Il Touring Club Italiano sostiene Va' Sentiero, il progetto di sei ragazzi che da maggio 2019 hanno iniziato a percorrere tutto il Sentiero Italia. Alla pagina www.touringclub.it/vasentiero tutti gli articoli dedicati al cammino, con resoconti periodici e approfondimenti sulle varie tappe. Seguite anche voi Va' Sentiero, partecipate a una tappa e condividete i contenuti!

“Il Molise è famoso per una cosa: non esiste”. Così anche la BBC apriva lo scorso anno un reportage dedicato alla regione. Precisando poi: “Beh, tecnicamente, esiste. Essendo una delle 20 regioni italiane, il Molise ha uno status pari a Toscana, Lombardia o Piemonte. Tiene elezioni, regionali e nazionali. Confina con Abruzzo, Puglia, Lazio e Campania, tutti luoghi indiscutibilmente reali. Allora perché agli italiani piace fingere che il Molise non esista?”. 

Il filone è ormai noto e simpaticamente anche i molisani stessi hanno imparato a cavalcarlo. Però è pur sempre vero che la maggior parte degli italiani non sa collocare il Molise su una carta geografica, non conosce i suoi capoluoghi, non saprebbe certo dire un suo prodotto tipico o una sua tradizione. Il "mistero" molisano continua a persistere pure nel 2020, complici le piccole dimensioni della regione, il fatto che sia nata solo nel 1970 (e che quindi non tutti l'hanno studiata a scuola), la poca visibilità sui mass media. Aggiungiamo: complice anche una certa ritrosia a esplorare il suo territorio. Perché basterebbe farci un giro, in Molise, per capirne qualcosa di più. Come hanno fatto i ragazzi di Va' Sentiero, che hanno passato in Molise una decina di giorni, lungo il Sentiero Italia tra Abruzzo e Puglia. E di storie ne hanno raccolte parecchie, per dimostrare che il Molise esiste eccome.

LE ULTIME TAPPE NEL PARCO D'ABRUZZO

Avevamo in realtà lasciato la spedizione un poco prima dell'entrata in Molise, al confine tra Abruzzo e Lazio. "La tappa ci avrebbe portato da Forca d'Acero, presso il rifugio Duca d'Aosta, fino a Picinisco, nel Lazio" racconta Yuri. "Causa chiusura del rifugio, eravamo tornati a dormire a Pescasseroli. E quando ci siamo svegliati... le montagne erano bianche! Neve? Ma no, dai, impossibile... sarà ghiaccio mattutino, ci siamo detti...". Invece era proprio la prima neve, a fine settembre. "Siamo saliti e ci siamo trovati all'improvviso in uno scenario imbiancato e bellissimo. Camminavamo tra le Mainarde sotto un sole limpido, con un cielo terso, i prati gialli spruzzati di neve... una mattina memorabile". Il tempo di gioire e il meteo è subito cambiato, mentre i ragazzi arrivavano al passo a quota duemila. "Cambio cromatico improvviso: cielo di piombo, tutto è diventato bianco e nero, sembrava di essere sulle Alpi. Ha cominciato a tirar vento e come se non bastasse il sentiero si è dissolto... ci siamo fatti largo nella selva, a occhio, senza segnavia o tracce sul terreno". Sulla neve intonsa anche varie tracce di animali: forse quelle di un orso o di un lupo? 

Da Forca d'Acero a Picinisco. Foto Sara Furlanetto​
Da Forca d'Acero a Picinisco. Foto Sara Furlanetto​


Orme di animali sulla neve. Foto Andrea Buonopane

"La tappa è proseguita tra pioggia e strade complicate" prosegue Yuri. "Avevo un po' di timore per padre e figlio che ci accompagnavano, ma per fortuna è andato tutto bene, anche grazie all'aiuto di Amedeo, che percorre il sentiero con noi (vedi cap. 22) e che ha dato una mano a tener alti gli animi. A un piccolo rifugio abbiamo fatto due chiacchiere con i cavalieri di Cicerone, simpatici signori che venivano dalla vicina Arpino, luogo natale dell'oratore". Di nuovo cambio scenario e arrivo a Picinisco con un "tramonto commovente", alla fine di una giornata che è sembrata a tutti lunghissima. "Per fortuna eravamo in un agriturismo con un grande camino... il fuoco ha riscaldato tutti". Yuri si è poi purtroppo dovuto fermare per parecchi giorni a causa di un problema alla gamba. 

