Il nostro reportage dal Sabah, nel Borneo malese, è diviso in quattro puntate:
- 1. Kota Kinabalu e Gaya Island
- 2. Mount Kinabalu
- 3. Sepilok e fiume Kinabatangan
- 4. Danum Valley e Borneo Rainforest Lodge

Alcuni sembrano assoli di basso, di quelli che le rockstar improvvisano sul palco degli stadi. Altri clacson nel traffico, altri ancora motoseghe impazzite. Oppure urla di tifosi, grida di neonati, campanelli di biciclette. Ascolti, tendi l’orecchio, a ogni ora del giorno e della notte: e non riesci a capacitartene. Davvero nella foresta c’è qualcuno che spinge forsennatamente su un clacson o sta suonando uno strumento musicale? I rumori ti circondano, ti assorbono, tengono viva la tua attenzione. In ogni momento della giornata nell’aria c’è uno stridio regolare, che quasi diventa un suono di fondo, tanto che il tuo pensiero si permette di tornare su strade più conosciute: e poi, improvvisamente, si diffonde nell’aria qualcosa di incredibilmente inaspettato, per cui sobbalzi e ritorni a tendere l’orecchio. Tutto, nella tua testa, è ricondotto alla cacofonia umana, a quei rumori che circondano la tua quotidianità cittadina – clacson, auto, strumenti, uomini: perché tu che ne sai della foresta pluviale, dei suoi abitanti, dei mille occhi che ti stanno vedendo. Ma loro sono cicale, coleotteri, scimmie, uccelli di innumerevoli specie, scoiattoli pigmei, insetti notturni che comunicano tra loro, avvertono di pericoli, cantano per segnalare la loro presenza o il loro territorio. Ci sono mille linguaggi segreti nella foresta pluviale – e tu, piccolo uomo, non puoi che rimanere in silenzio a decifrarli.

La Danum Valley, intorno al Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
La Danum Valley, intorno al Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla

Basterebbe questa esperienza sonora a giustificare un viaggio nella foresta pluviale del Borneo. Ma in quella di Danum, nell’est del Sabah malese, c’è molto di più. Per molti motivi: a partire dal fatto che è una delle foreste più antiche del Pianeta, 130 milioni di anni in cui i cicli naturali hanno continuato ad avvicendarsi senza interferenza alcuna. Anche negli ultimi decenni, quando l’espansione della coltura della palma da olioha portato a estesi disboscamenti in tutta l’isola, Danum è rimasta intatta. La sua protezione risale al 1981, quando fu istituita la Danum Valley Conservation Area, e poi ancora al 1995, con un rinnovato grado di protezione. “A Danum l’uomo può solo guardare la foresta, studiarla, sentirla” spiega il nostro autista, mentre ci avviciniamo. “È davvero un luogo dove l’essere umano si sente in disparte. Lo deve fare, nel rispetto di tutti”.

L'ARRIVO AL BORNEO RAINFOREST LODGE

Fuori dal finestrino dell’auto, già da un paio d’ore stanno scorrendo immagini di alberi, più o meno alti, con la strada sterrata che ogni tanto attraversa un torrente. Al di fuori di Lahad Datu – il paese da cui siamo partiti – e di qualche villaggio più avanti, è da tempo che non scorgiamo umani. Poi, a un certo punto, un cartello indica che entriamo nell’area di conservazione: ai nostri occhi non cambia molto, sembra un continuum di alberi. Ma da questo punto in poi la foresta è più preziosa: lungo i chilometri precedenti, l’uomo ci aveva messo mano, magari era ricresciuta dopo essere stata tagliata. Ora è primigenia. I biologi insegnano che nella foresta primigenia la biodiversità è enorme, che ci vivono molte più specie rispetto a quella secondaria, che è stata cioè rimaneggiata. Che non si può riformare, se la tagli. Una volta scomparsa è per sempre.

