato l'associazione Bardorti, che mira a recuperare campi abbandonati della valle, in cui coltivano patate, aglio e tanti altri prodotti di un tempo. Raccolta delle patate in gruppo, pranzo comunitario... una vera festa. "Abbiamo fatto anche i gofri, dolci tipici di queste valli: cialde circolari di pasta sottili e croccanti, con la tipica grigliatura a nido d’ape su tutta la superficie. Da abbinare al prosciutto e al formaggio, per esempio. Buonissimi! Pensa che le particolari stufe per la cottura - le gofriere - si possono trovare solo nei paesi della val Chisone e delle valli circostante, dove un tempo erano un elemento fondamentale dell’alimentazione contadina". 


Tavolata durante il pranzo a Bardonecchia dopo la raccolta delle patate. Foto Andrea Buonopane​

Finiti gli assaggi, il gruppo si è rimesso in cammino. Due tappe hanno portato i ragazzi dalla val Germanasca alla val Chisone, da Usseaux a Prali attraverso Balziglia. "Belli i paesaggi, dal colle dell'Albergian alla cascata del Pis, altissima, in un territorio selvaggio" racconta Yuri. "E qui le storie sono quelle della comunità valdese" aggiunge Francesco "anche il sentiero si chiama proprio Glorioso rimpatrio valdese, a testimonianza di un evento avvenuto nel 1689, quando i valdesi tornarono nelle valli delle Alpi Cozie piemontesi, che abitavano da sempre e da cui erano stati esiliati tre anni prima". Forte la presenza della comunità evangelica valdese anche oggi: soprattutto grazie alla presenza del centro ecumenico Agape, fondato da Tullio Vinay (1909-1996). "I valdesi sono sempre stati progressisti" racconta Francesco "anche su temi come omosessualità ed eutanasia. E questo centro è stato il fulcro della loro dottrina fin dalla sua fondazione, nel 1951". 


Balziglia - Prali. In foto, scorcio su Prali. Foto Sara Furlanetto​

"Suggestiva anche la tappa da Prali a Villanova Pellice" prosegue Francesco "che abbiamo percorso insieme a Gabriele, nostro compare che abita ad Amsterdam, e a Maura, energica amica dalla val d'Ossola. Suggestiva soprattutto l'altopiano dei tredici laghi, dove sono rimaste alcune strutture militari abbandonate". Sono i Ricoveri Perrucchetti, costruiti a cavallo fra l'Ottocento e il Novecento e dedicati a Giuseppe Domenico Perrucchetti, fondatore del corpo degli Alpini. Ma molti altri sono i segni militari lungo il percorso: il lago Ramella, per esempio, è anche chiamato "dei cannoni", perché presso di esso sono presenti due fusti di cannone da 149/35, superstiti dei quattro pezzi impiegati nel giugno 1940. "Qui i colori dell'autunno si sono fatti più decisi: cespugli gialli, prati alpini quasi rossi..." conclude Francesco.


Va' Sentiero con Maura e Gabriele, ospiti per qualche tappa, all'Altopiano dei tredici laghi, e vista sul Lago Dreio. Foto di Sara Furlanetto.


I primi colori dell'autunno (tappa Prali-Villanova Pellice). Foto Andrea Buonopane

SOTTO LA PIRAMIDE DEL MONVISO

"La tappa da Villanova Pellice al rifugio Quintino Sella è stata tra le più impegnative di questo tratto piemontese" racconta Yuri. "Quasi 30 chilometri, tremilatrecento metri di dislivello... e come se non bastasse, ci hanno voluto accompagnare anche nebbia e pioggia! Tanto da dover consultare spesso il gps per la paura di perdersi...". A un certo punto, arrivati al rifugio Barant, Yuri ha pure pensato di fermarsi. "Eppure il gruppo rispondeva bene, eravamo tutti allegri e motivati, così nonostante il tempo avverso siamo andati avanti" spiega. "Anche Gabriele se la cavava benissimo. Una seconda salitona verso il Colle della Gianna, dove tra la nebbia comparivano bellissime mucche, ci ha portato al famoso Pian del Re, dove sgorga il Po. E finalmente abbiamo iniziato a parlare di Monviso, benché non ne vedessimo neppure una pietra!".

"Ma non dimentichiamo le salamandre" aggiunge Francesco "ne abbiamo viste tante lungo il sentiero: pensa, sono specie endemiche, chiamate Salamandra lanzai, che vivono solo sulle Alpi Cozie, sopra i 1200 metri di quota". Vere e prorie chicche faunistiche: la scoperta di questa salamandra alla fine degli anni Ottanta - o meglio, la comprensione che si trattava di una specie diversa da quella delle Alpi orientali - fu uno degli eventi di maggior interesse per la zoologia italiana. 


