Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di cinque ragazzi che da maggio 2019 hanno iniziato a percorrere tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti periodici e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero, partecipate a una tappa e condividete i contenuti!

E siamo arrivati alla fine. Va' Sentiero ha concluso la sua strada del 2019: il piccolo paese di Visso, nelle Marche, è stata la tappa finale, nell'attesa di ricominciare a camminare a marzo 2020. Per Yuri, Sara, Giacomo, Francesco, Andrea e Giovanni una grande, lunga, bella giornata. Che è andata più o meno così, in queste emozionanti immagini di Alessandro Baldini, con l'editing di Andrea Buonopane:

Nessuna vista panoramica dalla vetta del Nerone, purtroppo, dove i ragazzi sono stati circondati dalle nuvole. "Però lì troviamo ad accoglierci due guide ambientali escursionistiche, che ci hanno accompagnato fino a Pieia: Vasco e Mario, due personaggi, simpaticissimi, fondatori di Glocalguides, con cui saremmo stati poi qualche giorno". Scendendo il tempo migliora, si liberano spazi di cielo, la luce diventa calda e il paesaggio spettacolare. "I cavalli corrono attorno a noi nella luce del crepuscolo, poi ecco due splendidi piloni di roccia, il Sasso della Regina e il Sasso della Rocca... un accenno del paesaggio meraviglioso che avremmo incontrato l'indomani. Ed è stato bellissimo anche entrare a Pieia con tutte le lucine a indicarci il cammino...". Vasco ha ospitato il gruppo in una sistemazione insolita, una yurta, ovvero una tenda alla mongola. Poi la cena a Pianello, frazione di Cagli (sempre in provincia di Pesaro Urbino).   


Tappa Rifugio Bocca Serriola -Pieia - foto Sara Furlanetto


Il borgo di Serravalle, ai piedi del Monte Nerone - foto Sara Furlanetto


I cavalli del Catria - foto Sara Furlanetto

"Una cena davvero da ricordare" commenta Yuri "Vasco ci ha presentato varie persone che vivono a Pianello e a Caimercati, un'altra frazione vicina dove tempo fa aveva avuto luogo l'esperimento di una comune. Ragazzi e ragazze anticonformisti, lontani dal mondo, una voce forte e interessante". "Ci hanno colpito in tanti" aggiunge Francesco "Giada e Gregorio allevano maiali e hanno fondato l'associazione Le Tecchie, attraverso cui gestiscono una piccola riserva locale; Christian, che con la sua azienda agricola produce grani antichi e riesce a vendere fin in Giappone ("ci vivo io e la famiglia" ci ha detto "ma mi piace, d'altronde nessuno ha tutto ed è importante quello che ognuno ha adesso nella vita"). E poi Nicola, personaggio un po' folle, con una faccia da primo Vasco Rossi e movenze da Benigni: si è comprato una casa, raccoglie noci, fa woofing ma la sua attività principale è raccogliere i tartufi; dopo di che, finita la stagione, entra in quello che lui stesso definisce un letargo encefalitico". Francesco quella sera si è fatto una cultura sul tartufo, grazie a Nicola: dalle tante specie che vengono raccolte alla reale funzione dei cani, che servono soprattutto a non zappare la terra e danneggiare le radici degli alberi... 


Gregorio con la sua bimba - foto Sara Furlanetto

Tempo di rimettersi in cammino. "Abbiamo deviato dal Sentiero Italia" racconta Andrea "perché volevamo visitare l'area ricchissima di grotte nei dintorni di Pieia. Vasco e Mario ci hanno accompagnati prima all'arco di Fondarca, formato dal cedimento del soffitto di una grotta, e poi in una piccola grotta dove alcuni archeologi stavano lavorando a resti dell'età del Rame. C'erano anche parecchi pipistrelli... e qualcuno non ne era troppo contento...". Il gruppo ha proseguito su un sentiero che si inoltrava tra le rocce - "da tempo ci eravamo scordati della roccia!" - per poi continuare, dopo Pianello di Cagli, su una lunga strada carrozzabile, in compagnia di Remo. "Ci siamo chiesti perché il Sentiero Italia passasse su una strada e non nel bosco: forse per gli smottamenti sulla montagna?".

