Il nostro reportage dal Sabah, nel Borneo malese, è diviso in quattro puntate:
- 1. Kota Kinabalu e Gaya Island
- 2. Mount Kinabalu
- 3. Sepilok e fiume Kinabatangan
- 4. Danum Valley e Borneo Rainforest Lodge

Il primo che si fa vedere è un giovane, avrà giusto qualche anno di vita. Si muove lungo una corda tesa tra un albero e l’altro, una mano e una zampa che scorrono velocemente lungo il cavo, le altre che ciondolano verso il basso. Ogni tanto ci guarda distratto, per poi rimanere attaccato al cavo con un solo arto e grattarsi con l’altro, a testa in giù. Sarà per il pelo lungo e spettinato color fulvo brillante, sarà per l’attitudine dinoccolata, sarà per quelle braccia e quelle zampe così lunghe e sproporzionate, fatto sta che sembra un elfo uscito dalla foresta. E quegli occhi, così grandi, espressivi. Poi arriva una madre con un infante addosso, grande lei piccolo lui. Poi un’altra. Poi, in un attimo, siamo circondati da una decina di femmine e giovani. A parte il pelo, e il grugno, sembra di guardarsi in uno specchio: le madri con i piccoli in grembo si siedono come farebbe una qualsiasi madre umana, le mani sono incredibilmente simili alle nostre. I bambini (umani) dall’altra parte della balconata sono impietriti, ma anche gli altri visitatori più adulti rimangono basiti di fronte allo spettacolo.

Un giovane orango al Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre - foto Stefano Brambilla
Un giovane orango al Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre, Malaysia - foto Stefano Brambilla

Il Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre, immerso nella foresta del Sabah, è il luogo più famoso al mondo dove osservare gli oranghi in semilibertà. Qui ogni giorno, una quarantina di queste grandi scimmie viene nutrita a orari prefissati: si tratta di animali che erano detenuti illegalmente, oppure sfruttati nei circhi, o ancora ritrovati senza madri e troppo giovani per potersela cavare da soli nella giungla. La particolarità del centro è che non ha recinzioni: gli oranghi possono andare e venire a loro piacimento, facendosi vedere quanto vogliono. “Certo, l’offerta del cibo è un ottimo motivo per tornare alle piattaforme di feeding del centro” ci aveva spiegato Junior, la nostra guida, mentre dall’aeroporto di Sandakan ci stavamo dirigendo al villaggio di Sepilok, poco lontano. “Ma i ranger stanno ben attenti a fornire solo cibo scadente, poco appetitoso: insalata, carote, mele, cose così. In questo modo gli oranghi sanno che per integrare la loro dieta devono cercare altro nutrimento meno noioso. E c’è un solo luogo dove possono farlo: la foresta”. Qualche orango ogni tanto non si fa vedere più: è un buon segno, significa che ha trovato i mezzi per sopravvivere da solo.

Oranghi al Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre - foto Stefano Brambilla
Una mamma orango con il piccolo al Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre - foto Stefano Brambilla
La piattaforma del Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre, Malaysia - foto Stefano Brambilla

Certo è che Sepilok è il miglior luogo per osservare da vicino queste grandi scimmie antropomorfe. Dapprima si visita una nursery, dove sono tenuti gli esemplari più piccoli: le vetrate di un edificio permettono di studiarli mentre saltano, scalano, si avvicinano al cibo, si riparano dal sole mettendosi foglie ed erba sopra la testa. Scappa più di un sorriso, anche se alla fine pare di essere in uno zoo. Poi ci si sposta all’aperto, dove su piattaforme alla base degli alberi viene dato il cibo. L’emozione è maggiore, anche se comunque diversa da quella che offre un animale in piena libertà.