Villanova - Rif. Quintino Sella. Foto di Sara Furlanetto

Al Pian del Re il gruppo ha incontrato Aldo, proprietario del rifugio omonimo, "probabilmente il primo a essere stato fondato sulle Alpi: da ricovero per forestieri diventò una struttura vera e propria già nel 1873". Soltanto dieci anni prima sulla vetta del Monviso (a 3841 metri di quota) arrivava la prima spedizione completamente italiana, guidata dal ministro biellese Quintino Sella. "Una cordata mitica, di cui faceva parte anche il deputato calabrese Giovanni Barracco" ricorda Yuri "che voleva celebrare - anche attraverso la composizione multiregionale dela squadra - l'Unità d'Italia appena raggiunta. E pensa che sulla scia dell'entusiasmo Sella fondò a Torino il Club Alpino Italiano". A Quintino Sella è dedicato naturalmente il rifugio alle pendici del monte, raggiunto dai raggazzi sul far della sera. "Una grande e bella struttura, dove abbiamo incontrato un nutrito gruppo di alpini saliti per una esercitazione. Ma per favore scrivi che appena prima, vicino al lago Fiorenza, si è compiuto il miracolo: il cielo si è aperto e tra le nuvole è spuntata la cima del Monviso! Un momento breve ma bellissimo, con i cumuli che si attorcigliavano intorno alla cresta". 

Villanova - Rif. Quintino Sella. Le cime del parco del Monviso iniziano a farsi vedere. Foto Sara Furlanetto.
Villanova - Rif. Quintino Sella. Le cime del parco del Monviso iniziano a farsi vedere. Foto Sara Furlanetto.

La mattina dopo un risveglio memorabile: le luci dell'alba sembravano bruciare il Monviso, che si stagliava contro un cielo blu. "La nebbia era scesa di quota" ricorda Yuri "e noi ci trovavamo sopra un mare bianco da cui spuntavano tutte le vette... uno spettacolo straordinario! Si vedevano Punta Roma, Punta Udne, la Cima delle Lobbie... anche noi siamo saliti su una cimetta per goderci il panorama". Peccato che il meteo non sia stato favorevole per tutta la giornata: per scendere, i ragazzi si sono immersi nel bianco, "in silenzio", sorride Yuri. Fino ad arrivare a Pontechianale, il più alto paese della Val Varaita


Tappa Rif. Quintino Sella - Pontechianale. Il Monviso irradiato dalla luce dell'alba. Foto Sara Furlanetto.​


Tappa Rif. Quintino Sella - Pontechianale. Foto Sara Furlanetto.

Il sabato, per finire, giornata di pausa a Saluzzo. Qui Francesco aveva organizzato insieme a Christian e ai ragazzi di Talenti per l'Impresa, corso di formazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, un tour di alcune realtà locali. Anche perché tra gli obiettivi di Va' Sentiero c'è anche quello di conoscere chi è in prima linea per la valorizzazione delle alte terre. "Prima presso l'azienda Valverbe Tisane Bio di Melle, in val Varaita, che produce infusi e tisane" racconta Francesco "una realtà in crescita, attenta al chilometro zero e al biologico. La Valverbe per esempio ha investito su un metodo di essicazione a freddo, che permette di conservare i valori nutrizionali delle piante utilizzate; e pensa che l'80% delle erbe proviene dai campi attorno. Ci hanno anche raccontato di un signore marocchino che lavora per loro da anni: conosce tutti i boschi a memoria e sa a memoria il valore di ogni pianta...".  

Poi il tour è proseguito sempre a Melle presso Officina Antagonisti, un'altra realtà creata da ragazzi di Melle, tornati in paese dopo aver studiato a Torino. "Enrico e Fabio hanno iniziato a creare birra, hanno aperto un locale recuperando da soli una vecchia struttura, poi hanno inaugurato anche un bar dove si gusta un gelato squisito sempre prodotto da loro... sempre con entusiasmo, competenza, intelligenza. Tra l'altro i locali hanno creato valore anche per la filiera e per prodotti come il tomino di Melle, recente presidio Slow Food". Una storia che racchiude tanti valori positivi, dall'occupazione giovanile alla valorizzazione delle terre montane, valori ovviamente condivisi da Va' Sentiero e dal Touring Club Italiano. 


In compagnia dei "talenti" e dei ragazzi dell'Officina Antagonista a Melle - foto di Andrea Buonopane

Lasciamo i ragazzi mentre degustano tomini e birre locali, prima di imbarcarsi per le valli occitane del Cuneese. E noi concludiamo con la dichiarazione provocatoria di Officina Antagonisti, che - siamo sicuri - esprime anche il pensiero di Va' Sentiero. Viva i giovani e alla prossima puntata.  

Tutti ti dicono di stare con i piedi per terra, di non sognare a occhi aperti e di vivere la vita con razionalità. Prima sei troppo giovane per farlo e poi sei troppo vecchio per cambiare tutto.
Ti sei mai chiesto perché? Perché se tutti smettessimo di voler navigare in acque tranquille, il mondo sarebbe finalmente pieno di pirati.
Noi siamo gli antieroi.
Noi siamo gli anticonformisti.
Noi siamo gli antipatici.
Noi siamo gli Antagonisti.