Wildlife Photographer of The Year 2019 al forte di Bard (Ao)

Le immagini di natura più belle del mondo passano da qui. Perché il concorso annuale organizzato dal Museo di Storia Naturale di Londra è ormai da anni l'incontrastato banco di prova per tutti i professionisti della fotografia naturalistica mondiale: chi vince il Wildlife Photographer of the Year entra di diritto nel gotha dei migliori artisti. E anche quest'anno non fa eccezione alla regola.

All'edizione 2019 del concorso, la 55a, hanno partecipato 48mila immagini, provenienti da circa 100 Paesi di tutto il mondo. Tutti gli scatti vincitori del 2019 sono in mostra (in anteprima italiana) al Forte di Bard, in Valle d'Aosta, come peraltro avviene da parecchi anni a questa parte. Si tratta di 100 scatti eccezionali, premiati in 19 categorie (comportamento mammiferi, comportamento uccelli, piante, scatti creativi e così via) sia nella categoria adulti sia in quella ragazzi, riservata ai minori di 18 anni.

Vi presentiamo qui alcune immagini, vincitrici e finaliste, ma vi assicuriamo: tutte le immagini del Wildlife Photographer of the Year sono davvero eccezionali, vuoi per il soggetto ritratto, vuoi per la tecnica, vuoi per l'occhio che ha saputo cogliere un determinato particolare, vuoi ancora per il lavoro che c'è dietro allo scatto (e che vi raccontiamo nelle didascalie alle immagini). Tra l'altro, quest'anno ben cinque fotografi italiani sono stati premiati o inclusi tra i 100 finalisti: tra i vincitori di categoria, il giovane Riccardo Marchegiani e l’altoatesino Manuel Plaickner; tra i finalisti Stefano Unterthiner, Lorenzo Shoubridge e Roberto Zanette.

C'è poi un importante messaggio, dietro molte fotografie: "Il Wildlife Photographer of the Year mette in evidenza alcune delle problematiche più attuali della società e dell’ambiente” ha commentato qualche anno fa Sir Michael Dixon, Direttore del Museo di Storia Naturale di Londra. “Come possiamo proteggere la biodiversità? Siamo in grado di vivere in armonia con la natura? Le immagini vincitrici toccano i nostri cuori e ci sfidano a pensare in modo diverso all’ambiente".

GLI ORARI DELLA MOSTRA
Wildlife Photographer of the Year è un premio organizzato dal Natural History Museum di Londra. La mostra al Forte di Bard (uscita Pont Saint-Martin dall'autostrada Torino-Aosta) dura fino al 2 giugno 2020; martedì-venerdì 10-17 (da marzo 10-18); sabato, domenica e festivi 10-18 (da marzo 10-19); chiuso il lunedì; www.fortedibard.it. Biglietto ridotto per i soci Tci.
 

Sfogliate la gallery per scoprire gli scatti più belli!

© Yongqing Bao - Wildlife Photographer of the Year

1. Yongqing Bao, Cina
Vincitore assoluto
Canon EOS-1D X + 800mm f5.6 lens; 1/2500 sec a f5.6 (+0.67 e/v); ISO 640; treppiede Manfrotto + testa 509HD
 

Questa marmotta himalayana non era uscita da molto dal letargo quando è stata sorpresa da una femmina di volpe tibetana con tre cuccioli da sfamare. Con riflessi fulminei, Yongqing è riuscito a riprendere l'attacco: la potenza del predatore che mostra i suoi denti, il terrore della sua preda, l'intensità della vita e della morte scritte sui loro volti.
 
Essendo uno dei mammiferi che vivono più in quota, la marmotta himalayana si affida alla sua folta pelliccia per sopravvivere nel freddo estremo. Nel cuore dell'inverno trascorre più di sei mesi in una tana eccezionalmente profonda con il resto della sua colonia. Le marmotte di solito non riemergono fino alla primavera, quando rappresentano un'opportunità ideale per i predatori affamati.

© Riccardo Marchegiani - Wildlife Photographer of the Year

2. Riccardo Marchegiani, Italia
Vincitore categoria "15-17 anni"
Nikon D800E + 16–35mm f4 lens a 30mm; 1/60 sec a f8; ISO 100; Godox V860II-N flash
 

Riccardo non riusciva a credere alla sua fortuna quando questa femmina di gelada si è messa a camminare lungo il bordo della falesia dove stava aspettando da prima dell'alba, sui monti Simien, in Etiopia. Mantenendo una distanza rispettosa, Riccardo ha composto il suo scatto usando un flash per evidenziare la pelliccia marrone chiaro della scimmia contro le montagne lontane. La luce ha attirato anche l'occhio del piccolo curioso che si stava aggrappando al ventre.
 
Un piccolo gelada passa le prime settimane della sua vita a essere portato in giro sul petto di sua madre prima di spostarsi sulla schiena. Queste scimmie vivono a terra e scendono sui bordi delle pareti rocciose quando dormono, in modo da essere più sicure nei confronti dei predatori. I terreni agricoli stanno a mano a mano togliendo spazio alle loro praterie native e il loro habitat si sta riducendo.