“Devi pensare comunque” spiega Justin sottovoce “che questa è l’unica occasione che il 99% delle persone che vengono qui avrà per vedere negli occhi un orango. E che magari, dopo questa visita, sarà sensibilizzata a proteggere lui e soprattutto il suo habitat. Perché senza le foreste del Borneo gli oranghi non vanno da nessuna parte. Orangutan, in lingua malese, significa proprio uomo della foresta”. Già, gli oranghi vivono soltanto nel Borneo e sulle isole di Sumatra e di Giava, dove sono presenti altre due specie un poco diverse. Assediati dalle piantagioni di palma da olio e, più in generale, dalle infrastrutture umane, il loro regno è sempre più in pericolo.

Un giovane orango al Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre - foto Stefano Brambilla
Un orango al Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre, Malaysia - foto Stefano Brambilla

ORSI MALESI E PITTE SGARGIANTI

A pochi passi dal centro degli oranghi, un luogo molto meno visitato del suo celebre vicino getta luce su un altro animale simbolo delle foreste del Sud-est asiatico. “Un orso, strano eh?” dice Junior, vedendo l’incredulità nel nostro sguardo. Già, strano pensare a un orso in una foresta tropicale; e ancor più strano quando lo si vede per la prima volta, perché l’orso malese, detto anche orso del sole, è piccolissimo rispetto ad altri orsi a noi più noti, come il bruno e il bianco. Sembra proprio un cuccioletto, tutto nero con una V chiara sul petto.

“Qui al Bornean Sun Bear Conservation Centre il dottor Wong Siew Te ha pensato nel 2008 di fare qualcosa di simile al centro oranghi di fianco: una struttura per riabilitare e far conoscere questa specie così poco nota”. Il fatto di essere piccolo e cute, grazioso, come dicono gli inglesi, ha causato più di un problema all’orsetto, che spesso viene tenuto illegalmente come animale domestico. “Quelli confiscati finiscono più, anche se il più delle volte non si riesce più a liberarli in natura” spiega Junior. “La cattività, anche in condizioni naturali come qui, influisce molto sul loro comportamento”. Come sempre, vedere, capire, sostenere, sensibilizzare sono tutte azioni fondamentali per la salvaguardia. 

Un orso malese al Bornean Sun Bear Conservation Centre - foto Stefano Brambilla
Un orso malese al Bornean Sun Bear Conservation Centre, Sepilok, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Un orso malese al Bornean Sun Bear Conservation Centre, Sepilok, Malaysia - foto Stefano Brambilla

Ma le sorprese di Sepilok non finiscono qui. Perché a qualche chilometro dai due centri c’è un terzo posto dove potersi avvicinare alla giungla in tutta tranquillità – il che, sorride Junior mentre entriamo nel parco – “fa di Sepilok l’area di tutta l’Asia dove è più facile entrare in contatto con questo ambiente: bambini, anziani, famiglie, giovani, persone con disabilità, si potrebbe sottotitolare questa esperienza la giungla per tutti”.

Il Rainforest Discovery Center tutela un’area di foresta vergine dove sono stati realizzati sentieri, percorsi sospesi e tre magnifiche torri di osservazione sulle chiome degli alberi. Qui arrivano birdwatcher e fotografi da tutto il mondo per cercare endemismi piumati come il Bornean bristlehead, strano uccello dalla testa calva, o la pitta corona nera, altro volatile dai colori sgargianti che sgambetta nel sottobosco. Ma anche chi non è un nerd si stupisce della diversità vegetale, delle chiome impenetrabili, degli alberi che sembrano toccare il cielo. Un esemplare del genere Richetia, chiamato localmente Kabili Monster, è alto 65 metri. Come un edificio di venti piani. Non sembra finire mai.

Il Rainforest Discovery Centre, Sepilok, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Il Rainforest Discovery Centre, Sepilok, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Una pitta corona nera al Rainforest Discovery Centre, Sepilok, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Una pitta corona nera al Rainforest Discovery Centre, Sepilok, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Radici di Ficus al Rainforest Discovery Centre, Sepilok, Malaysia - foto Stefano Brambilla

IL FIUME DELLE SORPRESE

Se a Sepilok si può quindi tranquillamente passare un paio di giorni, il consiglio per tutti è quello di organizzarne altrettanti in un altro luogo vicino a Sandakan – la città che a noi italiani ricorda così tanto i libri di Emilio Salgari. Basta prendere un’auto, o, come abbiamo fatto noi, una barca, per recarsi sul Kinabatangan, un fiume lungo poco meno del Po che scorre per tutto lo Stato del Sabah e sfocia nel mare di Sulu proprio presso Sandakan.

