Dio è amico dei giocatori di bocce perché ha creato i platani per proteggere dal sole.

C’è un suono che racconta più di altri l’anima di Marsiglia e della provenza: il clic secco di due bocce di pétanque che si scontrano. Questo gioco, simbolo della Francia mediterranea, nasce all’inizio del Novecento da un gesto di amicizia e diventa presto una tradizione popolare capace di unire generazioni e classi sociali.

La storia della pétanque prende forma nel 1907 a La Ciotat, quando Ernest Pitiot disegna un cerchio per permettere all’amico Jules Le Noir, afflitto dai reumatismi, di giocare senza rincorsa. In dialetto provenzale “piedi piantati” si dice pèd tanca: da qui il nome di una disciplina semplice, inclusiva e profondamente legata al territorio. A renderla universale sarà Marcel Pagnol, lo scrittore che più di ogni altro ha raccontato Marsiglia e la Provenza.

Boules di Petanque / foto Shutterstock

Il Vieux-Port e il Bar de la Marine

Ogni itinerario a Marsiglia comincia dal Vieux-Port, il porto vecchio che da secoli rappresenta il cuore della città. Qui, al numero 15 di Quai de Rive Neuve, si trova il Bar de la Marine, luogo iconico legato al cinema di Marcel Pagnol.

Il locale conserva ancora oggi l’atmosfera resa celebre dalla Trilogia Marsigliese (Marius, Fanny, César). Sedersi a un tavolino esterno, ordinare un pastis e osservare il porto significa immergersi nello stesso scenario che ha fatto sognare generazioni di spettatori, tra nostalgia, mare e desiderio di partire.

Una scena marsigliese di "Fanny" di Marcel Pagnol

Le Panier, tradizione e cultura popolare

Dal porto si sale verso Le Panier, il quartiere più antico di Marsiglia. Tra vicoli stretti e facciate colorate, la pétanque torna protagonista alla Maison de la Boule, spazio dedicato alla storia e all’evoluzione delle bocce.

Qui si scoprono non solo i materiali e le regole del gioco, ma anche i rituali più curiosi, come quello della “Fanny”. Perdere una partita 13 a 0 comporta una penitenza simbolica e goliardica, seguita immancabilmente da un momento conviviale. Un esempio perfetto di come, a Marsiglia, la pétanque sia soprattutto socialità.

Marsiglia, le insegne della storica Maison de la Boule

La Treille e la Marsiglia di Pagnol

Per comprendere davvero il legame tra Marcel Pagnol e la pétanque bisogna spingersi verso La Treille, borgo marsigliese ai piedi del massiccio del Garlaban. Qui lo scrittore trascorreva le estati della sua infanzia, raccontate in La gloria di mio padre.

Nella piazza della chiesa, davanti al Bar de la Renaissance, il campo di pétanque sotto i platani è ancora oggi un punto di incontro. Le partite non sono competizioni, ma occasioni di scambio, battute e racconti: quella che i marsigliesi chiamano galéjade, l’arte di scherzare e prendersi in giro con benevolenza.

Marcel Pagnol scriveva che Dio è amico dei giocatori di bocce perché ha creato i platani per proteggere dal sole. Ancora oggi, tra i viali del Parc Borély e i caffè storici della città, questa frase sembra trovare conferma.

Marsiglia racconta una felicità fatta di cose essenziali: una sfera d’acciaio, l’ombra di un albero, un bicchiere di pastis e un pomeriggio che scorre senza fretta. Un viaggio che unisce letteratura, tradizioni e vita quotidiana, seguendo il ritmo lento della pétanque.

Un Tir au fer / foto Shutterstock