Picinisco, come dicevamo, è sul versante laziale del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, in provincia di Frosinone. Da qui i ragazzi, in un giorno di pausa, hanno visitato la famosa abbazia di Casamari e il monastero benedettino di Montecassino, "una costruzione incredibilmente grande" ricorda Francesco "distrutta dai bombardamenti alleati nel 1944 e poi ricostruita nei decenni successivi. Mi hanno colpito soprattutto i mosaici nella cripta sotto la chiesa, realizzati a fine Ottocento dai monaci della scuola d'arte di Beuron: la sensazione era quella di stare dentro a una piramide egizia, incredibile".


L'arrivo a Picinisco. Foto Sara Furlanetto​

Con Yuri fermo, il ruolo di "capogita" è stato preso da Francesco. "Cercava di tenerci in riga come solo lui sa fare" ride Sara. La tappa doveva svolgersi al cospetto del monte Meta, una delle maggiori cime dei Monti Marsicani, ma come potete vedere dalla foto qui sotto il meteo non è stato clemente... "Procedavamo nella nebbia, che a tratti era davvero fitta" ricorda Sara "anche se a volte apparivano squarci di paesaggio simil scozzese, bellissimo. E aggiungi il fatto che continuavano a sentire bramiti di cervi... atmosfera assicurata, specie quando un maschio è comparso su un lontano crinale, lo vedevamo in silhouette mentre bramiva al cielo con il suo palco gigantesco...". Alla nebbia è subentrata la pioggia, ma per fortuna la tappa fino al rifugio Campitelli - ancora in Abruzzo, quasi al confine con il Molise - non era troppo lunga. 

Ancora cervi prima di arrivare alla meta, con un esemplare che si è "scontrato" con i ragazzi appena prima di uscire dal bosco. "D'altronde siamo ancora nel parco nazionale; e vicino al rifugio c'è anche una postazione per osservare gli animali" spiega Sara. A proposito del rifugio, sensazioni miste al suo riguardo: "è una costruzione non custodita grande e recente, con cucina, letti, bagno, potenzialmente molto accogliente ma purtroppo per nulla manutenuta: non c'era corrente elettrica e neppure acqua, tanto che siamo dovuti scendere ad Alfedena per poter lavorare ai computer (e un gentile gestore di bar ha sfrattato gli anziani locali che giocavano a carte per farci spazio!)". Pure il camino del rifugio non funzionava granchè... "non tirava per nulla, ci siamo autoaffumicati... non ti dico in che condizioni ci siamo svegliati la mattina dopo!". 


Tappa Picinisco-Rifugio Campitelli. Foto Sara Furlanetto​

UN'ENTRATA IN MOLISE... DA RICORDARE

"Ci siamo svegliati con un freddo assurdo, l'odore di fumo pentetrato nei vestiti" continua Andrea "ma almeno fuori c'era il sole!". Gambe in spalla, i ragazzi hanno continuato il cammino verso il Molise. "Innanzitutto nella stupenda Valle Fiorita, dove abbiamo sorpreso una cinquantina di cervi che si abbeveravano a un laghetto... che emozione! Lo scenario era meraviglioso, finalmente si vedeva anche la cima del monte Meta con il suo cocuzzolo imbiancato di neve fresca". Via per estate faggete, poi lungo la gola del Rio Colle Alto, tra ripidi pendii e pozze d'acqua cristallina, fino ad arrivare al lago di Castel San Vincenzo con le sue belle acque verdognole. Dove il gruppo si è compattato e ha scoperto un particolare non indifferente. "Mancavano due persone! Sia Matteo, il ragazzo di Brescia che era tornato a trovarci, sia la nostra Martina! E se super Matteo, con la sua esperienza da super survivor, ci ha rintracciato velocemente... dov'era finita Martina?"

