Patrick Bischoff ha un negozio di biciclette a Vienna. Tra telai che pendono dal soffitto, borracce colorate, carrelli per trasportare i bambini, mappe, guide e magliette, United in Cycling è un negozio a metà tra l'hipster e il militante, uno di quelli che altrove sarebbero di moda, ma qui è semplicemente normale.
Dove qui sta per Aspern-Seestadt, nel 22esimo distretto, ben oltre il Danubio. Un quartiere che rappresenta uno dei tanti laboratori di futuro della capitale austriaca.
Anche se quando ti guardi intorno – con palazzi in costruzione ovunque, un lago artificiale balneabile nel mezzo, alberi magrolini e la completa assenza di automobili –, ti chiedi se davvero questa sia ancora Vienna.
«In effetti siamo più o meno a metà strada tra il centro e la Slovacchia», ride Bischoff.
Seestadt: il laboratorio del futuro di Vienna
Seestadt si trova a 15 km dalle guglie dello Stephansdom, ma in treno ci vuole mezz'ora per Bratislava. L'area è di proprietà del Comune e fino agli Anni Settanta ospitava l'aeroporto.
Bischoff è uno dei primi abitanti del quartiere. «Sono arrivato quasi dieci anni fa, quando c'erano solo la fermata della metropolitana, il lago e i palazzi qui intorno. L'ho scelto perché volevo vivere in una città sostenibile, senz'auto, poco caos, molto verde. E questo progetto è nato per perseguire questo obiettivo. Non tutto è stato fatto, ci sono cose da migliorare, ma era quello che desideravo», racconta.

Perché Vienna è sempre ai primi posti per qualità della vita
Senza scomodare Italo Calvino, è proprio vero che le città, come i sogni, sono fatte di desideri. Ma a differenza dei sogni notturni che sono per definizione aleatori, le città sognate si possono realizzare: la parola fondamentale è pianificare.
A Vienna da almeno un secolo e mezzo a pianificare si sono dimostrati particolarmente bravi. Così bravi che ogni anno nelle classifiche sulla qualità della vita nel mondo, la capitale austriaca è puntualmente ai primi posti.

Otto Wagner e la nascita della Vienna moderna
«Tutto è iniziato dopo il 1848, quando l'imperatore Francesco Giuseppe e la monarchia asburgica hanno capito che si dovevano modernizzare Paese e capitale. Allora si è dato mandato che venissero abbattute le mura e costruita la Ringstrasse», spiega Andreas Nierhaus davanti a un plastico della città all'interno del rinnovato Museo di Vienna in Karlsplatz.
Un museo gratuito e necessario, di quelli che dovrebbero esserci in ogni città, dove girando tra grandi vedute cinquecentesche della capitale, quadri di Klimt, porcellane delle case borghesi, statue, semafori e oggetti di ogni sorta, si apprende la storia di Vienna e si capisce meglio il contesto in cui ci si muove da turisti.
Storico dell'arte e curatore della sezione architettonica del museo, Nierhaus racconta l'evoluzione di Vienna non tanto, o meglio non solo, come un susseguirsi di stili architettonici più o meno apprezzabili a seconda dei gusti estetici, ma come il progredire di un'idea di città che da almeno un secolo è efficiente e pratica, razionale e funzionale.
Il padre di tutto questo fu Otto Wagner, architetto conosciuto al grande pubblico perché ha disegnato – tra le altre cose – 36 stazioni dalle inconfondibili flessuosità Jugendstil della Stadtbahn, la metropolitana inaugurata interamente nel 1901 e ancora in uso, ma soprattutto urbanista che ha cambiato la forma e la vivibilità di Vienna.

La Vienna di inizio Novecento: una metropoli in fermento
Quella fu un'epoca di straordinaria effervescenza per Vienna, l'epoca di Freud e Klimt, di Schnitzler e Kokoschka, Roth e Wittgenstein, un momento di rottura con il passato, in cui tutte le energie dell'impero plurinazionale si concentravano in una città che aspirava a rivaleggiare con Parigi come capitale del XX secolo.
«Una città che cresceva come numero di abitanti, superando i due milioni all'inizio della Prima guerra mondiale, e non si poneva limiti: si pensava potesse diventare una megalopoli da quattro milioni, così le sue infrastrutture venivano progettate con quell'idea», prosegue Nierhaus.
Una città che alla fine della Grande Guerra si risveglia sotto shock: è la grande testa di un Paese che quasi non ha più un corpo. E soprattutto è una città con un immenso problema abitativo: la parte più povera dei due milioni di abitanti vive in condizioni talmente misere che la metà delle famiglie operaie non solo non ha un tetto, ma neanche un letto, ed è costretta a condividerlo. Poi è arrivato il 1919, e tutto è cambiato.

