È un mare piccolo l’Adriatico, nel punto più ampio è largo meno di 300 chilometri, nel più stretto una settantina, eppure la Storia si è spesso svolta intorno, sotto e sopra le sue acque. Per questo la recente inaugurazione del Museo nazionale di archeologia subacquea dell’Alto Adriatico a Grado è un approdo importante per tutti i ritrovamenti avvenuti negli ultimi decenni sui fondali. A cominciare dall’antica nave romana Iulia Felix rinvenuta nel 1986 a poche miglia dalla costa e recuperata nel decennio successivo con un intervento complesso e lungo.

L’itinerario di visita del nuovo Museo si sviluppa del primo piano si sviluppa proprio intorno alla nave romana, superstar dell’allestimento ed epicentro di una nuova narrazione museale che permetta di comprendere il contesto storico ed economico nel quale la Iulia Felix e il suo equipaggio si muovevano. La nave racconta quindi la sua storia restituendo anche la rete di scambi e rapporti commerciali che durante l’epoca romana trovava il suo fulcro nel grande sistema portuale della vicina Aquileia da cui l’imbarcazione era in transito al momento del naufragio nel II secolo d.C.

Il percorso espositivo riunisce anche ulteriori ritrovamenti archeologici effettuati sui fondali marini e nel territorio lagunare per la prima volta accessibili e visibili dal grande pubblico. «L’apertura del Museo Nazionale di Archeologia Subacquea dell’Alto Adriatico rappresenta un risultato importante per la comunità e il suo territorio. Dopo molti anni di attesa è stato possibile restituire al pubblico il celebre relitto di età romana, all’interno di un allestimento che coniuga rigore scientifico, qualità progettuale e attenzione all’accessibilità» spiega Massimo Osanna, Direttore generale Musei che ha seguito l’iter con attenzione.

Il nuovo Museo di Archeologia Subacquea è un nuovo tassello per raccontare tanto di quel mare piccolo che è l’Adriatico così ricco di storia e storie.