Lungo le rive del fiume sopravvive un tratto di foresta vergine non toccato dall’uomo, una sorta di serpente verdeazzurro che si snoda tra immense piantagioni di palma da olio. “Puoi vedere di tutto, sul Kinabatangan” sussurra Junior mentre la barca a motore risale lentamente il fiume “la fauna si concentra qui, il safari lascia sempre soddisfatti”. Binocolo alla mano, muovendoci sempre sull’acqua, in una giornata osserviamo martin pescatori, aironi di varie specie, buceri, macachi, coccodrilli, farfalle multicolori, cormorani. Potrebbero comparire anche gli elefanti asiatici e gli oranghi, ma questa volta non siamo fortunati. 

Lungo il fiume Kinabatangan, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Lungo il fiume Kinabatangan, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Lungo il fiume Kinabatangan, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Lungo il fiume Kinabatangan, Malaysia - foto Stefano Brambilla

Al crepuscolo, però, e all’improvviso, un gruppo di nasiche attira l’attenzione. Sono scimmie irreali, con quel naso pendulo che sembra uscito da un fumetto. Si muovono velocemente, saltando da un albero all’altro, per raggiungere il luogo dove passeranno la notte: è uno spettacolo strepitoso, con gli animali che si lanciano a distanze incredibili, senza preoccuparsi dove atterreranno. Gli unici rumori sono i loro versi di contatto e le fronde che si piegano per il loro peso. È una scena che per un attimo ti fa sentire in equilibrio con il pianeta, in pace con il mondo. Ritorniamo all’Abai Lodge, in riva al fiume, con il sorriso sulle labbra, tra alberi carichi di lucciole.

Nasica lungo il fiume Kinabatangan, Malaysia - foto Stefano Brambilla
Nasica lungo il fiume Kinabatangan, Malaysia - foto Stefano Brambilla

INFORMAZIONI

Come arrivare

  • Per arrivare in Malesia, si consigliano i comodi voli di Etihad (etihad.com): si parte da Roma e da Milano, si fa scalo ad Abu Dhabi (magari approfittando delle splendide lounge dell’aeroporto emiratino) e si arriva nella capitale Kuala Lumpur. Etihad è una delle compagnie maggiormente impegnate nello sviluppo sostenibile
  • Da Kuala Lumpur a Kota Kinabalu, voli diretti più volte al giorno con varie compagnie, per esempio Air Asia (www.airasia.com). Da qui, voli diretti per Sandakan (45 minuti) sempre con Air Asia.

Dove dormire e come organizzare il viaggio

  • Il tour operator locale S I TOURS propone vari pacchetti nella zona di Sepilok e in tutto il Sabah, con ottime guide. Gestisce anche due lodge: a Sepilok il MY Nature Resort, molto confortevole, moderno, con vista sulla foresta; sul fiume Kinabatangan l’Abai Jungle Lodge, in una zona del fiume molto poco turistica, dove le ville di legno sono immerse tra splendide bouganvillee. Sulle passerelle intorno al lodge sono organizzate anche passeggiate alla scoperta della fauna notturna. Più frequentati, ma in aree altrettanto ricche di fauna, i villaggi di Sukau e Bilit, nella parte più a nord del fiume.
Il My Nature Resort, Sepilok, Malaysia - foto Stefano Brambilla
L'Abai Jungle Lodge, sul fiume Kinabatangan, Malaysia - foto Stefano Brambilla
L'Abai Jungle Lodge, sul fiume Kinabatangan, Malaysia - foto Stefano Brambilla

Altre informazioni

Il nostro reportage dal Sabah, nel Borneo malese, è diviso in quattro puntate:
- 1. Kota Kinabalu e Gaya Island
- 2. Mount Kinabalu
- 3. Sepilok e fiume Kinabatangan
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