Il nostro reportage dal Sabah, nel Borneo malese, è diviso in quattro puntate:
- 1. Kota Kinabalu e Gaya Island
- 2. Mount Kinabalu
- 3. Sepilok e fiume Kinabatangan
- 4. Danum Valley e Borneo Rainforest Lodge

Kota Kinabalu è il punto di partenza obbligato per chiunque voglia esplorare il Sabah, uno dei due Stati del Borneo malese: arrivano qui i voli diretti dalla capitale Kuala Lumpur, oltre che da altre città del Sudest asiatico. E anche se non offre particolari attrazioni, è un punto di partenza piacevole per iniziare un viaggio sull’isola: si comincia qui ad annusare i profumi speziati di pesce e di carne alla griglia, a esplorare templi buddhisti e moschee, a capire il melting pot che forma la società malese – qui forse più che altrove, visto che la percentuale di cittadini cinesi e filippini è particolarmente rilevante.

Soprattutto, il mercato notturno sul lungomare cittadino è un’immersione totale in un altrove quanto mai esotico per lo sguardo occidentale: pesci balestra dai colori sgargianti, altri secchi dai miasmi nauseanti, frutti mai visti prima, alghe appena pescate, e ancora granchi fritti, fumi di polli allo spiedo, misteriose bevande colorate, montagne di peperoncini. 

Il mercato notturno di Kota Kinabalu - foto Stefano Brambilla
Il mercato notturno di Kota Kinabalu - foto Stefano Brambilla
La grande e moderna moschea di Kota Kinabalu - foto Stefano Brambilla
La grande e moderna moschea di Kota Kinabalu - foto Stefano Brambilla

UN PARCO NAZIONALE DAVANTI ALLA CITTÀ

Davanti a Kota Kinabalu, là dove il sole tramonta ogni sera, c’è un piccolo arcipelago. Lo si vede all’orizzonte dai grandi hotel della corniche, con le silhouette delle isole che emergono dall’acqua tra le decine di navi cargo ancorate nella baia. “È un parco nazionale, si chiama Tunku Abdul Rahman National Park” spiega John, la nostra guida, mentre con una barca a motore ci avviciniamo alle isole. “E non è come tutti gli altri, visto che Rahman è stato un personaggio fondamentale per la nostra Nazione: ha guidato lui la Malaysia all’indipendenza, nel 1957, diventandone il primo ministro. Ed è sempre stato lui nel 1963 a includere Sabah e Sarawak, i due Stati del Borneo malese, nella federazione malese”. Non si poteva dunque fare a meno di omaggiare un padre della Patria quando si decise di tutelare foreste e barriere coralline delle cinque isolette al largo della città, nel 1974. Una saggia scelta, visto lo sviluppo che avrebbe avuto KK nei decenni successivi – KK, come è soprannominata Kota Kinabalu, oggi ha almeno 600mila abitanti.

La meta della barca è la più estesa delle isole, Pulau Gaya, che significa semplicemente “isola grande”. È un’isola interessante anche solo per la sua diversità di situazioni. Mentre ci avviciniamo, un incastro di catapecchie di lamiera si protende nel mare, verso la città. “Sono immigrati filippini, pescatori, gente spesso neppure censita dal Governo” ci sussurra un marinaio. Poi, una volta sorpassato il promontorio, appare la Malohom Bay contornata da colline ammantate di verde. Gli alberi sono altissimi, la foresta sembra un muro color smeraldo. Non c’è traccia dell’uomo, se non fosse per un paio di lodge annidati presso la linea di costa. “Benvenuti al Gaya Island Resort” ci accoglie Bata, istruttore sub e guida ambientale, sul lungo molo dove attraccano le barche. “Se siete qui per rilassarvi, non c’è luogo migliore. Ma se avete voglia di esplorare le meraviglie naturali di Gaya Island, vi divertirete ancora di più”. 

L'arrivo a Gaya Island Resort - foto Stefano Brambilla
L'arrivo a Gaya Island Resort - foto Stefano Brambilla

A TU PER TU CON LA NATURA DEL BORNEO

Non ce lo facciamo dire due volte e programmiamo un paio di giorni di escursioni e attività. Scopriamo così che il resort – proprietà del gruppo malese YTL – è un luogo ideale per un “incontro soft” con la natura del Borneo. Soprattutto per chi vuole prendersela con calma, senza fare altra strada, prendere altri voli, inoltrarsi nella giungla dell’entroterra. “Il resort è impegnato in prima linea nella sensibilizzazione dei turisti” spiega Bata nel piccolo museo naturalistico, mentre le cicale del mezzogiorno friniscono all’impazzata “così come nei programmi di conservazione ambientale. Cerchiamo di fare tutto quello che possiamo per l’ambiente locale, sia per farlo conoscere sia per proteggerlo”.