Siamo già discretamente emozionati quando, dopo 80 km percorsi in due ore e mezzo, arriviamo al Borneo Rainforest Lodge. Perché questo è uno dei pochi luoghi al mondo dove si può avvicinare la foresta in punta di piedi, senza rinunciare alle comodità moderne. È un esempio di sostenibilità ante litteram, un avamposto per la conservazione. Quando mettiamo piede nel grande edificio centrale l’emozione, tuttavia, diventa ancora più forte: è bellissima la struttura in legno e in paglia, è incredibile la vista sul fiume e sul muro verde della foresta, con gli alberi che altissimi si arrampicano su una collina e svettano verso il cielo, e una coppia di buceri – uccelli simili ai tucani, con un becco possente - che attraversano la scena come in un documentario. Se i pittori medievali avessero avuto in mano una fotografia di questa visione, senz’altro l’avrebbero scelta per raffigurare l’Eden. “Il lodge ha aperto nel 1994” spiega Calisto, il general manager. “Già da tempo il Governo del Sabah aveva attivato qui vicino un Field Center per i ricercatori e gli scienziati che volevano studiare Danum. Ma l’interesse del pubblico cresceva. E così, anche per non disturbare la ricerca, si è deciso di aprire un luogo per favorire l’ecoturismo”. Può sembrare un controsenso, di primo acchito: anche se minimo, il disturbo umano c’è sempre, anche con un’attività rispettosa. Ma diamo il beneficio del dubbio e lasciamo il tempo di capire.

Il Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Il Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Il Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Il Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla

Ci prende in consegna Phillip, la guida che rimarrà con noi per tutto il tempo della nostra permanenza (in virtù del suo isolamento, al Borneo Rainforest Lodge si possono scegliere pacchetti di minimo due notti/tre giorni). È giovane, Philip, ma si capisce subito che è un pozzo di scienza e saggezza. Per prima cosa ci fornisce le regole base, anche attraverso un video preparato ad hoc. È tutta una serie di raccomandazioni e divieti: non si può andare in giro da soli per la foresta, non si può raccogliere nulla, non si può uscire mai dai sentieri, non si può ovviamente disturbare la fauna e la flora. “Dobbiamo passare inosservati, ricordiamolo” ci rammenta. “Io sarò sempre con voi, a spiegarvi e a indicarvi tutto quello che potrò. Non è un parco divertimenti, la foresta. E neppure casa nostra, dove possiamo fare quello che vogliamo”.

Briefing prima dell'escursione al Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Briefing prima dell'escursione al Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla

IL MICROMONDO DELLA FORESTA

Philip ci porta per la prima passeggiata su uno dei tanti sentieri che circondano il lodge, una rete di piste che si perdono nel fitto del bosco. Inizia a mostrarci i dipterocarpi, gli enormi alberi che fioriscono ogni cinque anni; a segnalarci gli ebani, favoriti dagli oranghi; a farci ascoltare i gechi che paiono abbaiare, le cicale chiamate “six o’ clock” perché si mettono a frinire tutte in contemporanea alle sei della sera, e poi il canto melodioso dello shama, un uccello arancio e antracite che mima le altre specie in una cascata di note melodiose. Un millepiedi che pulisce il suolo della foresta si spaventa e diventa una pallina coriacea; una foglia serve come coagulante contro le emorragie provate dalle sanguisughe. Intorno l’aria diventa pesante per l’umidità, i polmoni ne risentono, siamo vicini al cento per cento di saturazione. Arriva il premio di oggi: una minuscola rana bluastra, grande quanto un’unghia, che si nasconde sotto una radice. 

Un millepiedi che si appallottola quando spaventato, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Un millepiedi che si appallottola quando spaventato, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Una specie di begonia, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Una specie di begonia, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Iguana addormentata, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Iguana addormentata, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla

Il giorno dopo, Phillip ci porta su un altro sentiero: è raro che si segua più di una volta lo stesso percorso, durante il soggiorno al Borneo Rainforest Lodge, così come è raro incontrare altri gruppi di turisti, visto che ogni guida sceglie itinerari differenti. Attraversiamo dapprima uno spettacolare ponte sul fiume Segama, poi saliamo verso la cima della collina che sovrasta la struttura. Il panorama dall’alto è straordinario. Sotto di noi, il lodge e il torrente; attorno, a perdita d’occhio, un mare verde, compatto, senza soluzione di continuità. È come se si sbloccasse un nuovo significato dell’aggettivo incontaminato.