Camminare su una strada, si sa, non è mai piacevole. Ma doveva ancora arrivare il peggio: "a un certo punto il Sentiero Italia è proprio scomparso, non c'erano segnalazioni, dovevamo muoverci con il gps... Una giungla! La cosa più imbarazzante è stata poi una incredibile salita di 1000 metri di dislivello con una pendenza assurda e su un sentiero inesistente, che ci ha spaccato le gambe: bisogna ancora fare tanto lavoro per sistemare il percorso, in questo tratto..". Termine delle fatiche il Monte Petrano, che per fortuna ha rincuorato i ragazzi con la sua bellissima vista a 360 gradi. "Si vedeva San Marino da una parte, il mare dall'altra, le città della costa adriatica..." continua Andrea "e come se non bastasse eravamo circondati dai cavalli, un pastore li muoveva con il pickup, pensa a un tramonto con i cavalli al trotto sulle colline...". Disesa finale fino a Cagli, con il buio, attraverso quercete scivolose.


L'arco di Fondarca - foto Sara Furlanetto


Lungo la tappa Pieia-Cagli - foto Sara Furlanetto

"Io, Vasco e Mario siamo partiti da Cagli di prima mattina, direzione Chiaserna" - a continuare il racconto è Giacomo - "e subito l'esperienza del giorno prima si è ripetuta: anche in questa tratta il sentiero è poco battuto, tenuto male, subisce molti smottamenti e la vegetazione prende il sopravvento. In qualche punto si attraversano anche proprietà private". Il percorso costeggia la Flaminia, dove in questi ultimi anni ha nidificato anche un'aquila reale: "ci avevano avvisati di questo nido e del rischio di disturbare la cova, per fortuna in questo periodo gli uccelli non si riproducono e siamo passati tranquilli".

Dopo una tappa a un altro birrificio, quello del Catria - "qui abbiamo incontrato Pietro, che ci ha raccontato di come almeno il 51% dell'orzo utilizzato venga da una produzione propria" - Giacomo e amici sono arrivati a Chiaserna e poi si sono trasferiti a Cantiano, dove Stefania e l'intera proloco avevano preparato un bel cenone di festeggiamento. "Cantiano è un borgo certificato dal Touring con la Bandiera arancione" aggiunge Francesco " ed è famoso, oltre che per i cavalli, per La Turba, una sentitissima rappresentazione pasquale che mette in scena la Passione di Cristo tra le vie del paese...  tutti gli abitanti sono coinvolti a vario titolo e l'atmosfera che vi si respira è quanto mai suggestiva". 


Cantiano - foto Sara Furlanetto


La serata a Cantiano - foto Sara Furlanetto

EREMI, GROTTE E VISTE DAL CRINALE

Ogni tanto i ragazzi di Va' Sentiero camminano quasi in solitaria. Ogni tanto invece, complici i weekend e l'entusiasmo di alcuni gruppi locali, la compagnia si allarga. Come nella tappa da Chiaserna all'eremo di Fonte Avellana: "Eravamo un gruppo fittissimo, circa 50 persone" spiega Sara "c'erano gli scout di Sigillo, i ragazzi dell'associazione Il Ghiro, quelli di Officina Giovani e un sacco d'altra gente... ed era una bella giornata di sole!". Prima di partire, però, l'incontro con Monica. "Una bellissima cavalla: l'avevano portata Andrea e un amico per mostrarci come avviene la ferratura di una cavallo. Certo, Monica non era molto d'accordo... Andrea cercava di tenerla tranquilla, ma complici i tanti occhi puntati su di lei continuava a scalpitare". Nonostante tutto, Andrea ha mostrato ai ragazzi l'antico mestiere del maniscalco, umile e duro, "davvero un lavoro per chi ha il cuore pieno di passione". 


Andrea il maniscalco - foto Sara Furlanetto

Via, si parte verso il monte Catria, in una lunga salita intervallata da pianori: "il clima era davvero vivace, tutti parlavano con tutti, è stato molto bello a livello di scambio umano" continua Sara. "È lungo questa tappa che abbiamo coinvolto tutti nella creazione del logo di Va' Sentiero da riprendere con il drone. Alcuni ragazzi, che avevano battuto quelle valli da sempre, erano parecchio arrabbiati per le sorti che avevano colpito il monte Acuto, dove è stato deciso di rinnovare l'impianto sciistico senza coinvolgere la popolazione. Sembra che sia stato un ampliamento ingente, che ha portato a un disboscamento eccessivo: a loro parere, l'aspetto e la vivibilità del monte sul quale erano cresciuti sono cambiati per sempre".  


