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Picasso, interrogato rispose: «Se conosco Cézanne? Ma se è l’unico
maestro che riconosco!». Una passione condivisa con Woody Allen nel film Manhattan: «Perché vale la pena di vivere? Per Groucho Marx e per quelle incredibili mele e pere dipinte da Cézanne».
Il suo volto con barba, sguardo severo e bombetta, è riprodotto su
magliette, tazze, candele, praline, biscotti. Il suo nome battezza
cocktail (Cézanne Spritz) ed è inciso sulle placche di bronzo che indicano
i suoi percorsi.
Per capire che cosa è rimasto di quella luce, di quella atmosfera, di quell’ambiente dell’entroterra provenzale abbiamo ripercorso i suoi itinerari.
Certo, è Aix-en-Provence, Francia del Sud, ad aver dato i natali a Paul Cézanne. Qui tutto sembra dedicato al suo cittadino più illustre. Qui nacque, qui visse (o meglio si rifugiò) per gran parte della vita. Qui morì nell’ottobre del 1906 e qui è sepolto all’ombra di un cipresso in un angolo del piccolo cimitero di Saint-Pierre. (...)
Anche Cézanne come tanti altri artisti, stimolato dal suo grande amico di infanzia e compagno di scuola lo scrittore Émile Zola (una targa sulla facciata della scuola Saint-Joseph lo ricorda), fu attratto dal grande faro di Parigi. Ma nella capitale dell’arte di fine Ottocento, dominata prima dall’accademia, poi dagli Impressionisti, si sentì sempre incompreso e isolato e nelle grandi esposizioni i suoi quadri restavano regolarmente invenduti.
L'Estaque, il suo luogo del cuore
Così se ne tornò ad Aix-en-Provence concedendosi solo un altro luogo del cuore, L’Estaque: oggi è nella periferia di Marsiglia, allora un villaggio di pescatori. Luogo reso recentemente famoso anche da La gazza ladra, un bel film girato due anni fa da Robert Guédiguian. Così partiamo proprio da L’Estaque.
Arriviamo in questo angolo marino di Marsiglia con un treno che in 20 minuti ci sbarca in una stazioncina del 1848, sulla vecchia linea percorsa dal Train Blue, tra Parigi e il Mediterraneo. Da qui parte le Chemin des Peintres, il Sentiero dei Pittori, tra giganteschi pini marittimi, maestose bougainvillee e villette fine Ottocento ispirate alla moda dell’Orientalismo. La casa che l’artista prese in affitto, al 2 di piazza Maleterre accanto alla chiesa, sulla collina affacciata sul mare, è diventata una delle tappe del cammino di Cézanne.
Derain, dei Fauves e dei Cubistine seguirono le tracce. I vicoli portano i nomi degli antichi mestieri marinari e dei pesci più diffusi in questo mare. Certo, ora al posto delle barche di legno in secca sulla spiaggia ci sono enormi yacht ma l’atmosfera, il campo per le bocce, il paesaggio tante volte ritratto dall’artista si possono ritrovare nei profili delle colline e nei colori del golfo che, sullo sfondo, lascia intravedere la seconda più grande città francese.
Abbandoniamo per un momento Cézanne ai suoi dipinti e raggiungiamo il cuore di Marsiglia con un battello che fa da metropolitana del mare. Ci sbarca alla fine del lungo Porto Antico. Qui negli ultimi anni è cambiato quasi tutto, è sfumata, almeno dal palcoscenico, l’immagine legata alla malavita, ai traffici loschi degli angiporti, resa celebre dalle pellicole e dalle imprese dei clan dei marsigliesi.
La città che è “un po’ Napoli, un po’ Genova, un po’ Trieste”, si è all’apparenza ripulita, è diventata un polo culturale con musei a pelo d’acqua, come il MuCEM, Museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo. Firmati dalle archistar internazionali che hanno fuso la modernità con gli storici palazzi di questo avamposto fondato dai Greci di Focea nel 600 a.C., poi colonizzato dai Romani e infine centro fortificato da Luigi XIV, il Re Sole, contro gli assedi di pirati e nemici catalani. Non manca la piazza dedicata a De Gaulle con il monumento alla Croce di Lorena, simbolo della Francia Libera. Resiste ancora sulla collina lo storico quartiere Panier e la “piccola Napoli”, l’area abitata dagli eredi di immigrati partenopei.
Ma per ritrovare un po’ lo spirito, il fascino ambiguo della mala, bisogna inerpicarsi sulle ripide salite, allontanarsi dal centro e dai turisti sbarcati dalle navi da crociera, per raggiungere la Montmartre marsigliese, la rue des Trois-Mages (dei Tre Magi), la piazza alberata Jean Jaurès, ricca di locali all’aperto e frequentata dalla meglio gioventù multietnica locale, in particolare magrebina, e dagli studenti del vicino conservatorio. Qui si respira ancora l’atmosfera vivace, un po’ anarchica e canaille, il set ideale dei film noir e dei romanzi di Jean-Claude Izzo.
Cézanne non apprezzava l’animazione di un secolo fa, i grandi dock di mattoni, dove si immagazzinava la merce sbarcata, oggi attraenti locali, ristoranti, uffici, spazi per start-up e gallerie d’arte. Se ne rimaneva rintanato all’Estaque e presto se ne tornò nella tranquilla Aix. Dove, grazie al fiuto del mercante d’arte Ambroise Vollard, divenne finalmente profeta in patria (...)