"Eh, avevo proprio sbagliato strada" racconta Martina. "A un certo punto mi sono accorta che non c'era nessuno né davanti a me né dietro di me... e mi sono impanicata per un attimo. Avevo la traccia, come tutti noi, ma il telefono era scarico perché al rifugio non avevo potuto caricarlo... e quindi non avevo alcuna idea di dove mi trovassi. Più che altro, ero preoccupata per gli altri, temevo si preoccupassero per me!". Martina non si è persa d'animo. "Il sentiero era scomparso, così ho iniziato a camminare parallelamente a un fiume, nel fitto di un bosco... ho pensato che se avessi seguito il corso d'acqua da qualche parte sarei arrivata". Così è successo: nonostante il percorso ripido e bagnato - "più volte mi sono appena alle radici e agli alberi per scendere" - a un certo punto Martina è arrivata nel borgo di Pizzone, in un'altra valle rispetto a quella dove si trovavano i suoi compagni di viaggio. "Ho trovato subito un bar, un gruppo di signori ha iniziato a chiacchierare e mi ha fatto telefonare agli altri. Poi mi ha offerto un aperitivo e persino un passaggio all'agriturismo dove avremmo pernottato la sera. Quando si dice l'accoglienza molisana!". 


Valle Fiorita, nella tappa tra il Rifugio Campitelli e Colli al Volturno. Foto Sara Furlanetto

Riprendendo il percorso del gruppo principale, dopo "bivi ambigui, rovi, un tragitto non facile" i ragazzi sono arrivati a Scapoli, borgo certificato dal Touring con la Bandiera arancione. "È famoso per l'artigianato legato alle zampogne" spiega Francesco "e delle ciaramelle, particolari strumenti della famiglia degli oboi. Tutti gli anni viene organizzata una mostra mercato famosa in tutta Italia". "In una frazione del paese" continua Andrea "avevo visto da lontano un signore che tagliava un melone nel suo giardino. Mi sono proprio detto: come sarebbe bello che ce ne offrisse una fetta... E come ad avergli trasmesso la mia idea, così è successo!". Ancora chilometri di salite e discese, anche con pendenze considerevoli, fino ad arrivare a sera - "stanchissimi" - a Colli al Volturno, paese di poco più di mille abitanti lungo una traiettoria storica di passaggio tra Tirreno e Adriatico. "Eravamo ospiti di Tiziana e Giovanni, proprietari della masseria di Antonio e Teresina. Dove ci siamo davvero sentiti bene: a cena si è riunita tanta gente allegra, contenta di averci lì e di raccontarci del Molise. Non ti dico in quei giorni a quanta gente curiosa abbiamo spiegato di Va' Sentiero...". 

La riflessione finale della giornata la lasciamo a Martina. "Volevo dire due parole sul concetto del perdersi, che mi ha sempre affascinato e che mi ha fatto pensare quando è successo anche a me oggi. Credo che con la tecnologia cui siamo abituati non riusciamo più a gestire a livello emotivo il perderci, l'avere sotto controllo tutto, il sapere dove siamo e quanto ci metteremo. Certo, i navigatori ci permettono di essere più efficienti e a fare più cose, ma d'altra parte abbiamo perso fiducia in noi stessi - e nel fatto che l'uomo ha vissuto per millenni solo con i punti che offriva il paesaggio, il cielo, i monti, il fiume, il mare. È una dimensione che a mio parere va recuperata, non nel senso che dobbiamo buttare via i navigatori, ma che se non abbiamo fretta dovremmo provare a perderci, a fare una strada a caso tra un punto A e un punto B... scopriremmo senz'altro realtà impreviste, io per esempio non avrei mai trovato dei molisani che mi hanno raccontato la storia del Molise! È bello sapere che arriveranno cose belle anche se non le programmiamo: in un viaggio, così come nella vita".

Colli al Volturno. Foto Sara Furlanetto
Colli al Volturno. Foto Sara Furlanetto


Tiziana della Masseria da Antonio e Teresina a Colli al Volturno. Foto Sara Furlanetto

Colli al Volturno si trova in provincia di Isernia. E proprio Isernia - il secondo capoluogo del Molise, istituito soltanto nel 1970, era meta della tappa succssiva. "Abbiamo camminato soprattutto su asfalto" racconta Giacomo "attraversando alcuni nuclei abitati, tra cui quello più interessante è stato Fornelli, dove ci siamo fermati per fare una piccola pausa". Il paesaggio è cambiato radicalmente: niente più boschi, ma campi a perdita d'occhio. "Fino ad arrivare a Isernia, che pur essendo capoluogo ha solo ventimila abitanti o poco più. Ho trovato la periferia piuttosto brutta e poco curata; invece il centro storico è meglio tenuto, con la Fontana Fraterna, simbolo della città, formata da pezzi romani assemblati. E soprattutto è stato bello arrivare all'eremo dei Santi Cosma e Damiano, poco distante dall'abitato, dove abbiamo pernottato per due notti, ospitati da Padre Francis". "Un vero personaggio" gli fa eco Francesco "americano ma di origine molisane, esperto di sanscrito, amico del Dalai Lama, appassionato di meditazione...". 

