Con quattro sfilate, domenica 1, sabato 7, domenica 15 e martedì 17 febbraio, il paese pugliese scende in piazza mettendo in scena il “paradosso”, il tema di questa puntata dedicata a un mondo “dove tutto è il contrario di tutto”.

Si spazierà dalla delicata questione dell’eutanasia, dove la libertà di scelta si scontra con tradizione e burocrazia, al fenomeno della turistificazione e dell’overtourism, che trasformano l’autenticità dei borghi pugliesi in fredde scenografie commerciali.

Al centro delle sfilate paradossali, si svelano anche i nostri amici pelosetti, simbolo del continuo sfruttamento degli animali in una società che si proclama animalista, e la febbre del gioco, che attraverso il controllo degli algoritmi ci rende schiavi e inconsapevoli pedine di un sistema già scritto.

La stanza dei bottoni è la nuova Cittadella del Carnevale, che con i suoi fiammanti capannoni è stata inaugurata proprio in questa edizione.

Qui, i Maestri Cartapestai con le loro squadre di volontari hanno dato forma in cinque mesi a sette carri allegorici carichi di significato: creature animate di vita propria, ciascuna dedicata a una diversa dimensione del paradosso contemporaneo di cui cinque (gli altri due sono fuori concorso) si contenderanno il titolo di vincitore del Carnevale 2026, assegnato dalla giuria al termine delle sfilate.

Carnevale di Putignano / foto Shutterstock

Le protagoniste indiscusse delle sfilate putignanesi

La prima è la carta di giornale con cui si crea la cartapesta (per ciascun carro ne servono almeno 5 quintali), che viene reperita dalla cittadinanza e dal quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno, grazie a un accordo tra il gruppo editoriale e la Fondazione Carnevale di Putignano.

La seconda è la maschera di Farinella, in origine un ubriacone vestito di stracci con il naso rosso e con la pelle imbrattata di farina, chiamato con il nome della polvere ottenuta da ceci e da orzo abbrustoliti e poi tritati (un prodotto utilizzato ancora oggi dai putignanesi per accompagnare i piatti della tradizione).

Farinella, la maschera simbolo del carnevale di Putignano / foto Shutterstock

Oggi Farinella indossa un costume che ricorda quello di Arlecchino, con rombi colorati, un gonnellino blu, un cappello a tre punte e intorno al collo una collana con tre palle d’oro a simboleggiare, come le tre punte del cappello, i tre colli su cui sorge Putignano.

Lo si vede sgambettare per le vie del centro storico insieme a un’infinità di figuranti, ballerini, pagliacci e attori locali in corteo, tra burle, dissacrazioni e versetti satirici, per il ludibrio degli oltre centomila visitatori che nei giorni caldi di solito affollano complessivamente il centro a 40 km da Bari e sono ben contenti di pagare il biglietto dello spettacolo a cielo aperto.

I putignanesi però “entrano” gratis. Ma come si fa a far pagare una comunità che da secoli crea, anima e mette in scena il Carnevale cittadino e che nelle sue vene, “non ha sangue, ma coriandoli”?

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