È possibile raggiungere le suggestive ma frequentatissime Cinque Terre da La Spezia a piedi con una piacevole e panoramica passeggiata, evitando la pazza folla? Sì, basta seguire il sentiero percorso nel 1860 – e immortalato nei suoi diari e nei suoi disegni – dal pittore Telemaco Signorini, uno dei più importanti esponenti dei Macchiaioli.
Tra i tanti sentieri che attraversano l’immediato entroterra ligure abbiamo scelto quello facile e per tutti che da Biassa, frazione di La Spezia, arriva a Riomaggiore in circa 3 ore. Lo stesso cammino fatto appunto da Telemaco Signorini, nell’estate di 166 anni fa, quando soggiornava a La Spezia insieme a due amici e colleghi, il toscano Cristiano Banti e il veronese Vincenzo Cabianca, per scoprire i paesi affacciati sul Golfo dei Poeti.
Nel volume "Riomaggiore. I Diari, i Disegni" pubblicato la prima volta nel 1911 e poi, nel 2020 da Töpffer Edizioni, Signorini annota: «L’ampio golfo non era ampio abbastanza pei nostri desideri di un mare piú aperto di quello di Lerici e di Porto Venere».

Fu così che un giorno dopo aver incontrato al mercato de La Spezia alcune donne di Biassa «in un costume stranissimo e sommamente pittorico», i tre amici decisero di ritornare insieme alle contadine «salendo attraverso a campi di ulivi che lanciano al cielo le loro fronde da fusti altissimi, da ramificazioni serpeggianti con slanci eleganti sopra un cielo limpidissimo, si giunse nella valle dove, sotto al forte di Bramapane, si apre e raccoglie il piccolo e pittoresco paese di Biassa».
«La scoperta del paesaggio delle Cinque Terre – osserva Marzia Ratti, storica dell’arte, già direttrice dei Musei Civici di La Spezia – e la possibilità di studiare la forza della luce marina determinarono una svolta importantissima nella pittura dei Macchiaioli che, proprio a seguito del soggiorno nel Golfo de La Spezia, si esercitarono con foga a trattare gli effetti della luce solare, rappresentando i soggetti popolari che avevano potuto vedere e disegnare in quella calda estate del 1860. Del resto i Macchiaioli italiani corrispondono (e anticipano) gli Impressionisti francesi».
Facilmente raggiungibile dall’uscita La Spezia sulla A12, Biassa è fatta di case in pietra addossate le une alle altre, con piazzole, viuzze lastricate e bei portali, stretti intorno alla Chiesa di S. Martino dalla facciata neoclassica. A Biassa si può assaggiare la miglior focaccia del golfo al forno Gasparini, in via Filzi, vicinissimo alla Locanda del Gallese. Nel bosco vicino al paese si ergono i resti del Castello di Coderone, costruito dai Genovesi nel XIII secolo e poi abbandonato circa 200 anni dopo.
Quando si resero conto che da Biassa il mare non si vedeva, i tre artisti seguirono il suggerimento di un ragazzo: «Girate il forte e arriverete al Santuario di Montenero, di là vedrete tutte le Cinque Terre».

Giunti alla borgata Lemmen si apre effettivamente davanti agli occhi un ampio panorama sul mare e, in lontananza, s’intravede la litoranea. Signorini ne fu estasiato: «Sotto a noi, a’ piedi del monte che scendeva a picco nel mare, la punta del Cavo; di là, movendo a ponente verso Genova, la punta del Mesco; e in questa vasta insenatura, in cinque piccoli golfi, cinque paesi, le Cinque Terre. Chiuse in una stretta gola di monti, le case del capoluogo di questi cinque paesi, Riomaggiore; poi, al di là del monte, Manarola; poi, sopra una vasta spiaggia, Corniglia; dopo, al di là di altri monti, Vernazza; ultimo, tra molti boschi di ulivi e di aranci, ai piedi del Mesco, Monterosso». Poi si scende dolcemente verso il Santuario di Nostra Signora di Montenero, uno dei cinque santuari mariani delle Cinque Terre, come fecero i tre macchiaioli. Il Santuario è un luogo molto caro ai riomaggioresi, gelosamente custodito. Il dipinto della Vergine, secondo una leggenda altomedievale e bizantina eseguito dal vivo, è in realtà un olio su tela probabilmente del XVI secolo. Da qui si scende lungo la Via Grande, utilizzata per la processione al Santuario in occasione della Festa della Vergine, seguendo le 13 edicole votive dedicate alla Madonnax.

Tra vigneti terrazzati e macchia mediterranea si segue il canale di Riomaggiore fino al Lavaccio, la parte alta del paese. Da lì si arriva al Castello, uno dei tesori di Riomaggiore dove si possono ammirare le opere di Telemaco Signorini con l’ausilio di visori hi-tech, «un esempio concreto di come l’amministrazione comunale stia proponendo una fruizione diversa del territorio che al viaggio unisce la cultura e la riflessione », spiega la sindaca Fabrizia Pecunia. Le immagini delle tele si sovrappongono e si fondono insieme per rivivere la sorpresa e l’emozione dei “paesaggi lucenti” che colpirono l’artista quando scoprì Riomaggiore e le Cinque Terre nel 1860, da allora al centro della sua opera.
Dal castello si scende facilmente alla marina, camminando accanto alle alte e pittoresche abitazioni che tagliano due montagne a racchiudere il minuscolo porticciolo colorato dalle barche in secca dei pescatori.
