Il nostro reportage dal Sabah, nel Borneo malese, è diviso in quattro puntate:
- 1. Kota Kinabalu e Gaya Island
- 2. Mount Kinabalu
- 3. Sepilok e fiume Kinabatangan
- 4. Danum Valley e Borneo Rainforest Lodge

C’è un’immagine del nostro viaggio nel Sabah malese che ci rimarrà particolarmente impressa nella mente. È quella che abbiamo avuto la fortuna di vedere dal finestrino dell’aereo che da Kota Kinabalu ci ha portato a Sandokan. Mentre veleggiavamo a cinque o seimila metri d’altezza, in un mattino in cui il cielo era particolarmente terso, al nostro fianco, poco sotto alla nostra quota di volo, è comparsa una visione da togliere il fiato, di quelle che ti catapultano su altri pianeti, in altri mondi, che quasi non ci credi che sulla Terra esistano spettacoli del genere.

A fianco a noi si è stagliata una montagna incredibile. Un enorme blocco di granito grigio, compatto, che dalla pianura costiera si elevava ripidissimo, come una torre di Babele che scompare verso il cielo. A stupire era soprattutto la sua solitudine, là dall’alto: non c’era nessuna catena montuosa, intorno a lui. Le pareti sbucavano improvvise dal manto verde della foresta e poi scintillavano al sole, scomparendo in una flottiglia di nuvole bianche, tornando visibili più in alto e culminando con una cresta seghettata che sembrava la spina dorsale di un dinosauro. “Mount Kinabalu”, ha sussurrato l’hostess versandoci un bicchier d’acqua, quasi a risvegliarci dalla visione.

Il Monte Kinabalu dall'alto - foto Stefano Brambilla
Il Monte Kinabalu dall'alto - foto Stefano Brambilla
Il Monte Kinabalu dall'alto - foto Stefano Brambilla
Il Monte Kinabalu dall'alto - foto Stefano Brambilla

Non siamo stati certo i primi a meravigliarci di quella che è una montagna iconica del Sudest asiatico, con i suoi 4095 metri la vetta più alta tra l’Himalaya e le montagne centrali della Nuova Guinea. Il Monte Kinabalu è sempre stato venerato per la sua emblematicità, temuto per la sua aura sacra e stregata, poi scalato, percorso, esplorato per la consueta sfida che l’uomo moderno pone alle vette del pianeta. Le comunità Dusun/Kadazan che abitano da sempre le sue pendici ne hanno fatto il centro del loro folclore: su quella cresta del Kinabalu, là in alto, tremila metri sopra la pianura, inevitabilmente riposavano le anime dei loro morti.

Poi arrivarono gli inglesi, che lo videro con altri occhi: il naturalista Hugh Low raggiunse la cima per primo nel 1851, facendosi largo nella giungla. Da allora la montagna è stata conquistata migliaia di volte, perché una volta tracciati i sentieri, il più era fatto: a differenza di altri quattromila non sono richieste doti alpinistiche, basta avere un po’ di allenamento. Gli spiriti degli aki, i protettori della montagna, però continuano ancora ad aleggiare da quelle parti. Tutti qui ricordano ancora il caso di quel gruppo di turisti, una decina di beceri occidentali, che il 30 maggio 2005 si spogliò, urinò e spergiurò sulla vetta. Il 5 giugno un terremoto di magnitudo 6.0 scosse la montagna; morirono 18 persone, tra cui 10 studenti e insegnanti di Singapore. “Se è una montagna è sacra, è nostro dovere rispettarla” dichiarò il primo ministro malese.

AVVICINARSI ALLA MONTAGNA

Noi la montagna non abbiamo il tempo di scalarla, anche se abbiamo promesso agli aki che ritorneremo, un giorno. Però anche avvicinarsi alle sue pendici è un’esperienza che vale il viaggio. Si parte presto da Kota Kinabalu, perché la vetta intorno a metà mattina viene a poco a poco coperta dalle nuvole, e nel pomeriggio diventa quasi impossibile scorgerla. Già dalla costa la silhouette lascia basitiun quattromila tra le palme e le moschee, chi l’ha mai visto – così come dai vari punti di sosta lungo la strada che serpeggia prima nella campagna, poi tra la foresta.

