ll Cammino è un giornaliero allenamento di attenzione, per stanare la bellezza che si nasconde in ogni dove. Quando viaggiamo stiamo più attenti, perché ogni cosa è novità.
Ermanno Bosco
Stanare la bellezza nell’ordinario è il compito che si è preso Ermanno Bosco mettendosi in viaggio lungo il Sentiero del Viandante con lo scopo di scrivere la guida a esso dedicata per la collana In Cammino del TCI
Del resto, ogni volta che scegliamo di muoverci a piedi,
scopriamo che camminando la nostra attenzione esplode, perché per forza di cose siamo lenti (5 km all’ora in media andando di buon passo), ed essendo lenti abbiamo più tempo per notare i dettagli e guardare in profondità. Perché attraversare un territorio a piedi è senza dubbio il modo migliore per conoscerlo.
La velocità dei nostri passi e la tranquillità dei luoghi permettono di alzare lo sguardo: incontriamo il paesaggio, disegniamo il profilo delle colline, osserviamo i paesi avvicinarsi. Avvolti dal contesto ne diventiamo parte, con un misto di sorpresa e sana curiosità che attiva i sensi e invita a scoprire i dettagli.

Sei tappe, 75 chilometri, un panorama trionfante
Succede anche tra Lecco e Morbegno (So), i due estremi del Sentiero del Viandante, il primo a essere certificato dal TCI nell’ambito del programma Cammini e Percorsi. Circa 75 chilometri divisi in sei tappe non lunghe, mai faticose (tranne la seconda, da Lierna a Varenna per la variante alta), tutte con un panorama trionfante (visioni maestose del Lago di Como e delle Alpi) che fa compagnia al viandante, mentre segue a mezza costa le antiche mulattiere che univano i villaggi di montagna con quelli sul lago.
Un cammino che tocca località isolate, come Dorio oppure Sacco, e centri alle volte fin troppo frequentati, come Varenna, meta del turismo internazionale.

Le informazioni, il racconto, le esperienze per un viaggio unico
Un Cammino che la guida al Sentiero del Viandante affronta in tre modi diversi: c’è il racconto dell’andare attraverso la geografia del territorio su cui si innesta la storia umana; c’è la guida con la descrizione dettagliata di ogni tappa; e c’è l’esperienza, gli incontri che si fanno lungo il Sentiero e rendono ogni viaggio unico.
«Il Cammino – scrive Bosco – è un tempo sospeso in cui viene ripristinato, su comando del sentiero, un precario ordine naturale». Un ordine «antitetico alla società del terzo millennio, perché è uno dei pochi gesti (riti, vien da dire) rimasto immutato nonostante i millenni, a fronte di un mondo che si è sempre più rimpicciolito accelerando il ritmo». Un mondo che si può riscoprire con lentezza anche nell’antropizzata Lombardia, lungo il Sentiero del Viandante.