I “testimonial” dell’impegno del resort sono sette piante e animali emblematici di Gaya Island, censiti, studiati e protetti dai locali. “Li chiamiamo le Seven Wonders of Gaya” racconta Bata mostrandoci le loro foto. “Alcuni sono molto rari, come le nasiche, scimmie dal lungo naso che abitano la foresta, o le civette sparviero brune; altri li vediamo tutti i giorni, come le mangrovie e gli scoiattoli volanti giganti rossi. Vedi quella cassetta appesa al tronco dell’albero, fabbricata apposta per lui? Ecco, lì tutto il giorno dorme un petaurista, cioè uno scoiattolo volante. Se ti apposti qui verso sera potresti vederlo uscire e planare verso la foresta”. 

Bata nel museo naturalistico-biblioteca del Gaya Island Resort - foto Stefano Brambilla
Bata nel museo naturalistico-biblioteca del Gaya Island Resort - foto Stefano Brambilla
Il Gaya Island Resort - foto Stefano Brambilla
Il Gaya Island Resort - foto Stefano Brambilla

Lo scoiattolo non si farà vedere, ma è bello sapere che riposa nella sua tana. Nel frattempo programmiamo una visita alle mangrovie locali. Ci andiamo in canoa con Moon e Lisa, due giovani ragazze velate che rappresentano bene la Malaysia moderna. “Siamo biologhe, lavoriamo qui durante alcuni periodi di alta stagione” raccontano mentre pagaiamo lungo la costa. “Per noi conoscere il nostro patrimonio naturale e mostrarlo ai visitatori è una grande soddisfazione”.

Ci inoltriamo in un canale tra un intrico di radici aeree e di rami aggrovigliati l’uno sull’altro, con i raggi del sole che filtrano dalla chioma. È un ambiente suggestivo, quasi fatato; il silenzio è rotto soltanto da qualche richiamo lontano di scimmie e di uccelli, oltre che dalle pagaie che si immergono nell’acqua. “Le mangrovie sono importantissime sia per la biodiversità sia per la tutela delle coste, visto che proteggono dall’erosione, senza dimenticare l’assorbimento dell’anidride carbonica” raccontano. “Anche quelle della Malaysia, così come in ogni Paese tropicale del mondo, sono a rischio a causa dello sviluppo costiero. Noi ripiantiamo e rigeneriamo alcune specie in una nursery dedicata, così poi da fornirle ad aree che ne hanno bisogno”. 

Pagaiando tra le mangrovie - foto Stefano Brambilla
Pagaiando tra le mangrovie - foto Stefano Brambilla
La nursery delle mangrovie - foto Stefano Brambilla
La nursery delle mangrovie - foto Stefano Brambilla

LA SOSTENIBILITÀ PRIMA DI TUTTO

C’è poi il mare, che a Gaya Island assume tonalità verdi e azzurre. E che è pieno di vita, visto che le isole della Sonda sono un hotspot mondiale di biodiversità per quanto riguarda pesci e soprattutto coralli. “A Gaya vivono 155 specie di pesci e 200 di coralli” conferma Justin mentre entriamo in acqua con maschera e boccaglio nei dintorni del molo. “Vieni, ti faccio vedere cosa stiamo facendo per recuperare il reef”. A poca distanza dalla spiaggia, ecco i rametti di corallo piantati dal team sul fondale, dove nuotano soavemente pesci angelo e pesci pagliaccio. C’è anche un piccolo barracuda che si allontana appena ci vede. “Facciamo crescere i coralli prima in una vasca, poi li trasportiamo qui. È un modo per aiutare il reef a riformarsi, in particolar modo nei posti dove è stato maltrattato dall’uomo”.

Dopo il bagno, andiamo a vedere la vasca di crescita e l’attiguo bacino esterno dove vengono recuperate le tartarughe marine: sono a Tavajun Bay, presso la spiaggia più bella dell’isola, di fine sabbia bianca, bordeggiata di palme, un piccolo paradiso. “Ora nella vasca c’è Cattleya, una tartaruga verde che ha subito uno scontro con una barca. Siamo l’unico centro di tutto il Sabah a riabilitare tartarughe ferite, ci portano animali da ogni parte dello Stato, sia perché sono vittima di incidenti sia perché hanno ingoiato plastica e non riescono più a immergersi” spiega Justin. 