Lungo la tappa Cantiano-Fonte Avellana - foto Sara Furlanetto


Il Monte Acuto - foto Sara Furlanetto

Boschi, scorci sui colli, faggete a perdita d'occhio fino a scendere al monastero di Fonte Avellana, alle pendici del Catria, nel Comune di Serra Sant'Abbondio (sempre provincia di Pesaro e Urbino). "Abbiamo visitato alcune stanze dell'eremo" spiega Sara "un complesso bellissimo e ben ristrutturato, risalente alla fine del primo millennio, forse fondato dallo stesso San Romualdo che avevamo già incontrato a Camaldoli. Fu lui, probabilmente, a raggruppare gli eremiti sparsi per le montagne della zona, poi san Pier Damiani a dare impulso al monastero, dal 1043: pensa che si dice furono ben 76 i santi e i beati vissuti al suo interno!".

Poi il fuori programma (che vi fa capire quanto i ragazzi di Va' Sentiero non saranno mai stanchi, neppure dopo ore e ore di cammino...). "Stavamo per ripartire per Sassoferrato, dove eravamo ospiti delle suore, quando abbiamo scoperto che nei pressi avrebbe suonato una band che canta riarrangiamenti di De Andrè... da veri appassionati, non potevamo non fermarci. È stato un concerto vivace e sentito, che ci ha poi fatto cenare tardissimo a Sassoferrato, dove ci aspettava il nostro Giovanni che non stava più sulla sedia dalla fame. Stavamo per dichiarare conclusa la giornata quando ci siamo imbattuti in bar dove c'era un'altra band che suonava rock and roll: via per l'ultimo ballo. Dovevi vedere il Giova, con la musica della sua gioventù...". 

Scendendo verso Fonte Avellana - foto Sara Furlanetto
Scendendo verso Fonte Avellana - foto Sara Furlanetto


Il monastero di Fonte Avellana - foto Sara Furlanetto

Yuri definisce la tappa successiva "una giornata X, in bilico tra pioggia e sole, con continui rovesciamenti meteorologici". Boschi di faggi, lecci e querce, poi una dorsale molto panoramica fino al monte Ranco Giovannello: "e piano piano si alza un vento pazzesco, pensa che a un certo punto ci vediamo venire addosso dell'acqua e non sapevamo da dove arrivava... era quella di una fontana distante trenta metri, portata dal vento che soffiava verso di noi". A un certo punto l'incontro con un gruppo di guide e speleologi, "che era venuto apposta per fare un pezzo di sentiero con noi: ci hanno raccontato della unicità del Monte Cucco, a due passi da dove eravamo, un concentrato straordinario di spelonche e grotte che si estende soprattutto in verticale". "Il Monte Cucco, tra l'altro" aggiunge Francesco "è rinomato anche per il volo libero: grazie alla sua particolare morfologia e alla posizione, qui si svolgono da anni campionati a livello mondiale di deltaplano e parapendio". 

Passato il profondo canyon di Riofreddo, i ragazzi arrivano a Val di Ranco - da qui trasferimento a Sigillo, in Umbria, a casa della scout Chiara, una delle prime sostenitrici del progetto Va' Sentiero. "Nel paese ci dà il benvenuto il sindaco, che ci accoglie con il telegiornale locale e un lungo e articolato discorso. E poi, dulcis in fundo, un'ottima cena alla Botte Piccola". 