Karl Marx-Hof: il simbolo della Vienna Rossa
«Nel 1919 si tennero le prime elezioni comunali libere, in cui a sorpresa vinsero i socialdemocratici. Come prima mossa requisirono le case sfitte per assegnarle agli operai e introdussero una tassa sul lusso per finanziare la costruzione delle Gemeindebauten, le case del Comune» racconta Lukas Gallée, guida al museo Das Rote Wien al Waschsalon.
Il Museo della Vienna Rossa racconta un quindicennio di straordinaria storia cittadina ed è ospitato in una grande sala di 300 metri quadrati al secondo piano di una delle vecchie lavanderie del Karl Marx-Hof, l'edificio che, aldilà del nome, è l'emblema di quella stagione.
Lungo un chilometro e cento metri, è organizzato in 99 scale che si affacciano sui grandi giardini interni in cui si trovano gli asili, le lavanderie e gli spazi comuni ai 1.382 appartamenti, tutti tra i 30 e i 60 metri quadrati ciascuno.
Capace di ospitare 5mila persone, venne costruito tra il 1926 e il 1930 da Karl Ehn, allievo di Otto Wagner. La lunga facciata color ocra e terracotta è ancora in ottimo stato, al centro domina una imponente scritta in rilievo: "Erbaut von der Gemeinde Wien", "Edificato dal Comune di Vienna".
«Tra il 1919 e il 1934 nel periodo della Rote Wien, la Vienna Rossa, grazie alla tassa per la costruzione degli alloggi sorsero 61.175 abitazioni popolari per ospitare circa 220mila persone», racconta Gallée.
Un progetto di edilizia pubblica residenziale rivoluzionario per l'epoca e che, soprattutto, fino a oggi non si è mai interrotto.

La continuità del modello abitativo viennese
«Con il ritorno della democrazia, nel 1945, si tennero nuove elezioni, vinte dai socialdemocratici che da allora governano ininterrottamente la città», prosegue Gallée.
La costruzione delle Gemeindebauten ha segnato lo sviluppo urbanistico di Vienna, al punto che non c'è distretto in cui non si imbatte in queste scritte rosse, spesso in rilievo, con il nome dell'edificio, gli anni di costruzione e quella frase che rappresenta il vero manifesto di Vienna Rossa: "Erbaut von der Gemeinde Wien".
E non sono tutti casermoni come il Reumannhof nel 5º distretto o il Sandeleiten, mostro da 1.587 appartamenti a Ottakring, nel 16º distretto. Spesso sono palazzine da pochi appartamenti che occupano uno o due numeri civici di una via centrale, alcune anche nel primo distretto, quello chiuso dall'anello del Ring.
Il segreto della sostenibilità sociale viennese
«La città ha investito in nuove abitazioni per un secolo e continua a farlo» spiega Herbert Bartik, responsabile del dipartimento per lo sviluppo urbano e la mobilità dell'Urban Innovation Wien, l'agenzia cittadina che oggi pianifica il futuro della città.
«La chiave per capire lo sviluppo che ha avuto e sta ancora avendo la nostra città è la sostenibilità sociale. Ovvero l'attenzione a costruire abitazioni comunali che siano destinate a tutte le classi sociali», prosegue Bartik.

