Un incendio è sempre una pessima notizia, per le ferite che sul paesaggio e sulle comunità rimarginano in tempi lunghissimi. Ma il rogo che ieri si è accanito sul sito archeologico di Faragola, nel territorio di Ascoli Satriano (Fg), ha conseguenze che i giuristi chiamano retroattive.
Le fiamme si sono accanite su mosaici e marmi che datavano migliaia di anni e che arricchivano una villa romana che, riprodotta in legno ignifugo nelle sue forme originali, sarebbe dovuta diventare un sito museale e didattico multimediale.
Quello che resta della villa-museo di prossima apertura a Faragola (Fg)
A prendere fuoco è stato lo scheletro in legno a protezione di preziosi marmi policromi, databili all’età romana e tardo antica. Per il restauro e il progetto museale il Mibact aveva destinato 1 milione e 600 mila euro. Il secondo lotto era concluso e la consegna definitiva era segnata per marzo 2018. Ora non si guarda più il calendario, ma si contano i danni. Quello che non sembra misurabile sono invece lo sconforto e la rabbia di archeologi e ricercatori che per ridare luce ai reperti avevano lavorato quattordici anni.  
"È stato provocato un danno enorme. Forse irreparabile", si sfoga Giuliano Volpe, archeologo, professore all’università di Foggia e presidente del Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici. "Le notizie sono sconfortanti: i marmi della cenatio sono cotti, calcinati per il calore, i mosaici danneggiati e le strutture murarie distrutte. Rimangono pochi oggetti e materiali di lavoro al riparo nel museo e nei laboratori”.
I marmi e la struttura in legno che riproduceva l'antica villa romana prima del rogo
 
La causa dell’incendio è ancora da accertare, ma il dato sicuro è che il sito era da tempo poco presidiato, in attesa dell'inizio della terza fase dei lavori, che avrebbe aggiunto infrastrutture multimediali, percorso di visita, l’infopoint e un laboratorio per i bambini.