Pian di Spilli - foto Andrea Buonopane

Tra una tappa e l'altra, come ormai saprete, i ragazzi ogni tanto si fermano per rifiatare (in realtà soprattutto per organizzare le tappe successive, stabilire contatti, mettere a posto il materiale raccolto e così via). E c'è tempo anche per qualche visita fuori dal percorso, lontano dal Sentiero Italia: in questo tratto alle magnifiche Grotte di Frasassi e al tempietto del Valadier presso Genga (altro borgo Bandiera arancione del Touring), ma anche a Pergola, dove sono conservati i celebri bronzi dorati: "si tratta di un gruppo statuario equestre romano composto da due cavalieri, due cavalli e due donne" spiega Francesco "l'unico realizzato in quel materiale a essere giunto fino a noi. Il museo che li ospita è davvero molto ben realizzato, con tanto di videomapping, anche se Ancona reclama le statue e ci sono varie vertenze giudiziarie in proposito". 

Le grotte di Frasassi - foto Sara Furlanetto


Il tempietto di Valadier, presso Genga - foto Sara Furlanetto

Si torna a camminare. Guardate le foto sotto: ogni tanto il meteo sorride a Va' Sentiero! "Il giorno successivo siamo partiti con un tempo magnifico" racconta Giacomo "insieme ad Alvise e ad Albertino, un mio amico di Madrid che era già venuto a trovarci in val Formazza, in Piemonte, ed è tornato per gli ultimi giorni. E il panorama è stato spettacolare: si camminava sul crinale tra Umbria e Marche, con tutte le cime a stagliarsi fino all'orizzonte... e i nostri amici cavalli che spuntavano un po' ovunque. A un certo punto si è unito a noi anche Federico, un ragazzo di Fano che avevamo incontrato durante una presentazione e che ha voluto fare con noi alcuni giorni".

Una bella tratta finale a mezza costa e per concludere la giornata "un tramonto che non vedevamo da tempo, con il cielo color arancione evidenziatore". Arrivo in Val Sorda, presso il rifugio Monte Maggio, gestito dal Cai di Gualdo Tadino: "pensa, costa pochissimo, solo cinque euro a testa, con il Cai che porta le chiavi a chi le richiede...". Una cena a base di zuppe di tutti i tipi - il cambusiere si è sbizzarrito - e poi strimpellate con la chitarra.

Il crinale verso il rifugio Monte Maggio - foto Sara Furlanetto
Il crinale verso il rifugio Monte Maggio - foto Sara Furlanetto


Scendendo dal monte Cucco - foto Sara Furlanetto


Coccinelle pronte per l'inverno  - foto Sara Furlanetto


Tappa Val di Ranco - Rifugio Monte Maggio - foto Sara Furlanetto

NEBBIE, PALUDI E STORIE DI TERREMOTI

"...il rifugio era bello, ma la notte! Mai sofferto il freddo così tanto! E poi c'era anche Albertino che russava...". Andrea non deve essersi svegliato di buon umore, quel giorno. E neppure il meteo era lì a rincuorarlo: fuori dalle finestre nebbia, vento forte, visibilità praticamente nulla. "Però eravamo in tanti a prendere il cammino: Albertino, Alvise, Federico, Daniele - una delle prime persone ad aver camminato con noi in Friuli e c'era venuto a trovare insieme al fratello. Almeno l'abbiamo presa un po' sul ridere: eravamo tutti allegri, nonostante il gelo, il vento assurdo e soprattutto la nebbia che per oltre un terzo della tappa non ci ha fatto vedere a più di cinque metri". 

Tappa Rifugio Gualdo Tadino-Bagnara - foto Sara Furlanetto
Tappa Rifugio Gualdo Tadino-Bagnara - foto Sara Furlanetto

La giornata, per fortuna, è via via migliorata. "Per fare gli ultimi chilometri, su una strada carrozzabile, sono arrivate alcune persone di Bagnara, che ci hanno scortato in città" continua Andrea. Bagnara è una frazione di Nocera Umbra, forse il Comune più colpito dal terremoto del 1997, quello che viene ricordato soprattutto per i danni alla basilica di San Francesco ad Assisi. A quel tempo non ci furono vittime ma l’83% della popolazione fu costretta a lasciare casa. "Pensa che quella notte abbiamo dormito nelle ex casette dei terremontati" spiega Andrea "che oggi sono state convertite in luogo di accoglienza. Una bella idea, visto che da altre parti le casette sono ormai diroccate o saccheggiate: qui invece sono stati bravi a riutilizzarle, creando il Villaggio della Sostenibilità". "Il merito è soprattutto della Università Agraria di Bagnara" aggiunge Francesco "un'antichissima isituzione creata nel 1343, in pieno medioevo. Da fine Ottocento l'Università gestisce anche beni pubblici, non solo privati. E rispetto alle consociazioni simili del Veneto o del Trentino Alto Adige, in questo caso il sistema permette di entrare nell'Università anche dopo un certo periodo di tempo che sei andato a vivere nel paese".  