Fornelli. Foto Sara Furlanetto
Fornelli. Foto Sara Furlanetto
Nei pressi di Fornelli. Foto Sara Furlanetto
Nei pressi di Fornelli. Foto Sara Furlanetto
L'eremo dei Santi Cosma e Damiano presso Isernia. Foto Sara Furlanetto
L'eremo dei Santi Cosma e Damiano presso Isernia. Foto Sara Furlanetto

Una giornata di pausa intensa e sorprendente aspettava Va' Sentiero l'indomani. "Siamo andati alla scoperta dei dintorni di Isernia" spiega Francesco "un itinerario che consiglierei a tutti coloro che vogliono esplorare questa bellissima regione". La prima tappa è stata Agnone, borgo Bandiera arancione Tci. "Abbiamo visitato il caseificio Di Nucci, che fin dal 1600 produce caciocavalli" continua Francesco "dove il proprietario attuale Franco ci ha spiegato la magia di questi formaggi a pasta filata. Pensa: lui aveva studiato filosofia, i genitori non volevano che continuasse la tradizione di famiglia, che andava avanti da ben dieci generazioni. E invece... invece lui ha portato la tradizione a un altro livello, seguendo una politica di filiera corta, in un'ottica di valorizzazione del territorio". Francesco e i ragazzi hanno peraltro imparato che la parola caciocavallo deriva dal fatto che i formaggi erano appesi a coppie a cavallo di una stecca. "Non ti dico il profumo nella "boutique" di stagionatura... e poi, il gusto della stracciata, una stracciatella senza panna, meravigliosa...".

Ma Agnone è famosa anche per un altro motivo. "Qui si producono le più celebri campane del pianeta" continua Francesco "merito della fonderia Marinelli, dove i Papi sono di casa, visto che è la fonderia ponteficia per eccellenza. Il maestro campanaro Antonio, nel museo accanto alla fabbrica, ci ha spiegato per filo e per segno l'affascinante processo di produzione. E grazie a lui abbiamo capito che ogni bronzo è un po' una scommessa, non si sa mai se il processo andrà a buon fine...".
 

Caseificio Di Nucci, Agnone. Franco Di Nucci e il figlio Francesco. Foto Sara Furlanetto


Antonio delli Quadri, maestro campanaro della Fonderia Marinelli ad Agnone. Foto Sara Furlanetto

Tappa successiva Pietrabbondante, dove si fa un salto temporale non da poco. "Siamo stati catapultati all'epoca dei Sanniti e dei Romani grazie a Nicola Mastronardi, giornalista e scrittore che ci ha fatto da guida in quello che è uno dei più sorprendenti siti archeologici di questa zona" spiega Francesco. "Il cosiddetto teatro è la testimonianza di maggior rilievo lasciata dalla popolazione italica dei Samnites Pentri, una delle varie tribù di sanniti, ma Nicola ci spiega come nessuno conosce con esattezza la sua funzione: forse era un santuario o un luogo di ritrovo per la gente del luogo. Certo è che la posizione è stupenda, a dominare la zona... e i sedili sono ancora comodissimi, dopo oltre duemila anni!". Giusto per contestualizzare: i sanniti, che tra loro si chiamavano safini, avevano colonizzato l'area provenendo dal Lazio, ed entrarono presto in conflitto con i romani, contro cui combatterono sanguinose guerre fino a che furono romanizzati. "Silla volle distruggere i sanniti per vendicarsi delle sconfitte e umiliazioni subite da Roma" ricorda Francesco. "In qualche modo c'è riuscito, visto che il Molise non esiste...". 

C'è stato ancora tempo per approfondire un altro elemento fondante del Molise: quello dei tratturi, che per secoli hanno attraversato la regione. "I cammini dei pastori tra Abruzzo e Puglia nacquero pare con Federico II" racconta Francesco "ma fu poi Alfonso I d'Aragona a importare nella zona il sistema spagnolo, dove già esistevano vie stagionali di migrazione delle greggi". I ragazzi hanno visitato un tratto di tratturo ancora oggi esistente, vicino a Pescolanciano.