Ma è dal punto panoramico di Nabalu che il gigante di pietra si rivela nella sua maestosità e quasi calamita lo sguardo. Mentre assaggiamo qualche frutto tropicale dal nome impronunciabile, pensiamo a quanto la Terra differisca per forme e aspetti. Alle nostre latitudini un quattromila sarebbe ricoperto di neve e di ghiaccio, qui è il verde che predomina, un fittissimo manto che sale fino in alto.

La silhouette crestata del Monte Kinabalu vista dalla costa, di prima mattina - foto Stefano Brambilla
Il Monte Kinabalu lungo la strada tra Kota Kinabalu e il parco - foto Stefano Brambilla
Il Monte Kinabalu dal punto panoramico di Nabalu - foto Stefano Brambilla

Poco lontano, nei pressi del centro visitatori del parco nazionale che tutela la montagna fin dal 1964 (l’anno dopo l’ingresso del Sabah nella Repubblica malese), è stata tracciata una rete di sentieri per chi non ha tempo o capacità di avventurarsi più in alto. E che si rivela un’ottima introduzione agli ambienti della montagna. In particolare a capirne la flora, che è quanto mai clamorosa: grazie ai tanti ecosistemi che si snodano verso la vetta e ai vari tipi di substrato, si stima che le specie vegetali nei 753 chilometri quadrati del parco siano tra le 5000 e le 6000. Moltissime sono endemiche. È un numero incredibile, riscontrabile da poche altre parti nel mondo.

Il giardino botanico ne dà un assaggio: passeggiando tra alberi ricoperti di muschi, in un’aria satura di umidità, la nostra guida Brenda ci mostra orchidee dalle forme surreali, piante carnivore (di cui il Kinabalu è un centro di diversità mondiale), rigogliosissime felci (il 5% delle specie del mondo vive nel parco), e poi muschi, funghi, piante medicinali, rododendri, begonie, ficus. Ci indica i frutti violetti della Medinilla, la corteccia di un Tristaniopsis che i locali utilizzano come repellente antizanzare. E poi delle felci epifite, chiamate in inglese Bird’s Nest Fern, in latino Asplenium, che sfoderano enormi foglie bagnate di rugiada. Uccelli variopinti si nascondono tra le fronde. “Sono anche loro endemici del Borneo, alcuni si trovano solo su questa montagna” spiega Brenda “qui ogni forma vivente si è evoluta nel tempo. Siamo in un paradiso di biodiversità, un hotspot importante a livello mondiale”.

Il giardino botanico del Mount Kinabalu National Park - foto Stefano Brambilla
Il giardino botanico del Mount Kinabalu National Park - foto Stefano Brambilla
Una pianta carnivora nel giardino botanico del Mount Kinabalu National Park - foto Stefano Brambilla
Una pianta carnivora (Nephentes) nel giardino botanico del Mount Kinabalu National Park - foto Stefano Brambilla
Una Medinilla nel giardino botanico del Mount Kinabalu National Park - foto Stefano Brambilla
Una Medinilla nel giardino botanico del Mount Kinabalu National Park - foto Stefano Brambilla

COMUNITÀ DI OGGI E STORIE DEL PASSATO

Frastornati da tanta diversità, ci rechiamo per pranzo a Sinisian, un villaggio vicino, appena all’esterno del parco. “Aramaiti” ci accolgono i locali con la formula classica di benvenuto, sorridendo e inchinandosi a profusione. Sono parte di un progetto di turismo comunitario, chiamato Walai Tokou, che coinvolge 28 famiglie. “L’obiettivo è quello di accogliere i turisti facendoli vivere la nostra vita” ci raccontano sorridendo, entusiasti di averci con noi.

Il programma prevede dapprima di farci partecipare a uno spettacolo di musica e danza, vestendoci con abiti tradizionali; poi di raccogliere cavoli e verze nell’orto e cucinarli insieme. È tutto molto semplice nella sua ruralità, a volte ingenuamente kitsch ai nostri occhi, ma indicativo di quanto queste comunità vogliano aprirsi al mondo, facendo della loro quotidianità la ricchezza da mostrare. Madame Rose e Madame Ratinie spignattano buttando nel wok fiori di zenzero, mentre sull’altro fornello cuoce una winter melon soup. Intanto si sbucciano pugi, cempedak, balunu, mangostani, rambutan. I sapori sono intensi, speziati a volte, altre insoliti. A Walai Tokou si può anche dormire in camere semplici, o fare passeggiate con i locali. “Suggerite ai lettori il nostro canale Facebook” ci pregano, salutandoci.