Il gruppo a Bagnara - foto Sara Furlanetto

"Da Bagnara a Colfiorito la tappa è stata molto bella" racconta Sara "siamo partiti in tanti, soprattutto vecchie conoscenze ma anche persone appena arrivate, una comitiva super giovane... il giorno ideale per riprendere vecchi discorsi lasciati in sospeso con gli amici". Il percorso, semplice e suggestivo, si è sviluppato in piano su pianori ampi e coltivati, tra appezzamenti colorati, paesi arroccati e colline dolci. "Fino a che siamo arrivati alla palude di Colfiorito, sempre sul versante umbro, dove abbiamo ritrovato anche una draga abbandonata, molto pittoresca, che ci ha colpito parecchio, nella luce del tramonto".

"La draga" spiega Francesco "veniva in realtà dal Trasimeno, come ci hanno spiegato, ma era particolarmente suggestiva in quel contesto. Un contesto che ci è stato spiegato per filo e per segno all'interessante Museo naturalistico del parco regionale di Colfiorito, lì vicino: abbiamo capito quanto sia ricca la biodiversità di questa zona protetta, il residuo di un grande lago bonificato, e quanto importanti alcune specie che ci vivono, come il tarabuso, un airone che si nasconde nei canneti".  

Verso Colfiorito - foto Sara Furlanetto
La palude di Colfiorito - foto Sara Furlanetto
La palude di Colfiorito - foto Sara Furlanetto

EMOZIONI, BRINDISI E UNA GUEST STAR

L'arrivo si avvicina, gli amici continuano ad arrivare, i brindisi si fanno sempre più frequenti. "E c'è voluto un po' per essere sul pezzo, dopo una nottata che sembrava non finire mai..." ride Yuri. "Ma il sole ci ha spinti: un attimo di briefing con tutti - eravamo in tanti, sia nuovi sia vecchi amici - e via, verso Pantaneto, per la penultima tappa di Va' Sentiero 2019. C'era davvero una bella energia". Dopo la strada in piano, è iniziata la parte più impegnativa: prima sul monte Castello, poi sul monte Tolagna. "Che ha messo il gruppo alla prova: il sentiero era parecchio ripido e la traccia ancora una volta poco presente, non c'erano segnavia, tante piante infestanti bloccavano il passsaggio" continua Yuri "e per me, che ho il compito di fare da guida, non è stato facile indicare la strada e far sì che tutti procedessero senza intoppi". Bel panorama con tanto di arcobaleno sul monte Catria, poi la vista spettacolare dal Tolagna, "anche se i Sibillini ancora faticavano a mostrarsi". 

L'arcobaleno sul Catria - foto Sara Furlanetto
L'arcobaleno sul Catria - foto Sara Furlanetto

Una discesa ripida e rapida, con vento forte e freddo, ha portato il gruppo a Collattoni, "piccolo agglomerato di case affacciato su una gola dove non abbiamo incontrato nessuno" spiega Yuri. All'arrivo a Pantaneto, ci siamo trasferiti nella vicina Monte Cavallo: siamo ormai in provincia di Macerata, nelle Marche. "Monte Cavallo è un minuscolo Comune già colpito dal terremoto del 1997 e poi ancora dalle scosse più recenti" racconta Yuri. "Il sindaco ci ha accolti e ci ha sistemato in alcuni container, prima di riceverci nel suo ufficio: una casetta di 2x4 metri, con un tavolo minuscolo... ci ha colpiti profondamente, sia per il disagio effettivo sia per l'orgoglio con cui ce lo presentava".