Nicola Mastronardi a Pietrabbondante. Foto Sara Furlanetto
Nicola Mastronardi a Pietrabbondante. Foto Sara Furlanetto

CAMMINANDO E MEDITANDO

Una nuova esperienza attendeva Va' Sentiero nelle due tappe successive, quella da Isernia a Castelpetroso e da Castelpetroso a Roccamandolfi. "Abbiamo camminato con Cristiano e Ruggero di Sentieri Olistici, una associazione molisana che unisce la pratica del camminare con la meditazione e la spiritualità" racconta Martina. "E ci siamo lasciati guidare da loro in un'esperienza totalmente nuova: già la mattina, prima di partire, abbiamo fatto esercizi di riscaldamento muscolare e di respirazione, di cui è esperto Cristiano; poi a metà percorso Ruggero ha approfondito il concetto di mindfulness". Si tratta di una attitudine che si coltiva attraverso una pratica di meditazione sviluppata a partire dai precetti del buddismo. "I suoi pilastri sono l'attenzione e la presa di coscienza, il qui e ora, l'accettazione. E si parte sempre dalla respirazione, che è una sorta di àncora cui aggrapparci ogni volta che l'attenzione divaga e la mente si perde". Ruggero ha raccontato ai ragazzi quanto possa portare beneficio il prestare attenzione a tutte le sensazioni che attraversano il corpo, prendendone coscienza e accettandole. "Spesso passato e futuro intossicano la nostra salute mentale" spiega Martina "mentre con la mindfulness riusciamo a non farci influenzare, a rimanere equilibrati". E il cammino è un momento perfetto per meditare, per rimanere concentrati nel momento presente, per domare "il cavallo impazzito" della nostra mente. 

Arrivo al santuario di Maria Santissima Addolorata a Castelpetroso, "totalmente fuori contesto con la sua architettura neogotica" sorride Martina "tanto che d'inverno, ci hanno detto, lo paragonano al castello di Frozen!". "Fu iniziato nel 1890, su luogo di apparizioni, ma terminato e consacrato solo nel 1975" spiega Francesco. "Ed è davvero imponente con la sua mole". Infine, serata insieme a Ilaria, fondatrice della Rete nazionale Donne in cammino, "una super donna" (nelle parole di Martina) che si dedica anima e corpo alla valorizzazione delle donne nel settore dei cammini, degli itinerari culturali, della mobilità dolce e del turismo lento.

Camminando con Sentieri Olistici. Foto Sara Furlanetto​


La basilica santuario di Maria Santissima Addolorata a Castelpetroso. Foto Sara Furlanetto​

Anche la tappa successiva, fino a Roccamandolfi, è trascorsa in compagnia di Sentieri Olistici, con cui i ragazzi hanno sperimentato un particolare "automassaggio" ai piedi - "i nostri amici ci hanno spiegato che massaggiando i piedi si riescono a rigenerare anche le altre parti del corpo", racconta Martina. Tra le colline molisane, c'è stato tempo anche di fermarsi all'agriturismo La pecorella nera, dove Daniele - "pastore anomalo, con giacca con le borchie" ricorda Francesco - ha fatto degusare ai ragazzi formaggi e vini, tra cui un particolare formaggio al carbone; e poi di sorpassare un lungo ponte tibetano, tra le attrazioni dell'area. 


Verso Roccamandolfi. Foto Sara Furlanetto​


Fermata per un massaggio ai piedi con gli amici di Sentieri Olistici. Foto Sara Furlanetto​


Prodotti de La Pecorella Nera. Foto Sara Furlanetto​

E poi, guardate la foto qui sotto. Nella giornata di pausa era già stata programmata una visita di Termoli, sulla costa adriatica, insieme a Paola, amica di Va' Sentiero nativa del luogo. Ma la giornata era talmente bella e dalle temperature miti che dopo aver fatto un giro del centro ("bellissime le viuzze e le mura del castello svevo alte, imponenti, a precipizio sul mare") e aver gustato un ottimo brodetto, ecco, Va' Sentiero non ha potuto resistere al richiamo delle onde. "Ci siamo fatti il bagno, ed è stato stupendo, ci ha riconciliati con il mondo... ci voleva un po' di pausa e di vero relax dopo tanto camminare e tante visite. Forse è stata la prima giornata davvero "libera" dal 30 agosto, da quando siamo partiti!" racconta Yuri. "Anche nel pomeriggio siamo stati da Vera e Gaetano, due amici che ci hanno invitati a casa loro in tutto relax. Insomma, siamo stati bene". 

