Ce le ricordiamo le estati della pandemia? Le atmosfere rarefatte tra le fontane di Roma e i mercati fiorentini, l’acqua trasparente delle calli veneziane, l’aria frizzante nelle circonvallazioni delle grandi città? Pareva che tutti conoscessimo il significato di “impronta ecologica”, decarbonizzazione, undertourism…
Sembra invece, che con la fine dell'emergenza sanitaria, decretata dall’Oms, stiano sfumando in fretta le speranze di un “nuovo modo” di stare insieme, di spostarsi, di fruire e di viaggiare. Dal turismo responsabile e di prossimità siamo tornati alle grandi distanze da instagrammare, al fare tutto in pochi giorni, al mordi e fuggi di luoghi che si riempiono e si svuotano, lasciandosi dietro poco da condividere e molto da smaltire.
Così si è tornato a parlare di accessi limitati e numeri chiusi, anche se per la malattia da overtourism un vaccino non basterà: serve cultura del territorio, consapevolezza del bene comune, rispetto per la cultura dei posti in cui andiamo, mangiamo, dormiamo, ci muoviamo. Questa restaurazione del turismo di massa, apparentemente lowcost ma ad altissimo impatto su economia ed ecosistemi, sta aggredendo per primi i luoghi più belli e più ambiti, come le Dolomiti, prese d’assalto dai turisti e turbate dai rumori di fondo dei motori che sfilano su tornanti e passi senza soluzione di continuità.
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LA STRATEGIA DI BOLZANO  CONTRO L'OVERTOURISM
Ci sta provando la provincia autonoma di Bolzano a creare un equilibrio sopportabile tra il desiderio di ammirarle, l’economia turistica e l’integrità dell’ambiente. Entro il mese di giugno l’Alto Adige vuole diventare una provincia “a numero chiuso”: primo caso in Italia e in Europa di limitazione turistica estesa a una entità amministrativa così vasta, altro che Ztl…
Due gli ambiti principali della riforma al vaglio dell’ente locale altoatesino. Da un lato verrebbe imposto un tetto massimo ai pernottamenti annui sul territorio: il limite è stato fissato a 34 milioni di pernottamenti (pari alle presenze turistiche in Alto Adige nel 2019). Per le strutture ricettive attive sul territorio entro il mese di giugno terminerà la registrazione delle attività già presenti, e non sarà poi più possibile registrarne di nuove. Quindi lo stop si applicherà anche ai residenti, che avranno il divieto di mettere a disposizione nuovi posti letto in case private. Nessuna limitazione sarà invece per i turisti "in giornata", anche perché vai a sapere come distinguerli da chi transita per lavoro.
“Ci siamo accorti che il nostro territorio, la nostra comunità e le nostre risorse come acqua ed energia erano arrivate a un livello di sfruttamento che non doveva e poteva più essere superato”, così l’assessore della provincia autonoma di Bolzano, Arnold Schuler, ha spiegato come arginare gli effetti dell’overtourism sia quasi un obbligo. Se approvata, la nuova delibera della Provincia autonoma imporrà quindi un massimo di 239.088 posti letto turistici in tutto l’Alto Adige. In sostanza si tratta di mezza regione in cui sarà prevista una specie di numero chiuso ai pernottamenti, affiancato al divieto per i residenti di creare nuovi affittacamere o mettere a disposizione nuovi posti letto in case private.
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MENO TRAFFICO E PIÙ SILENZIO SUI PASSI DOLOMITICI
Altri segnali di resistenza al “mordi e fuggi” dei turisti a motore arriva da un comitato scientifico di architetti, ingegneri, direttori forestali, filosofi, sollecitati dall’albergatore e organizzatore della Maratona dles Dolomites, Michil Costa. La necessità di riportare un po’ di silenzio in montagna ha preso forma nel progetto “Car is Over”.
“Il nostro auspicio è che, nel silenzio dei passi, tutti possano riscoprire il canto delle Dolomiti, soffocato nei giorni d’estate dal rombo assordante dei motori" si legge nel “manifesto” pubblicato sulle pagine on line dedicate all’iniziativa. "Vogliamo sperimentare, già dalla prossima estate, la regolamentazione del traffico dei passi intorno al gruppo del Sella - Pordoi, Sella, Gardena e Campolongo, con la prospettiva di estendere il progetto a Falzarego e Passo Giau (ed eventualmente anche agli altri passi)".
Nel concreto, il collettivo vorrebbe premere sulle amministrazioni per chiudere i passi dalle 10 alle 12 al traffico automobilistico e motociclistico, tutti i giorni domenica e festivi inclusi, dal 12 giugno al 24 settembre. Toccherebbe a municipale, Carabinieri, Polizia stradale vigilare e informare con una segnaletica a valle (come avviene d’inverno quando i passi sono chiusi per neve o durante le competizioni ciclistiche estive). Di più, si vorrebbero anche controlli sulle strade da giugno a settembre dalle 9 alle 20 per limitare la velocità e i rumori che ne conseguono. "Il futuro non è nello sfruttamento esasperato del territorio, ma nel ritrovare la gioia oltre il consumo, in un silenzio che è canto, respiro, amore per la vita e la natura. Quindi, amore per noi stessi”, ricordano, e come dargli torto.
Da Arabba al passo Pordoi / foto Shutterstock
IL NUOVO "MARCHIO DI SOSTENIBILITA' ALTO ADIGE"
Il contrasto all’overtourism degli altoatesini non si ferma alle delibere e alle dichiarazioni di intenti. Proprio perché non si può ragionare solo con divieti e limitazioni, l’Alto Adige ha lavorato per alzare ancora l’asticella in termini di sostenibilità e innovazione. Dallo scorso 6 marzo le destinazioni e le aziende altoatesine possono certificarsi secondo un nuovo marchio locale: il "Marchio di sostenibilità Alto Adige".
"La sostenibilità è la base strategica più importante per lo sviluppo futuro dell'Alto Adige", ha dichiarato l'assessore provinciale al turismo, Arnold Schuler. "Solo se agiamo secondo il principio della sostenibilità nella sua concezione economica, ecologica, sociale e culturale, l'Alto Adige potrà rimanere un ambiente apprezzato sia dalla popolazione che dagli ospiti". Lo standard di sostenibilità sviluppato su misura per l'Alto Adige si basa sui criteri del Global Sustainable Tourism Council (GSTC), un'organizzazione internazionale che ha definito uno dei più affidabili standard certificabili e quindi credibili per il turismo sostenibile e i viaggi sostenibili a livello mondiale.
La prima destinazione altoatesina ad aver ottenuto il Marchio di sostenibilità Alto Adige è la Val d'Ega, territorio di tre Comuni (Nova Levante, Nova Ponente e Cornedo all'Isarco) e nemmeno diecimila abitanti coronato dalle moli puntute del Catinaccio e del Latemar e con la perla blu del lago di Carezza. Della Val d'Ega e del suo progetto innovativo che l'ha portata a essere inserita nella "Top 100 Stories" di Green Destinations avevamo parlato in quest'articolo.
 
Lago di Carezza / foto Shutterstock