© Audun Rikardsen - Wildlife Photographer of the Year

3. Audun Rikardsen, Norvegia
Vincitore categoria "Comporamento: uccelli"
Canon EOS 5D Mark IV + 11–24mm f4 a 11m; 1/2500 sec a f14 (-1 e/v); ISO 800; flash Canon Speedlite 600EX II-RT; sensore Camtraptions; treppiede Sirui
 

Una foto straordinaria e molto studiata, scattata nello Skulsfjord, in Norvegia. Audun ha innanzitutto cercato il luogo giusto per posizionare un ramo d'albero: la sua speranza è che diventasse un posatoio perfetto per un'aquila reale che si aggirava nei dintorni. Ha poi installato una fototrappola vicino. E infine è ritornato di tanto in tanto nel luogo, lasciando occasionalmnete alcuni animali che aveva trovato morti lungo la strada. Molto gradualmente, nei tre anni successivi, l'aquila ha iniziato a usare il ramo per sorvegliare il suo regno costiero. E Audun è riuscito a scattare l'immagine che sognava: un'aquila con gli artigli distesi, che mostra tutta la sua potenza quando atterra.
 
Le aquile reali volano in genere a circa 50 chilometri all'ora ma possono raggiungere velocità fino a 320 chilometri all'ora, quando si tuffano sulla preda. Normalmente uccidono piccoli mammiferi, uccelli, rettili o pesci, ma mangiano anche carogne e sono note per catturare anche animali più grandi.

 

© Jérémie Villet - Wildlife Photographer of the Year

4. Jérémie Villet, Francia
Vincitore categoria "Portfolio Nuovi Talenti"
Canon EOS 5D Mark IV + 400mm f2.8; 1/1600 sec a f2.8 (+1.3 e/v); ISO 500
 

Intrecciati nelle loro spesse corna a spirale, due maschi di pecore di Dall si fermano durante uno scontro feroce. Per anni, Jérémie aveva sognato di fotografare le pecore di Dall bianche su uno sfondo alpino innevato. Sdraiato sulla neve, ha combattuto con i forti venti, le nevicate e le temperature estremamente fredde dello Yukon canadese, determinato a ritrarre questo momento di "purezza e potenza".
 
Le pecore di Dall sono diffuse nelle regioni artiche e subartiche del mondo. Dipendono da ripide e aspre falesie per fuggire dai predatori, mentre usano erba e prati nelle vicinanze per nutrirsi. In inverno prediligono le aree con forti venti che rimuovono la neve ed espongono il foraggio all'aria.

© Diana Rebman - Wildlife Photographer of the Year

5. Diana Rebman, Stati Uniti
Finalista categoria "Comportamento: uccelli"
Nikon D500 + 300mm f2.8 lens + 1.7x teleconvertitore; 1/1600 sec a f8 (+0.3 e/v); ISO 1600; telecomando; treppiede Gitzo + testa Mongoose
 

Nonostante la temperatura di meno 20 gradi °C, Diana ha trascorso ore "incantate" da quella che lei stessa ha descritto come la "danza ben coreografata" di un gruppo di codibugnoli che si alternavano per beccare un ghiacciolo. E nonostante il rapido movimento degli uccelli e le dita che erano diventate blocchi di ghiaccio, è riuscita a scattare una splendida immagine.
 
I codibugnoli, una specie di cincia, vivono in Europa e in Asia. Per dissetarsi negli inverni freddi e nevosi devono mordicchiare neve e ghiaccio. Trascorrono le loro giornate a cercare insetti e ragni e le loro notti rannicchiati insieme in piccoli gruppi per scaldarsi vicendevolmente.

© Luis Vilariño - Wildlife Photographer of the Year

6. Luis Vilariño, Spagna
Vincitore categoria "Ambienti terrestri"
Sony α7R III + 100–400mm f4.5–5.6 a 196mm; 1/4000 sec a f5.6; ISO 800
 

Nel momento in cui si incontrano, sulla costa hawaiana, la lava incandescente del vulcano Kīlauea fa bollire all'istante il freddo oceano Pacifico. Un momento eccezionale, ritratto da Luis da un elicottero proprio quando un improvviso cambiamento nella direzione del vento aveva dissipato i pennacchi di vapore svelando il fiume infuocato. 
 
Mentre la lava bolle l'acqua di mare, produce vapore acido e minuscoli frammenti di vetro, che si combinano per creare una foschia di lava. Questa eruzione è stata la più grande di Kīlauea da 200 anni: per tre mesi nel 2018, la lava ha vomitato dalla cima e dalle fessure circostanti, distruggendo oltre 700 case e solidificandosi per creare centinaia di acri di nuova terra.

© Manuel Plaickner - Wildlife Photographer of the Year

7. Manuel Plaickner, Italia
Vincitore categoria "Comportamento: anfibi e rettili"
Canon EOS 5D Mark II + 17–40mm f4 a 20mm; 1/640 sec a f8 (+0.7 e/v); ISO 800; Seacam housing
 

Da oltre un decennio, Manuel ogni primavera segue la migrazione di massa delle rane comuni. In quest'occasione, si è immerso in un grande stagno dove si erano radunate centinaia di rane e lì ha aspettato che arrivasse il momento per l'immagine che aveva in mente: rane un po' ovunque, colori armoniosi, luce morbida e naturale e riflessi sognanti.
 
L'aumento delle temperature primaverili fa uscire le rane comuni dai loro rifugi invernali. A poco a poco gli anfibi si dirigono in acqua per riprodursi, spesso tornando dove sono nate. Sebbene diffuse in tutta Europa, si ritiene che il numero delle rane sia in calo a causa del degrado dell'habitat, dell'inquinamento e del prosciugamento dei siti di riproduzione.