Serata comunitaria al ristorante Il Nido dell'aquila, gestito da Renzo, una di quelle persone che ha deciso di rimanere e ha aiutato chi aveva bisogno fin dal giorno dopo il sisma. "È stata una serata bellissima, continuava ad aprirsi la porta e ad entrare gente..." ricorda Yuri. "Prima Liliana e suo marito dalla val Codera, in Lombardia... una sorpresa bellissima. Poi altri amici, poi anche i miei genitori che non erano previsti... e poi, nel boato della folla, è arrivato Neri Marcorè!". Già, quel Neri Marcorè, marchigiano che tante volte ha già dimostrato di avere a cuore la sua terra e che aveva già dato il suo appoggio al progetto Va' Sentiero. "Certo che trovarselo lì davanti... ero seduto tra Neri e mia mamma e non ci potevo credere. Neri poi si è messo a cantare con la chitarra, "Il giardino dei ciliegi" di Lucio Battisti, poi una esilarante versione di "Soldi" di Mahmood cantata da Branduardi... non ti dico l'atmosfera". In poche parole, si è fatta l'1... e la sveglia il giorno dopo era prevista per le 6!

Pantaneto - foto Sara Furlanetto
Pantaneto - foto Sara Furlanetto
Monte Cavallo, le casette costruite post terremoto
Monte Cavallo, le casette costruite post terremoto

IL GIORNO DELL'ARRIVO A VISSO

E ci siamo. Dopo oltre 3500 chilometri, 172 tappe, milioni di metri di dislivello (e 18 capitoli su questo sito) siamo arrivati all'ultima giornata. Quella che Va' Sentiero ha percorso da Pantaneto a Visso, il piccolo Comune marchigiano dove la spedizione si è fermata nel 2019 e dove riprenderà il cammino, direzione sud, nel 2020. "Ci siamo svegliati un po' rimbambiti" ride Yuri "ma incredibilmente eravamo tutti in orario, alle 7 tutti pronti, tanto che il Giova non poteva credere ai suoi occhi: ma come, dovevo aspettare l'ultimo giorno per vedervi puntuali?". Il gruppo era foltissimo, circa 50-60 persone in cammino, tra cui anche Neri Marcorè. "E la cosa più bella è che dopo giorni di tempo incerto... il meteo era stupendo! Una fantastica giornata con l'aria tersa, limpida, pulita, fredda. Che meraviglia". 

Visso è nel cuore dei monti Sibillini, protetti dall'omonimo parco nazionale. "Li abbiamo visti per la prima volta in un momento che non dimenticherò mai" continua Yuri. "Ero rimasto un po' indietro con Andrea e Francesco, per via di alcuni che si stavano attartando, e a un certo punto vediamo gli altri che ci aspettano poco più in alto. Li raggiungiamo e - ta dah! - davanti a noi si apre una balconata incredibile. I Sibillini innevati sullo sfondo, il monte Vettore di una bellezza stordente... la neve sulle vette, poi tante tonalità di colori, le linee dolci delle colline interrotte dalla verticalità delle montagne all'orizzonte... è stato stupendo". Il punto, per chi volesse ripetere l'esperienza dei ragazzi, è Piagge di Orvano, sotto il monte Fema. 

Il panorama sui Sibillini - foto Andrea Buonopane

Non c'è però molto tempo per contemplare la vista: c'è una festa che aspetta, a Visso. "La discesa mette un po' alla prova il gruppo, camminiamo su terreno sconnesso, ci si perde facilmente. Ma ce la si fa. E ci ritroviamo all'imbocco di Visso, in un momento strano: da una parte l'emozione dell'arrivo, dall'altra la tristezza di trovarsi di fronte case diroccate, puntellate, attraversate da squarci e crepe...". Visso - un paese Bandiera arancione Touring - è stato duramente colpito dal terremoto del 2016, che ha distrutto gran parte del centro storico: un luogo simbolico, dunque, anche per Va' Sentiero, che ha voluto portare un segnale di speranza in una terra che a lungo si è sentita abbandonata e impotente.