Tavajun Bay, la spiaggia presso il resort - foto Stefano Brambilla
Tavajun Bay, la spiaggia presso il resort - foto Stefano Brambilla
Il centro marino del Gaya Island Resort - foto Stefano Brambilla
Il centro marino del Gaya Island Resort - foto Stefano Brambilla

Ma il momento più bello su Gaya Island è forse quando ci inoltriamo sui sentieri che percorrono la foresta retrostante il lodge. Non si può immaginare quanto siano alti gli alberi a poca distanza dal mare, quanto intricata sia la giungla a così breve raggio dalla civiltà. In un attimo sembra di essere fuori dal mondo, o meglio, in un mondo di migliaia di anni fa. “L’albero dominante è il Dipterocarpus” racconta Justin “forma foreste che sono tra le più ricche di biodiversità del mondo, paragonabili soltanto a quelle dell’Amazzonia”. Su Gaya sono diversi i sentieri che si inoltrano tra liane, palme, alberi dalla circonferenza enorme, popolati da insetti, piccoli pappagalli, gechi, lucertole, uccelli furtivi. “I turisti possono percorrerli soltanto con uno di noi” spiega Justin “perché non possiamo permetterci né che succeda qualcosa, né che mettano a rischio questo patrimonio. Noi siamo i primi custodi di questo mondo. Siamo ospiti, non bisogna dimenticarlo”.

La foresta lussureggiante di Gaya Island - foto Stefano Brambilla
La foresta lussureggiante di Gaya Island - foto Stefano Brambilla

INFORMAZIONI

Come arrivare

  • Per arrivare in Malaysia, si consigliano i comodi voli di Etihad (etihad.com): si parte da Roma e da Milano, si fa scalo ad Abu Dhabi (magari approfittando delle splendide lounge dell’aeroporto emiratino) e si arriva nella capitale Kuala Lumpur. Etihad è una delle compagnie maggiormente impegnate nello sviluppo sostenibile. 
  • Da Kuala Lumpur a Kota Kinabalu, voli diretti più volte al giorno con varie compagnie, per esempio Air Asia (www.airasia.com).
Tramonto sulle isole dell'arcipelago - foto Stefano Brambilla
Tramonto sulle isole dell'arcipelago - foto Stefano Brambilla

Dove dormire

  • A Kota Kinabalu sono molti gli hotel confortevoli. Tra questi merita senz’altro una mezione speciale Le Méridien Kota Kinabalu, in particolare per la grande piscina dove rilassarsi dalla vita cittadina e per la posizione vista mare, con meravigliosi tramonti sull’arcipelago di Gaya Island e possibilità di comodo accesso al mercato notturno. Tutti i servizi, con ristorante e cocktail bar interni.
  • A Gaya Island, il lodge nominato nell’articolo è il Gaya Island Resort. Vi si accede con transfer regolari in speedboat dal porto di Kota Kinabalu. Il soggiorno è in ville moderne, spaziose e realizzate con materiali locali, con categorie diverse; alcune sono davvero immerse nel verde e richiedono passeggiate a piedi all’interno del resort. Vari e ottimi i ristoranti, così come eccellente la spa, in una struttura separata nella foresta. Molte anche le attività previste ogni giorno. Per accedere alla spiaggia, transfer regolari dal lodge a Tavajun Bay.
Alcune delle ville del Gaya Island Resort - foto Stefano Brambilla
Alcune delle ville del Gaya Island Resort - foto Stefano Brambilla

Altre informazioni

  • Per ogni informazione sulla Malaysia, sito web www.malaysia.travel; per informazioni sul Sabah, sito web sabahtourism.com
  • La stagione più secca nel Sabah va da maggio a settembre, mentre la maggior parte delle precipitazioni cade da ottobre a dicembre. Tuttavia, anche nella stagione delle piogge spesso piove la sera o la notte, senza compromettere l’esperienza di viaggio.
Gaya Island vista dall'alto - foto Stefano Brambilla
Gaya Island vista dall'alto - foto Stefano Brambilla

Il nostro reportage dal Sabah, nel Borneo malese, è diviso in quattro puntate:
- 1. Kota Kinabalu e Gaya Island
- 2. Mount Kinabalu
- 3. Sepilok e fiume Kinabatangan
- 4. Danum Valley e Borneo Rainforest Lodge