Come funzionano le case popolari a Vienna
Perché il segreto di Vienna è che da sempre le case popolari non sono costruzioni a basso costo pensate per stipare le classi povere in quartieri periferici, ma sono abitazioni all'avanguardia per quel che riguarda le soluzioni abitative – dai materiali agli spazi interni, dai giardini alle strutture comuni, fino al risparmio energetico –, ma anche nella composizione sociale di chi le abita.
«Circa il 60 per cento dei viennesi risiede in una delle varie forme di alloggi sovvenzionati dal Comune: ci sono 220mila case popolari dove risiedono quasi 500mila persone, mentre un altro 22 per cento vive in 200mila case cooperative finanziate dal Comune, e la restante parte sono case private ristrutturate con fondi comunali», spiega con precisione Konečny.
Vienna cresce ancora: due milioni di abitanti nel 2024
Il tutto in una città che dalla caduta del Muro di Berlino ha ritrovato la centralità perduta, ha ripreso a crescere e ha nuovamente grande bisogno di abitazioni.
«Vienna nel 2024 ha superato i due milioni di abitanti, lo stesso numero raggiunto alla conclusione della Prima Guerra Mondiale – spiega Bartik –. Una crescita dovuta al grande afflusso di immigrati, prima dai Paesi dell'Est e dai Balcani, più di recente da Siria e Afghanistan. Anche se la seconda comunità di stranieri è costituita dai tedeschi».
Dati che parlano della grande capacità di accoglienza di Vienna, ma anche dell'attrattiva legata all'elevata qualità della vita. «Spesso in contrapposizione con le politiche nazionali, integrazione e responsabilità sociale sono i fari delle politiche cittadine», prosegue Bartik.
I nuovi quartieri di Vienna: dove la città cresce oggi
Se la politica sociale abitativa è la stella polare, la pianificazione urbanistica è la norma fin dai tempi di Francesco Giuseppe. Del resto nella mentalità viennese le due cose vanno a braccetto, perché si continua a imparare dagli errori del passato.
Seestadt: metropolitana prima delle case
«A Seestadt la prima cosa costruita assieme al lago è stata la fermata della metropolitana. E mentre si realizzavano case ad affitto calmierato per 25mila abitanti, si provvedeva anche a impiantare uffici e aziende per 20mila persone, per non creare ghetti residenziali, ma una città nella città, un po' come sognava Wagner», spiega Konečny.
Sonnwendviertel: il quartiere della stazione centrale
Se Seestadt è ancora in divenire, edificata per metà, altri nuovi quartieri più centrali sono già ultimati: è il caso di Sonnwendviertel, la zona a ridosso della Hauptbanhof, la stazione centrale, che si è sviluppata intorno al parco Helmut Zilk.
Se Sonnwendviertel è la zona residenziale, con una larga quota di Gemeindebauten, dall'altro lato della stazione si è sviluppato Quartier Belvedere: tutto edifici in vetro che ospitano uffici, alberghi e residenze, queste sì di lusso.
L'espansione pianificata della città prosegue nell'area dell'ex scalo merci di Nordbahnviertel. Anche qui ci sono case popolari smart e ciclabili, una modernità gentile e sostenibile e un grande parco al centro, Freie Mitte.
Che poi altro non è che il risultato dell'abbandono per una ventina d'anni della zona di deposito delle locomotive e del suo rinselvatichimento, una zona che è stata lasciata selvaggia in un grande esperimento ecologico per generare un nuovo spazio pubblico.

Vienna turistica vs Vienna vivibile: un equilibrio possibile
Come dialoga tutto questo con la Vienna turistica, la Vienna del nostro immaginario, dei palazzi sul Ring e di Schönbrunn, della principessa Sissi e del bel Danubio blu?
Dialoga necessariamente, e non solo perché sono nuove aree da visitare per comprendere l'evoluzione della città. Dialoga perché il milione di turisti che ogni mese arriva nella capitale austriaca non ha creato una dinamica di sovraffollamento ed espulsione degli abitanti dai quartieri centrali come accade altrove.
Cosa imparare dal modello Vienna
«A Vienna più della metà delle case è di proprietà del Comune o di cooperative; a chi ci vive è fatto divieto di metterle sul mercato degli affitti brevi, perché il turismo non può essere fatto a scapito degli spazi pubblici e degli abitanti», spiega Bartik.
Per cui l'offerta di case per turisti è calmierata da un mercato a guida pubblica che favorisce chi affitta stabilmente ai cittadini residenti, e non ai turisti di passaggio.
Perché – si diceva – le città, come i sogni, son fatte di desideri, ma ognuno è libero di desiderare quel che crede. A Vienna da oltre un secolo desiderano continuare a vivere bene.
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