La raccolta dei cavoli nell'ambito del progetto comunitario Walai Tokou - foto Stefano Brambilla
Un concerto tradizionale nell'ambito del progetto comunitario Walai Tokou - foto Stefano Brambilla
Cucina open air nell'ambito del progetto comunitario Walai Tokou - foto Stefano Brambilla

C’è ancora tempo per una storia legata al Kinabalu, prima di andar via. È una storia che noi europei siamo poco abituati ad ascoltare. “Pochi lo sanno, ma la seconda guerra mondiale passò anche di qui” spiega Brenda. “Nel 1941, il Borneo era diviso in Borneo Britannico, al nord, e Borneo Olandese, al sud. Entrambi furono rapidamente conquistati dai giapponesi. L’occupazione fu terribile: i giapponesi furono feroci soprattutto nei confronti degli australiani e dei britannici che nel 1945 cercarono di liberare l’isola”.

A ricordare coloro che lasciarono la vita, specie nelle marce forzate attraverso la giungla e nei campi di concentramento, è il memoriale di Kundasang, a 10 km a est dal quartier generale del parco nazionale. Quattro giardini creano una piccola oasi di pace, un breve video spiega la triste storia, i ritratti di soldati e prigionieri sono toccanti – morire dall’altra parte del mondo, in mezzo a una giungla ostile, pare un destino ancora più crudele. “Pensate che nelle marce forzate da Sandakan a Ranau morirono 2434 persone, soprattutto australiani” conclude Brenda. “Solo 6 riuscirono a salvarsi, scappando nella foresta e venendo accolti dai locali”. Il Kinabalu giudica tutto dall’alto. E con lui i suoi aki.

Il memoriale di Kundasang - foto Stefano Brambilla
Il memoriale di Kundasang - foto Stefano Brambilla
Il memoriale di Kundasang - foto Stefano Brambilla

INFORMAZIONI

Come arrivare

  • Per arrivare in Malaysia, si consigliano i comodi voli di Etihad (etihad.com): si parte da Roma e da Milano, si fa scalo ad Abu Dhabi (magari approfittando delle splendide lounge dell’aeroporto emiratino) e si arriva nella capitale Kuala Lumpur. Etihad è una delle compagnie maggiormente impegnate nello sviluppo sostenibile. 
  • Da Kuala Lumpur a Kota Kinabalu, voli diretti più volte al giorno con varie compagnie, per esempio Air Asia (www.airasia.com
  • Per visitare il Mount Kinabalu National Park si può noleggiare un’auto o acquistare uno dei tanti pacchetti proposti dalle agenzie locali; da Kota Kinabalu sono soltanto 90 km. Rivolgersi alle agenzie anche nel caso si desideri scalare la cima (ingressi a numero chiuso, necessario prenotare con molto anticipo).

Dove dormire

  • A Kota Kinabalu molti gli hotel confortevoli. Tra questi, oltre a Le Meridien citato nel precedente articolo, consigliati anche l’Hyatt Centric, confortevole e moderno; e l’Hilton Kota Kinabalu, accogliente, con bella piscina. Entrambi sono in posizione centrale e offrono ottimi servizi.  
  • Per il progetto Walai Tokou, questa la pagina Facebook.

Altre informazioni

  • Per ogni informazione sulla Malaysia, sito web www.malaysia.travel; per informazioni sul Sabah, sito web sabahtourism.com
  • La stagione più secca nel Sabah va da maggio a settembre, mentre la maggior parte delle precipitazioni cade da ottobre a dicembre. Tuttavia, anche nella stagione delle piogge spesso piove la sera o la notte, senza compromettere l’esperienza di viaggio.

Il nostro reportage dal Sabah, nel Borneo malese, è diviso in quattro puntate:
- 1. Kota Kinabalu e Gaya Island
- 2. Mount Kinabalu
- 3. Sepilok e fiume Kinabatangan
- 4. Danum Valley e Borneo Rainforest Lodge