Il clima che cambia sta ridisegnando la geografia del turismo e la vita delle comunità. Per questo il Touring Club Italiano ha scelto di fare la propria parte anche nella divulgazione della Nature Restoration Law, il regolamento europeo che impegna gli Stati membri a ripristinare fiumi, coste, ecosistemi e verde urbano. Anticipiamo in esclusiva l'editoriale del presidente Gian Domenico Auricchio sul prossimo numero di Touring Magazine: una riflessione che parte dall’estate appena conclusa e spiega perché agire per il clima è una scelta pragmatica e necessaria, non ideologica.

Il turismo nell’era del clima che cambia

La stagione estiva che si è conclusa conferma che tra gli italiani resta forte la voglia di viaggiare. È quanto emerge dall’Osservatorio sulla community Touring del nostro Centro Studi: uno strumento per capire come cambiano le scelte di viaggio di iscritti e simpatizzanti, per poter offrire loro contenuti e proposte coerenti.

Quella del 2026 è stata un’estate in cui la maggioranza ha trascorso le proprie vacanze in Italia. Se il mare resta centrale, la montagna cresce, superando le città d’arte. È aumentata la quota di chi ha scelto la destinazione in base alle temperature, così come quella di chi ha sperimentato eventi estremi in viaggio. Per la nostra community il clima sta diventando un fattore che influenza l’attrattività di un territorio.

L’Italia ha vissuto diverse ondate di caldo, come altri Paesi europei, e fenomeni temporaleschi violenti. Ci tengo a condividere con voi l’immagine per me più drammatica di questa estate: la supercella che il 28 agosto ha colpito Cremona, la città in cui vivo. Ho sperimentato direttamente le conseguenze di ciò che chiamiamo “cambiamenti climatici”, che sarebbe più corretto definire “crisi climatica” per gli impatti che produce. In pochi minuti, grandine e vento hanno danneggiato edifici e infrastrutture: sono stati colpiti una guglia del Duomo e il tetto della Torre civica, case e palazzi, sono caduti tanti alberi e altrettante auto hanno riportato danni ma, fortunatamente, il numero dei feriti è stato contenuto. Ho visto una città passare da una normalità a una di grave emergenza, nella solidarietà delle istituzioni a cominciare da quella del Presidente Mattarella.

La geografia del turismo sta cambiando

Il Centro Studi mi ha inoltrato una recente ricerca del Joint Research Centre della Commissione europea sulla influenza della crisi climatica sul turismo. Proiettando diversi scenari di incremento delle temperature alla fine del secolo, lo studio evidenzia che, con l’aggravarsi del riscaldamento globale, il Nordeuropa potrebbe diventare più attrattivo, mentre la parte meridionale subirebbe una riduzione della domanda turistica. In Italia, il Sud e le aree costiere sarebbero le zone più colpite.

Le condizioni climatiche meno favorevoli non incidono solo sulla vita quotidiana dei residenti, ma possono modificare la geografia del turismo e il tessuto socioeconomico di tante comunità. Per questo il TCI ritiene che affrontare la crisi climatica non sia una scelta ideologica né una preoccupazione solo ambientale. È una decisione pragmatica e necessaria, anche per difendere la competitività del turismo italiano. Mitigare gli impatti significa ridurre i rischi per le persone, proteggere il patrimonio culturale e naturale, migliorare la qualità dei territori e salvaguardare l’economia.

Ripristinare la natura, una scelta pragmatica

Tra le azioni più importanti da intraprendere c’è il ripristino della natura. Intervenire sui corsi d’acqua e sulle aree costiere, aumentare il verde urbano e proteggere gli ecosistemi per contenere il dissesto, le alluvioni e l’aumento delle temperature significa investire in “infrastrutture naturali”, capaci di produrre benefici ambientali, economici e sociali. È la direzione indicata dall’Unione europea con la Nature Restoration Law, che impegna gli Stati membri a predisporre piani nazionali e a intervenire secondo obiettivi progressivi fino al 2050.

Il Touring sta facendo la propria parte. Con il sostegno di Fondazione Cariplo, insieme a WWF e Lipu, abbiamo avviato quest’anno un progetto che, tra le altre finalità, intende promuovere la divulgazione della direttiva europea. Conoscerne contenuti e implicazioni è infatti il primo passo per trasformare una norma in azioni concrete. La sfida per l’Italia è aperta: ripristinare la natura significa proteggere i territori, l’economia e il diritto delle future generazioni a viaggiare in un Paese bello, accogliente e capace di reagire ai cambiamenti del Pianeta.

Gian Domenico Auricchio
Presidente del Touring Club Italiano

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L’editoriale del presidente e gli approfondimenti sul ripristino della natura escono ogni mese su Touring Magazine.

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