Ma non era ancora finita. Durante la serata a Roccamandolfi, un bel borgo del Matese patria di briganti, l'incontro con i ragazzi di “Rocka in Musica”, un festival particolarmente longevo (è giunto alla 23a edizione) che ogni anno trasforma il paese in un vero e proprio villaggio della musica, dove c'è spazio per tutte le forme d’arte. Non solo una semplice festa, dunque, ma un’ idea comune, dove tutti hanno la possibilità di sentirsi a casa. "Hanno organizzato una mega cena a base di polenta onta, ovvero con la sugna, il grasso di maiale" racconta Yuri. "C'era tanta gente, e quasi tutti erano giovani: davvero strano e particolare, se pensi che Roccamandolfi non ha nemmeno 900 abitanti. E tutti erano vivaci, attivi, consapevoli della loro realtà. In particolare mi ha colpito Anthony, canadese di origine locale, un personaggio da novanta, una sorta di Joker in positivo che ha tenuto banco tutta la sera". Immaginiamo i bagordi a base di Montepulciano...


La costa presso Termoli. Foto Sara Furlanetto​

NATURA SELVAGGIA VERSO SUD

...perché il giorno dopo si doveva camminare! "Sì guarda, non ti dico che impegno a svegliarci il giorno dopo. Tutti con gli occhiali da sole...". A parlare è Andrea, che racconta quanto il meteo fosse cambiato da un giorno con l'altro. "Dal sole a pioggia e vento, e per di più la tappa prevedeva un bel po' di dislivello. Peraltro, più salivamo più il vento si intensificava. E sulla prima sella si stava in piedi a malapena: io facevo da chiudifila e vedevo i ragazzi davanti a me che sbandavano per le raffiche improvvise...". A guidare Va' Sentiero erano Emiliano e Ivan, due ragazzi di Rocka in Musica. "Ci hanno portato a una sporgenza di roccia, sotto di noi c'era il vuoto e dovevamo stare accovacciati per non rischiare di cadere" racconta Andrea. "Ma il panorama era incredibile. Davanti a noi la Valle Fondacone, di origine glaciale, con la forra a strapiombo sul nevaio, e i suoi due Campanarielli, ovvero due guglie collegate fra loro da uno strettissimo valico: il Campanariello di Monte e il Campanariello di Valle, quest’ultimo più aereo e sottile". Natura pura, bellissima, inaspettata. Peccato che il Sentiero Italia non passi da queste parti: i ragazzi stavano facendo una deviazione proprio per ammirare questa meraviglia.


Il vento nella tappa da Roccamandolfi a Bojano. Foto Sara Furlanetto​

I "Campanarielli". Foto Sara Furlanetto​
I "Campanarielli". Foto Sara Furlanetto​

"Siamo poi arrivati alla grotta delle Ciaole, con una sorgente d'acqua che sgorga dalla roccia proprio in fondo alla cavità. Si trova appena sopra al complesso sciistico di Campitello Matese" racconta Andrea "che peraltro è un vero e proprio scempio, per quanto mi riguarda. Ma comunque, tornando alla grotta, Ivan e Emiliano ci raccontavano che era un ottimo rifugio per i pastori transumanti. Sopra si possono trovare alcune corde: le pareti sono un punto di interesse per gli arrampicatori. E mi hanno colpito anche alcune lumachine nere con guscio violaceo, stranissime".

Da lì discesa fino a Campitello, tra gocce di pioggia e saliscendi, fino a salire nuovamente e arrivare Serra delle tre Finestre, 1736 metri. "Per quest'anno è l'ultima cima di Va' Sentiero" racconta Andrea. "Poi sarà tutto più pianeggiante fino in Puglia". La tappa era ancora lunga: il sole stava tramontando, quando i ragazzi sono arrivati a Civita Superiore, borgo a guardia della piana di Bojano, edificato dai Normanni. "Un borgo fantasma, bellissimo, quasi disabitato, che regala una vista emozionante sulla piana" racconta Andrea. "Un'ultima visita, con la stanchezza negli occhi di tutti, prima di piombare a Bojano e nella sua frenesia". La cittadina, in effetti, ha ottomila abitanti. Ed è in provincia di Campobasso, il capoluogo di regione del Molise, per chi non se lo ricordasse! 