Il ponte sul fiume Sagana, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Il ponte sul fiume Sagana, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
La vista dall'alto sul Borneo Rainforest Lodge e sulla Danum Valley, Malaysia - foto Stefano Brambilla
La vista dall'alto sul Borneo Rainforest Lodge e sulla Danum Valley, Malaysia - foto Stefano Brambilla

“E pensare che qui ci viveva stabilmente una tribù” racconta Phillip. “Fin dal 1300 i Dusun Subpan cacciavano, pescavano e raccoglievano risorse attorno al fiume, che era la loro strada privilegiata per muoversi. Raccoglievano rattan e nidi di rondine, scambiavano beni come sale e ceramiche con i mercanti cinesi – alcuni frammenti di vasi del XVI secolo sono stati trovati qui sotto. Venite, vi faccio vedere”. Appena sotto alla piattaforma panoramica, c’è un sito di sepoltura della tribù. Negli anfratti della roccia calcarea verticale, sotto la chioma degli alberi, i Dusun Subpan deponevano le loro bare, costruite con l’ironwood, uno dei legni più resistenti della foresta: ne rimangono alcune tracce di 300 anni fa.

“Credevano che più in alto deponevano i corpi, più i morti si potevano avvicinare al paradiso” racconta Phillip. “Ancora oggi le loro pratiche animistiche si ritrovano nelle credenze locali, mischiate con quelle cattoliche”. Non è passato molto tempo da quando la tribù si spostò sulla costa e smise di abitare la foresta. Continuiamo a pensare a quando i loro piedi scalzi salivano per il crinale e vedevano la “loro” foresta dall’alto, ignari di quanto sarebbe arrivato in poco tempo. I pensieri scivolano via mentre, a conclusione della mattinata, ci immergiamo in una pozza formata da una cascata, i pesci che ci pizzicano i piedi, le liane che pendono dai rami più alti. Una nuova immagine dell’eden.

Il sito di sepoltura dei Dusun Subpan, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Il sito di sepoltura dei Dusun Subpan, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Bagno nella foresta, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Bagno nella foresta, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla

UN'IMPRESA FUORI DALL'ORDINARIO

Mentre un martin pescatore arancio sfreccia come una saetta sotto il tetto di paglia del lodge, attingiamo al ricchissimo, elaborato buffet del lodge. Calisto deve leggere la nostra meraviglia negli occhi – come si fa anche solo a pensare a qualcosa del genere in mezzo alla giungla? – perché si avvicina e sorride: “Non è difficile. Basta organizzarsi”. Impariamo che quasi tutti i prodotti utilizzati vengono dal territorio circostante la foresta, ovvero dai dintorni di Lahad Datu, con un trasporto che avviene una volta a settimana. “In realtà la nostra preoccupazione maggiore” spiega Calisto “è ridurre lo spreco, minimizzare i rifiuti. Tutto deve diventare pellet. Io sono qui da trent’anni, abbiamo fatto progressi in termini di sostenibilità giorno dopo giorno, anno dopo anno. Ma siamo sulla buona strada”.

Capiamo che tutto ruota attorno a questa parola, sostenibilità. Non può che essere così, dato il luogo fuori dall’ordinario dove siamo – ma qui il concetto viene portato a livelli ancora più alti che altrove. “I prodotti sono locali, ma anche tutte le 80 persone che lavorano qui sono locali. Crediamo tantissimo nella formazione, nel capitale umano, perché chi impara qui da noi possa portare la sua esperienza altrove. Investiamo nell’educazione dei ragazzi, attraverso le scuole. E tutti i proventi del lodge vanno alla Sabah Foundation, stabilita dopo l’indipendenza: una fondazione che provvede educazione di base, infrastrutture, che aiuta la gente”. Anche l’energia è sostenibile, con pannelli solari per riscaldare l’acqua nelle stanze e un nuovo generatore “smart” in arrivo, per ridurre ancora il consumo di idrocarburi; e l’acqua utilizzata è quella piovana e sorgiva, depurata da filtri. “Ci sono molte difficoltà, certo” continua Calisto “non possiamo nemmeno tagliare un albero, né pescare. La giungla porta problemi impossibili da pensare in città. Ma non vogliamo cambiare le cose. Anzi”.