Camminando verso Visso - foto Sara Furlanetto
Visso, in fondo alla valle - foto Sara Furlanetto
Visso, in fondo alla valle - foto Sara Furlanetto
L'arrivo a Visso - foto Alvise Cimetta
L'arrivo a Visso - foto Alvise Cimetta

Poi non è difficile immaginare cosa è seguito. "La banda, i clacson, la folla che vociava..." ricorda Yuri, anche se confida di "non avere ricordi chiarissimi, vista l'emozione... So solo che noi cinque e Giovanni ci siamo messi tutti insieme a braccetto, ci sentivamo un po' il Quarto stato di Pellizza da Volpedo, e abbiamo tagliato il nastro... poi è arrivato anche il tg, eravamo tutti un po' per aria". Ad attendere Va' Sentiero tanti amici, dal Trentino alla Liguria, dalla Lombardia all'Emilia Romagna; poi i saluti, i ringraziamenti, i discorsi, con qualche attimo di commozione; poi, in una serata che diventava sempre più fredda, via con la musica e i balli e i litri di vino e la festa fino a notte e l'energia che a mano a mano veniva scaricata, liberata, condivisa. Ma lasciamo a loro un commento finale, a ognuno dei nostri cinque un suo pensiero. 

L'arrivo a Visso: da sinistra, Giovanni, Alberto da Amsterdam, Giacomo, Andrea, Francesco, Sara e Yuri
Discorsi a Visso - foto Alvise Cimetta
Foto di gruppo con Neri Marcorè

Yuri: "Durante il concerto io ero un po' a lato, guardavo tutti che ballavano, gente che non c'entrava nulla, nonni, ragazzini, miei amici, gente di paese, gente che veniva da fuori. E per un momento mi è stato restituito il senso di Va' Sentiero, ovvero la condivisione, l'incontro, il mettere insieme le persone e farle conoscere. La mattina dopo, era domenica, sono andato a Messa, in una chiesa ricavata all'interno di un container: anche se non sono abitualmente praticante, mi sembrava doveroso ringraziare che fossimo arrivati tutti interi senza che nulla di brutto ci fosse successo". 

Sara: "È stato un giorno speciale e strano, un misto di "non mi rendo conto". Da una parte il fatto di sapere di ripartire continua a tenerci in ballo, in un continuo stato emotivo adrenalinico, anche perché la ripartenza non sembra ma... è dietro l'angolo. Dall'altra ho provato anche sollievo: c'era bisogno di fermarsi per dare il tempo di rielaborare tutto quello che è stato, anche perché è sempre difficile riuscire a darsi il tempo di guardare indietro in maniera profonda. Io poi so di avere i miei tempi di rielaborazione!".

Andrea: "Vedere persone che avevano guidato per centinaia di chilometri solo per abbracciarci o bere un bicchiere di vin brulé insieme a noi è stato commovente... ma più del vin brulé, in quella serata gelida che ha segnato l'inizio del nostro inverno, tutti noi abbiamo trovato le nostre famiglie a scaldare i nostri cuori. Specchiarsi nei volti dei propri familiari carichi d'orgoglio... questo è stato Visso e questo è e sarà Va' Sentiero. Perché nulla è scontato o già scritto... se hai un sogno inseguilo e realizzalo fino in fondo! Grazie Va' Sentiero!". 

Giacomo: "A me ha colpito come la percezione della gente nei confronti di Va' Sentiero stia cambiando. Ed è stata una bellissima sensazione. All'inizio il nostro progetto veniva visto più come un'avventura di cinque ragazzi che mollano tutto e partono per una fantastica spedizione in giro per l'Italia, adesso riesce a passare più il concetto di quello che davero vogliamo fare: dare il nostro contributo alla rinascita di alcuni territori dimenticati. Ci sono posti dove si può vivere meglio e ci sono opportunità, e noi vogliamo mostrarlo e dimostrarlo. Altro che 3500 chilometri... questo sarà il nostro vero traguardo, come gruppo e come progetto".

Francesco: "Io sono marchigiano e rivedere i Sibillini, le mie montagne, è stato particolarmente emozionante. Ma la cosa più bella che posso dire di questa prima parte di Va' Sentiero riguarda le vibrazioni che sono passate attraverso le persone ogni volta che qualcuno è venuto a camminare con noi. Attraverso la gente che abbiamo incontrato siamo riusciti a capire la potenzialità del progetto e il fatto che stiamo andando in una giusta direzione: ognuno di loro ci ha lasciato qualcosa, e credo che ognuno di noi sia riuscito a lasciare qualcosa a loro, strada facendo".

Arrivederci al 2020, ragazzi. Il Touring continuerà a seguirvi e a raccontare con voi questo grande Paese.