I "Campanarielli". Foto Sara Furlanetto​
Civita Superiore, frazione di Bojano. Foto Sara Furlanetto​
Civita Superiore, frazione di Bojano. Foto Sara Furlanetto​

A Bojano Va' Sentiero era ospite all'azienda agricola Griot gestita dalla cooperativa sociale Hayet di Fabrizio Russo. "Insieme a Francesco ed Ernesto, Fabrizio lavora a un progetto che nasce dalla voglia di creare socialità attraverso l'agricoltura" racconta Francesco. "Dopo aver studiato filosofia, ha iniziato a lavorare con i migranti, con l'obiettivo di inserirli nella società tramite la vendita degli ortaggi. Anche il nome Griot è un nome africano: la parola indica in Mali un poeta e cantore che svolge il ruolo di conservare la tradizione orale degli avi". Grandi chiacchiere tra i ragazzi di Va' Sentiero e Fabrizio, "filosofo metallaro" (come lo definisce Francesco), promotore della filiera corta, pioniere dell'inclusione. 

Fabrizio alla Fattoria Griot. Foto Sara Furlanetto​
Fabrizio alla Fattoria Griot. Foto Sara Furlanetto​

Ultime due tappe molisane. La prima tra Bojano e San Marco (nel Comune di Cerce Maggiore): anche lungo questo tratto non sono mancate le sorprese. "In primo luogo il sito archeologico di Saepinum/Altilia: davvero stupefacente" racconta Giacomo. "Un'antica città sannita, occupata poi dai Romani, lungo l'antichissimo tratturo Pescasseroli-Candela. Pensa, si può entrare senza biglietto d'ingresso...". A Saepinum, il più importante sito storico molisano, ci si immerge davvero nella vita di oltre duemila anni fa: a meravigliare sono le mura, le porte, la basilica, i complessi termali, le botteghe... c'è chi la chiama (esagerando) la piccola Pompei, ma la sensazione è quella - e certo non si è circondati dalle folle, visto che a metterci piede sono ventimila visitatori all'anno. "Tra l'altro ci siamo capitati in una bellissima giornata. Non ti dico le riprese con il drone...". Dopo un facile cammino totalmente in piano, notte nell'unico posto tappa di San Marco, il ristorante Il Cacciatore, "accolti in maniera ottimale".

Saepinum. Foto Andrea Buonopane
Saepinum. Foto Andrea Buonopane

La seconda tappa ha invece condotto a Bosco Mazzocca, nel Comune di Riccia. "Di nuovo cattivo tempo: una pioggerella romantica ma fastidiosa" spiega Giacomo "e, devo dirti la verità, nulla di particolare da segnalare se non vari cani che ci hanno inseguito e una strada sterrata che con la pioggia si è trasformata in sabbie mobili: sembrava di camminar con le ciaspole, il fango si incollava alle scarpe e non si staccava più". Passaggio sul confine tra Molise e Campania, scorpacciata di fichi, sosta a un bar senza nome popolato da operai in paiusa pranzo - "capivamo il 20 per cento di quello che ci dicevano!". Fino all'arrivo a Bosco Mazzocca, dove si trova l'agriturismo Pasqualone. "Qui ci ha accolto Maria Antonietta, un vero vulcano di donna: cuoca a dieci stelle, coraggiosa e ironica, semplice ma saggia e brillante. Una donna che ha capito come vivere bene e felice e che ha voglia di trasmetterlo". I ragazzi si sono trovati così bene che Sara e Francesco, raffreddati e febbricitanti, hanno deciso di trascorrervi qualche giorno in più...

Fango durante l'ultima tappa molisana. Foto Giacomo Riccobono
Fango durante l'ultima tappa molisana. Foto Giacomo Riccobono
Maria Antonietta Moffa, masseria Pasqualone a Bosco Mazzocca. Foto Sara Furlanetto​
Maria Antonietta Moffa, masseria Pasqualone a Bosco Mazzocca. Foto Sara Furlanetto​

Ecco, con Maria Antonietta, molisana doc, si chiude anche il capitolo 23. I ragazzi procedono spediti verso Puglia e Basilicata. Noi abbiamo imparato qualcosa di più sul Molise, con i ragazzi di Va' Sentiero. Speriamo anche voi. E che vi venga voglia, prima o poi, di ripercorrere i loro passi - e di scoprire che il Molise esiste, eccome, insieme ai suoi borghi sconosciuti, alla sua storia antica, ai suoi abitanti accoglienti.  

Video di Andrea Buonopane - Va' Sentiero