Escursione nella foresta, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Escursione nella foresta, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Il fiume Sagana, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Il fiume Sagana, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla

Chiediamo a Calisto quale sia la sfida maggiore per il futuro. E lui, sorprendentemente, cita il fatto di convincere i turisti che “lodge di lusso” non significa avere tutte le comodità che si trovano in altri luoghi del mondo. “Stiamo costruendo una piscina e 9 altre camere, che saranno pronte nel 2027, proprio per essere classificati come cinque stelle. Ma il rischio è che la gente si lamenti perché non ha il wifi nelle camere, o perché il geco ha lasciato un ricordo sul letto. Quando in realtà il vero lusso, cerco di ricordare sempre, è poter stare qui. Poter essere dentro a questa meraviglia. Poter spiegare ad altri attorno a noi perché proteggere posti come questo”. 

L’ultima mattina, prima di ripartire alla volta della civiltà, mentre l’umidità della notte si scioglie al sole, Phillip ci porta sulla Canopy Walkway. Attorno ad alcuni enormi alberi sono state costruite piattaforme ottagonali, collegate tra loro – a 25 metri di altezza da terra – da ponti metallici. È un’opportunità unica per osservare la foresta con il punto di vista degli uccelli e delle scimmie che abitano la chioma (detta anche canopea, canopyin inglese). È un punto di vista pazzesco, vertiginoso, che ribalta ogni prospettiva, in cui la verticalità assume altri significati. Attorno a noi volano specie che da terra non avremmo mai potuto scorgere, sbocciano fiori che non avremmo mai potuto sospettare. Alcuni alberi, peraltro, sono più alti ancora di noi. Pensiamo allo scoiattolo volante che abbiamo avvistato la sera prima, in una night drive alla ricerca degli animali notturni: come fa ad aver il coraggio di planare a queste altezze, tra un tronco e l’altro? Ancor di più capiamo quanto l’ecosistema foresta sia complesso, stratificato, variegato. Quanto un luogo come la Danum Valley sia davvero un bene prezioso per l’umanità intera. E quanto avamposti come il Borneo Rainforest Lodge possano aiutare a conservarla per sempre.

La Canopy Walway, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
La Canopy Walway, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
La Canopy Walway, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
La Canopy Walway, Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla

INFORMAZIONI

Come arrivare

  • Per arrivare in Malesia, si consigliano i comodi voli di Etihad (etihad.com): si parte da Roma e da Milano, si fa scalo ad Abu Dhabi (magari approfittando delle splendide lounge dell’aeroporto emiratino) e si arriva nella capitale Kuala Lumpur. Etihad è una delle compagnie maggiormente impegnate nello sviluppo sostenibile
  • Da Kuala Lumpur a Kota Kinabalu, voli diretti più volte al giorno con varie compagnie, per esempio Air Asia (www.airasia.com). Da qui, voli diretti per Lahad Datu (55 minuti) sempre con Air Asia.

Dove dormire e come organizzare il viaggio

  • Una volta arrivati a Lahad Datu, ci pensa il Borneo Rainforest Lodge (www.borneonaturetours.com/borneorainforestlodge) a occuparsi del viaggiatore. Si passa prima dalla reception del lodge, vicino all’aeroporto; e si viene poi portati con transfer privati fino alla struttura (2,5 ore di auto su strada per lo più sterrata). Al lodge i pacchetti 3 giorni/2 notti o 4 giorni/3 notti sono “tutto compreso” (alloggio, pasti, passeggiate guidate, escursioni); si possono scegliere diverse tipologie di camere. Tra i servizi aggiuntivi, una spa con varie tipologie di massaggi e trattamenti. 
Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Borneo Rainforest Lodge, Malaysia - foto Stefano Brambilla

Altre informazioni

  • Per ogni informazione sulla Malaysia, sito web www.malaysia.travel; per informazioni sul Sabah, sito web sabahtourism.com.
  • La stagione più secca nel Sabah va da maggio a settembre, mentre la maggior parte delle precipitazioni cade da ottobre a dicembre. Tuttavia, anche nella stagione delle piogge spesso piove la sera o la notte, senza compromettere l’esperienza di viaggio.

Il nostro reportage dal Sabah, nel Borneo malese, è diviso in quattro puntate:
- 1. Kota Kinabalu e Gaya Island
- 2. Mount Kinabalu
- 3. Sepilok e fiume Kinabatangan
- 4. Danum Valley e Borneo Rainforest Lodge